Outlook 2021, previsto un rimbalzo della crescita al 5,2%

Morris (BNP Paribas AM): “E’ probabile che la ricerca di rendimento nel reddito fisso sosterrà le valutazioni sui mercati del debito corporate”
16/12/2020 | Daniele Riosa

L’economia globale ha affrontato una crisi senza precedenti a seguito dei lockdown legati alla pandemia da Coronavirus. Daniel Morris, chief market strategist di BNP Paribas AM, prevede che “la brusca contrazione a livello globale degli inizi del 2020 e un possibile rinnovato calo in Europa nel quarto trimestre dovrebbero ad ogni modo essere seguiti da un rimbalzo della crescita nel 2021 (previsto un rimbalzo della crescita al 5,2%)”.

Passando ai mercati, Morris rileva che “nell’ambito del comparto azionario, rispetto alle medie storiche le valutazioni sono elevate, ma questo riflette principalmente le misure di sostegno delle banche centrali, i tassi di interesse bassi e l’inflazione contenuta. Le banche centrali hanno messo da parte la loro riluttanza a monetizzare i titoli di Stato e il loro supporto ora si estende all’acquisto di obbligazioni societarie (ivi comprese le high yield). Il settore di mercato in cui, secondo alcuni investitori, le valutazioni degli indici appaiono piuttosto elevate è quello tecnologico statunitense. Il rapporto prezzo/utili mediano delle azioni nell’indice è di gran lunga meno alto, il che pertanto suggerisce che vi sono ancora buone opportunità per gli stock picker”.

“I mercati emergenti – continua l’analista - dovrebbero beneficiare del miglior tono delle relazioni commerciali internazionali. La ripresa della domanda interna dei mercati emergenti potrebbe tardare a causa dell’incapacità di molti Paesi (o della loro indisponibilità, come nel caso della Cina) a risarcire le famiglie per la perdita di reddito dovuta ai lockdown. Tra gli aspetti positivi, appare meno probabile che si avranno nuove ondate di infezioni nei mercati emergenti in quanto la pandemia è già sotto controllo o più avanti nel suo naturale corso verso l’estinzione. Le valutazioni dei mercati emergenti rispetto ai mercati sviluppati sembrano alquanto ragionevoli e prevediamo che i mercati emergenti compenseranno parte delle sottoperformance registrate nell’ultimo decennio”.

Nell’ambito del comparto obbligazionario, “con ogni probabilità le principali banche centrali manterranno i tassi di riferimento a livelli prossimi allo zero o negativi per diversi anni. Non hanno molte scelte, se non finanziare l’aumento dei deficit di bilancio conseguenti ai lockdown, monetizzando un debito nazionale in espansione, proprio come ha fatto il Giappone. La Banca Centrale Europea ha già chiarito che per il 2021 intende acquistare tutte le obbligazioni necessarie per evitare che le condizioni monetarie si inaspriscano per tutti i governi dell’Eurozona. Ne consegue che i gestori del debito sovrano e le banche centrali potrebbero coordinare i profili di scadenza delle emissioni e degli acquisti per modulare rendimenti reali bassi nei prossimi anni. In un contesto simile, è probabile che la ricerca di rendimento nel reddito fisso sosterrà le valutazioni sui mercati del debito corporate. È altrettanto importante evitare quei settori i cui prezzi si siano mossi al rialzo mentre gli investitori ricercavano beni rifugio, ma che sono a rischio di sottoperformance significative - principalmente negli Stati Uniti - man mano che l’economia recupera e le misure di stimolo fiscale imprimono slancio alla crescita e alle aspettative di inflazione”.

Secondo il gestore “il dollaro USA è destinato a beneficiare della relativa solidità dell’economia statunitense, ma questo dovrebbe essere compensato dalle misure di stimolo fiscale e dall’ampliamento dei deficit delle partite correnti e del bilancio statunitense. A livello storico il dollaro appare anche costoso. L’orientamento del dollaro USA rispetto all’euro potrebbe principalmente dipendere dall’espansione relativa dell’offerta di moneta nelle due regioni. Se da un lato la BCE potrebbe incrementare i propri programmi di acquisto di obbligazioni da dicembre, dall’altro è probabile che la Fed sia più aggressiva, spostando l’ago della bilancia a favore dell’euro. Vi è un ampio margine per l’apprezzamento delle valute dei mercati emergenti rispetto al dollaro USA, visto che hanno recuperato molto meno dal sell-off di questa primavera. Le valutazioni appaiono interessanti su base REER (tasso di cambio reale effettivo). Le importazioni ridotte hanno contribuito a stabilizzare i saldi delle partite correnti in diverse economie dei mercati emergenti e anche le riserve in valute estere sono rimaste piuttosto resilienti”.

“Il protrarsi della ripresa economica ciclica a livello globale – conclude Morris - dovrebbe supportare i prezzi delle materie prime, anche se l’espansione della Cina si fonderà su un uso meno massiccio di materie prime rispetto al passato. Il prezzo dell’oro e dell’argento dovrebbe essere sostenuto da rendimenti reali bassi ma stabili, anche se è probabile che vi sia poco margine per ulteriori utili significativi”.

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