Outlook 2021, il peggio è alle spalle

Il prossimo anno sarà favorevole agli asset rischiosi, in un contesto di ritorno alla crescita. La view di La Financière de l’Echiquier
02/12/2020 | Paola Sacerdote

Ci stiamo avviando verso la fine dell’anno, ed è il momento per gli asset manager di esporre le loro previsioni su cosa accadrà sui mercati nel 2021. Olivier de Berranger, cio e deputy ceo di La Financière de l’Echiquier, ha illustrato la sua view nel corso del Virtual Media Day organizzato dalla società di gestione indipendente.

 

Ripercorrendo il 2020, il cio ha evidenziato che è stato un anno caratterizzato da un contesto tipicamente risk-off: per la maggior parte delle attività di rischio tradizionali, tra cui il petrolio, gli indici azionari europei (Cac40, Stoxx600, small cap) e gli indici obbligazionari High Yield, le performance nei primi dieci mesi dell’anno sono state negative, mentre di converso nello stesso periodo hanno brillato i safety asset, in primis l’oro, ma anche i bond governativi come Treasury Usa e Bund tedesco, o l’indice Iboxx Corporate Usa 3-5 anni.  In questo quadro hanno fatto eccezione l’azionario Usa, grazie al “GAFAM effect”, ovvero il contributo dei titoli del big tech, e l’azionario emergente, grazie al contributo della Cina, che oggi pesa sull’indice MSCI Emerging (in dollari) per il 43%.

 

A livello macro de Berranger ha sottolineato che, a differenza di quanto accaduto nel 2008 ai tempi della crisi finanziaria, gli interventi di politica monetaria intrapresi per fronteggiare la pandemia sono stati immediati e hanno contribuito a ristabilire rapidamente un contesto caratterizzato da condizioni finanziarie espansive. Si tratta di una buona notizia per la ripresa dell’attività economica nel 2021. In generale, grazie ai massicci interventi di stimolo fiscale e monetario introdotti nel sistema da governi e banche centrali, il peggio dovrebbe essere ormai alle nostre spalle.

 

Tornando ai mercati, “in termini di valutazioni relative gli ultimi dieci anni sono stati particolarmente favorevoli ai titoli growth rispetto ai titoli value”, un trend che è stato ancora più accentuato dall’inizio della pandemia. Nelle ultime settimane tuttavia, a partire dall’inizio di  novembre, in concomitanza con le buone notizie riguardo ai vaccini, è iniziata una “rotazione in termini di performance degli stili azionari, che ha visto un’ottima performance delle azioni value rispetto al growth. Questo perché la compressione delle valutazioni nei titoli di questo settore era ormai arrivata a livelli troppo estremi”. Secondo de Berranger questo movimento potrebbe essere solo agli inizi, e il 2021 potrebbe essere l’anno della rotazione settoriale dal growth al value.

 

In ambito azionario iI 2020 è stato anche un anno di grande dispersione dei rendimenti tra i vari settori, con comparti quali l’IT e le Utilities, che in Europa hanno messo a segno performance positive e altri, come l’Energy e i finanziari, che al contrario hanno registrato cali anche superiori al 20%. De Berranger si auspica che nel 2021 che non ci sarà più questa divergenza tra i settori ma che si tornerà alla normalità, nel senso che vedremo il mercato premiare le aziende migliori (e penalizzare le peggiori) all’interno di ciascun settore, e la capacità quindi di fare stock picking sarà nuovamente premiante.

 

Un altro elemento che ha caratterizzato i mercati azionari nel 2020 è il fatto che le performance siano state guidate essenzialmente da un’espansione dei multipli. Per il prossimo anno, e questo è il motivo per cui de Berranger ha una view positiva per gli asset rischiosil’aumento degli utili e dei profitti dovrebbero tornare protagonisti. Dopo il forte calo degli utili aziendali nel 2020, le aziende saranno in grado, con la ripartenza dell’attività economica, di tornare a crescere. Sarà quindi un contesto esattamente opposto a quello del 2020, in cui le performance saranno nuovamente guidate dall’aumento degli utili.

 

Venendo ai rischi, de Berranger ne individua essenzialmente due: uno, tipicamente europeo, è legato alla possibilità di una hard Brexit, quindi un’uscita del Regno Unito senza che venga trovato un accordo con l’Unione Europea. Il secondo, che il cio considera il rischio più grande, riguarda prevalentemente gli Stati Uniti ed è di tipo sanitario, ovvero la possibilità che Oltreoceano non si riesca a contenere il contagio e il governo si costretto a introdurre nuove misure di lockdown, che avrebbero un forte impatto negativo sull’economia americana e quindi sulla crescita globale.    

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