Mercati asiatici: non solo Cina, puntare su India e Taiwan

Tullner (Raiffeisen CM): “Vediamo maggiori rischi invece nei paesi che dipendono fortemente dal turismo, come la Thailandia”
09/12/2020 | Daniele Riosa

L’outlook dei mercati asiatici risente dell’impatto del virus sulle economie globali, per cui la maggior parte dei Paesi del continente chiuderà l’anno nel segno della recessione. Christoph Tullner, gestore nel team manager selection di Raiffeisen Capital Management, spiega che “in questo scenario faranno comunque eccezione grandi economie come la Cina, Taiwan e Vietnam, che alla fine del 2020 mostreranno una crescita economica positiva, poiché i loro Paesi hanno gestito meglio la situazione legata al Covid rispetto ai loro omologhi. L’impatto più grave si registra invece nei paesi colpiti in modo più grave dalla pandemia o che dipendono in modo massiccio dal turismo come Thailandia e Filippine”.

Come spiega l’esperto “in questo contesto, tra i Paesi che offrono opportunità interessanti per gli investitori vediamo in primo luogo l’India, perché anche durante i lockdown ha continuato a lavorare sulle riforme strutturali, come ad esempio quella del diritto del lavoro. Questo, insieme alle riforme già realizzate negli ultimi anni (attuazione della GST, diritto fallimentare e immobiliare, ecc.), dovrebbe portare a tassi di crescita potenziale più elevati nel lungo termine. In India, prediligiamo in particolare settori come la chimica specializzata, che beneficia della tendenza a cercare alternative produttive alla Cina, e l’industria IT, che beneficia dell’aumento della spesa per i servizi digitali, insieme all’industria finanziaria, avvantaggiata dall’aumento dei consumi spinto dalla popolazione più giovane”.

“Ci piace anche la Cina, dove – sottolinea l’analista - i consumi interni sostengono l’economia. Inoltre l’attenzione del governo sull’economia ‘verde’ e la leadership nell’ambito del 5G, favoriranno la crescita economica nei prossimi anni. Nonostante il conflitto commerciale con gli Stati Uniti, riteniamo che la Cina stia diventando sempre più indipendente dai fornitori di tecnologia globale. A livello settoriale, preferiamo le aziende legate al mondo della sostenibilità ambientale, perché Pechino punta alla neutralità delle emissioni entro il 2060 e vuole creare leader mondiali in questo campo. Siamo positivi anche sul settore tecnologico, dato che molte aziende continuano a guadagnare quote di mercato e la Cina è leader in molti campi, come quello dei pagamenti online”.

Anche Corea del Sud e Taiwan sembrano interessanti. “Entrambi i Paesi hanno gestito bene la crisi legata alla pandemia e dovrebbero beneficiare di una ripresa globale, in quanto entrambi i paesi sono molto orientati all'esportazione in particolare in settori come i semiconduttori”.

“Vediamo maggiori rischi invece nei paesi che dipendono fortemente dal turismo, come la Thailandia, perché ci vorrà ancora tempo prima che il settore torni ai livelli precedenti il coronavirus, il che significa anche una disoccupazione che rimarrà alta a lungo. A livello settoriale, invece, preferiamo evitare attività con valutazioni eccellenti, ma che hanno un potenziale di crescita limitato, come alcune aziende dei beni di prima necessità o anche del farmaceutico”, conclude Tullner.

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