La pandemia fa esplodere la propensione al risparmio

Il Covid ha causato in Italia un aumento esponenziale delle giacenze sui conti correnti, in crescita di 126 miliardi nell’ultimo anno. L’Indagine di Intesa Sanpaolo-Centro Einaudi
01/12/2020 | Paola Sacerdote

126 miliardi di euro. E’ l’ammontare dei risparmio che le famiglie italiane hanno accantonato nei depositi bancari nei 12 mesi tra ottobre 2019 e fine settembre 2020, nonostante un calo del PIL che secondo le stime si attesta intorno ai 168 miliardi di euro (122 dei quali già accertati nei primi nove mesi del 2020). La propensione al risparmio precauzionale nel periodo è praticamente raddoppiata, passando dall’11,8% al 20%, il livello più alto mai raggiunto: colpa della pandemia, che ha congelato i piani di acquisto e investimento dei privati, aumentando la liquidità. Sono le principali evidenze che emergono dall’Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2020, curata dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e dal Centro Einaudi.

 

Il rapporto evidenzia che l’impatto della pandemia sulle condizioni finanziarie degli italiani è stato forte: per il 3,1% degli intervistati, ossia 600mila famiglie, la crisi sanitaria si è tradotta in una concreta difficoltà economica. Una famiglia su due (47%) è costretta a ricorrere ai risparmi per far fronte alle difficoltà, ma solo il 10,2 per cento vi attinge in misura significativa; il 15,3% vede le entrate ridursi significativamente o addirittura azzerarsi (3,1%); il 19,4% ha chiesto e ottenuto aiuti economici.

La crisi sanitaria ha peggiorato anche le aspettative. Il saldo tra chi prevede un miglioramento e chi attende invece un peggioramento delle prospettive di reddito nei prossimi 12-18 mesi è negativo e pari al 20%.

 

L’indagine del 2020 conferma la tradizionale avversione al rischio degli italiani quando si tratta di investimenti, anche a costo di sacrificare il rendimento. Quando impiegano il risparmio, gli intervistati continuano a mettere al primo posto l’obiettivo della sicurezza (59,2%, vs. 62,2% nel 2019 e 59,6% nel 2018); al secondo posto si conferma la preferenza per la liquidità (36,7% vs. 37,9% nel 2019). Segue il rendimento di lungo termine, che complessivamente attrae il 26% del campione (primo o secondo posto delle preferenze).

 

Il rapporto evidenzia che nel 2020 la percentuale dei risparmiatori nel campione supera di nuovo quella dei non- risparmiatori, 55% vs. 45%, dopo aver toccato il minimo storico del 39 per cento nel 2013, e si avvicina al massimo storico del 2003. Aumentano le ragioni per risparmiare: non solo più casa e vecchiaia, ma anche salute e sostegno dei figli. Si assestano invece leggermente verso il basso le aspettative pensionistiche: la pensione media attesa scende a 1.182 euro. Flette dal 42,4 al 39,9 il saldo netto positivo sulla sufficienza del reddito all’epoca delle pensioni. Rimangono stabili i fondi pensione (12,7%, mentre aumenta dal 10 al 14% la percentuale dei possessori di polizze LTC.

 

Passando ad analizzare la composizione dei portafogli d’investimento delle famiglie, si conferma l’approccio tipicamente conservativo degli italiani: le obbligazioni restano infatti la prima forma di investimento, anche se la quota di coloro che investono una parte rilevante del proprio patrimonio (sopra il 30%) nel reddito fisso è in costante calo dal 2015. I “tassi a zero” spingono sempre più obbligazionisti a cercare nuovi investimenti o ad attendere liquidi tempi migliori per questo tipo di investimenti. Gli italiani rimangono comunque risparmiatori “poco alternativi”: il 69,8 per cento degli intervistati resta fedele alle forme di investimento tradizionali.

 

Una nota positiva riguarda invece il risparmio gestito, che continua a crescere e interessa il 17,3% degli intervistati (15,3% nel 2019). Il 4,7% del campione ha comprato fondi per la prima volta nel 2019-20 e il 30% di chi già li deteneva in portafoglio ne ha incrementato il possesso. Le prime tre motivazioni di acquisto dei fondi comuni sono state nel 2020 la professionalità dei gestori (29,2%), la fiducia nei proponenti (23,4%, che riflette un giudizio positivo sul settore della consulenza finanziaria) e, infine, la diversificazione del rischio (23,2%). Complessivamente, il grado di soddisfazione verso il risparmio gestito è elevato.

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