Mercati Usa, ottimismo eccessivo?

Nonostante il contesto post-elettorale sia caratterizzato da molte sfide, gli asset di rischio si avvicinano ai massimi storici. Il commento di T.Rowe Price
15/12/2020 | Paola Sacerdote

Dopo una corsa elettorale molto combattuta, che probabilmente porterà a un Congresso diviso, un blocco legislativo e un supporto fiscale inadeguato, senza contare la seconda ondata di Coronavirus che sta colpendo Europa e Stati Uniti, la reazione dei mercati sembra un po’ strana. Forse nel post elezioni i mercati sono diventati troppo ottimisti? Cosa ci attende da qui in avanti? Nikolaj Schmidt, chief international economist, T. Rowe Price, prova a rispondere a questi interrogativi.

 

“Le elezioni negli USA porteranno probabilmente a una Presidenza Democratica, con una Camera Democratica e un Senato Repubblicano” spiega Schmidt, “e sulla base delle esperienze dei governi divisi negli ultimi dieci anni, dovremmo aspettarci pochi progressi sul fronte legislativo nel corso del mandato del Presidente eletto Joe Biden. La buona notizia per chi investe in asset più rischiosi è che la maggiore tassazione sulle aziende prevista da Biden difficilmente diventerà realtà, mentre la notizia non molto positiva è che gli stimoli legati al Covid probabilmente saranno molto più limitati e il pacchetto di infrastrutture finanziato dalle tasse è stato completamente cancellato”.

 

I mercati hanno deciso di concentrarsi sulle buone notizie relative alla questione tassazione e sull'ipotesi che ci troviamo nella fase iniziale della prossima espansione del ciclo economico (una visione che si è rafforzata quando Pfizer ha annunciato che il suo potenziale vaccino contro il coronavirus fornisce un'efficacia immunitaria del 94%). Di conseguenza, i mercati del rischio hanno visto un rally notevole.

 

“Allo stato attuale, gli investitori sembrano disposti a guardare oltre la volatilità dei dati e i lockdown che sono stati reintrodotti. La logica - resta da vedere se si rivelerà corretta - per ora è che la risposta a livello di politiche è già in atto, ed è improbabile che l'epidemia della seconda ondata porti a un crollo dei mercati simile a quello che abbiamo sperimentato all'inizio dell'anno. Inoltre, dati gli sviluppi sul fronte dei vaccini, l'attuale ondata sarà probabilmente il canto del cigno del coronavirus” prosegue Schmidt.

 

“Gli economisti hanno ridotto sostanzialmente le loro aspettative sulla crescita dell’Eurozona nel quarto trimestre del 2020, e non penso che gli Stati Uniti se la caveranno meglio” commenta ancora l’esperto, “dato che le autorità statunitensi continuano a esprimere opinioni eccessivamente ottimistiche, che dimostrano quanto essi siano in ritardo rispetto alla curva del virus”.

 

“Ritengo che la combinazione di una rapida decelerazione della crescita, di politiche monetarie che corrono a vuoto, di una risposta fiscale americana timida, e di aziende che hanno lottato per un anno per riuscire a stare a galla, giustifichi una certa cautela, che i mercati non sembrano aver esercitato dopo le elezioni USA. In quanto economista, sono più preoccupato per quella che ritengo sarà un’agenda fiscale fallimentare negli USA che non incoraggiato dal fatto che Biden probabilmente non riuscirà ad aumentare la tassazione”.

 

D'altra parte, “il cambiamento alla guida della Casa Bianca dovrebbe portare ad una politica estera più ortodossa e prevedibile. Gli attriti tra Cina e Stati Uniti difficilmente verranno meno con Biden, ma presto la guerra commerciale dovrebbe ridursi a un piccolo punto nello specchietto retrovisore - senza dubbio uno sviluppo positivo. È incoraggiante inoltre il fatto che la terza economia mondiale, la Cina, sembri continuare a progredire”.

 

“Complessivamente” conclude l’economista, “mentre il passaggio delle elezioni americane ha spinto gli investitori a spostare l'attenzione sull'espansione del ciclo economico, nei prossimi trimestri si profilano sfide immense”.

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