Novelli, Lemanik: il mondo verso nuovi equilibri

Secondo il gestore del Lemanik Global Strategy la pandemia sta accelerando lo spostamento della leadership economica mondiale verso l’Asia e segnando la fine del monopolio del dollaro come valuta di riserva.
05/11/2020 | Redazione Advisor

La cosiddetta ripresa a V si sta spegnendo gradualmente sotto la minaccia del trend di fallimenti e dall’indomabile diffusione dei contagi in Europa e sulla costa occidentale americana. Il consensus continua a essere focalizzato sulle trattative per lo stimolo fiscale e sulle prospettive di un vaccino anti Covid, tuttavia non saranno questi elementi a condizionare il cambiamento strutturale dell’economia mondiale che ha già iniziato a materializzarsi in questi mesi. Secondo Maurizio Novelli, gestore del fondo Lemanik Global Strategy, per capire davvero cosa ci attende bisogna avere la capacità di guardare oltre l’orizzonte temporale dei prossimi due/tre mesi, ignorando il rumore di breve termine.

“L’impatto strutturale della pandemia è un evento “malthusiano” che determina un cambiamento significativo e amplifica la portata di alcuni mutamenti già in corso prima di questa crisi. L’economia mondiale sarà caratterizzata da alcuni trend che finiscono e altri che cominciano in un intreccio di distruzione e creazione di nuovo valore, che sarà distribuito geograficamente e socialmente in modo decisamente diverso rispetto a oggi. Per il prossimo futuro, siamo negativi sulle prospettive di performance degli asset finanziari occidentali rispetto a quelli emergenti e siamo negativi sul dollaro e rialzisti su renminbi e divise emergenti”.

 

“Il quadro attuale evidenzia una serie di fattori. In primis, un’economia occidentale ormai dipendente dalle politiche fiscali e dall’intervento pubblico. In secondo luogo, uno stimolo fiscale di dimensioni mai viste ma prevalentemente assorbito dalle esigenze di sopravvivenza e non per sostenere un rilancio economico. Poi, un tasso di disoccupazione che rimarrà elevato per almeno due anni o più. Infine, l’intero settore privato posizionato in modalità sopravvivenza e determinato a difendere cash flow e solvibilità”, sottolinea Novelli. “La crescita economica occidentale del dopo Covid, interrotta da ricadute in recessione alquanto probabili, sarà modesta dopo le ampie oscillazioni del Pil che avranno caratterizzato i vari trimestri dell’intero anno 2020”.

 

Questo decreterà, in primo luogo, la fine del modello di crescita Usa basato sulla leva finanziaria esasperata. Esasperare il profitto a breve per essere salvati dal default a ogni crisi è diventato troppo oneroso per il sistema e non più socialmente accettabile. Secondo, la fine del privilegio fiscale goduto dal capitale rispetto al reddito da lavoro. Questo meccanismo è ora insostenibile per la dimensione degli interventi di salvataggio richiesti dal sistema finanziario e per il livello raggiunto dal debito pubblico a causa di tali interventi. Terzo, la fine del modello orientato alla “deregulation and free markets”. La maggiore presenza dello stato nell’economia comporterà una maggiore invasione e controlli nella corporate governance e sui mercati finanziari. A uscirne favorita sarà la Cina, poiché già ora ha un’economia che opera sotto questo regime da tempo. Quarto, la fine della leadership del monopolio del dollaro come divisa di riserva mondiale. La continua esigenza di sostenere l’economia con l’intervento fiscale obbliga la Fed a stampare moneta a tempo indefinito per sottoscrivere le emissioni di debito pubblico Usa mentre, nel frattempo, gli investitori internazionali vendono Treasuries. Il recente rafforzamento del renminbi conferma che i flussi di capitale hanno iniziato a indirizzarsi verso la Cina.

 

Da questo contesto deriveranno diverse novità. In primo luogo l’inizio della riorganizzazione della global value chain. Molte aziende globali hanno iniziato a spostare fuori dalla Cina una buona parte della produzione di beni e prodotti non destinati al mercato cinese. Questo meccanismo sarà uno dei prossimi motori della crescita economica globale e produrrà benefici a tutte le aree coinvolte. In secondo luogo, l’inizio del decoupling dell’Asia dall’economia Usa e l’aggancio alla crescita cinese. Già oggi l’interscambio cinese con l’Asia coinvolge quasi il 40% del commercio nella regione ed è destinato a crescere grazie alla rapidità con la quale la Cina ha superato l’impatto del Covid mentre gli Stati Uniti e l’Europa sono ancora in piena crisi economica. In terzo luogo, l’inizio del ruolo del renminbi come divisa di scambio commerciale e l’avvio del processo di diversificazione delle riserve valutarie mondiali. I cinesi hanno iniziato ad acquistare massicciamente titoli di stato giapponesi in yen e hanno frenato sugli acquisti di Treasuries. È altamente probabile che i flussi di capitale verso gli Stati Uniti, oggi al record di tutti i tempi, siano destinati a ridimensionarsi.

 

“Alla luce di tali considerazioni confermiamo la nostra view molto rialzista su equity e credito emergente dell’Asia ma rimaniamo piuttosto negativi sulle prospettive dei mercati finanziari occidentali. Europa e Stati Uniti si apprestano a fronteggiare una situazione particolarmente difficile e destinata a durare a lungo. La ripresa dei contagi preannuncia un inverno piuttosto complicato e non privo di rischi per la stabilità sociale”, conclude Novelli. “L’allocazione rialzista del fondo Global Strategy si concentra dunque su equity Cina e Asia, mentre siamo short su SPX e DAX. Siamo sempre long di oro e short di dollaro vs euro. Abbiamo chiuso le posizioni long sui Treasuries a 10/30 anni, dopo il lungo bull market e data la forte compressione dei tassi Usa, e siamo ora long sui bond governativi cinesi in renminbi”.

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