Le Borse snobbano i rischi e confidano nelle banche centrali

Tentori (AXA IM Italia): “Siamo positivi sui titoli di Stato statunitensi, supportati da una Fed che promette flessibilità fino all’intero 2023”
17/12/2020 | Daniele Riosa

“Un Pil reale in crescita del 4,6% negli Stati Uniti, del 3,7% nell’Eurozona e addirittura dell’8% in una Cina che non ha smesso di correre nemmeno nell’anno del coronavirus. Prevediamo un vigoroso rimbalzo delle maggiori economie mondiali, seguito da una crescita meno accentuata nel 2022 (con l’eccezione dell’Eurozona, dove il percorso sarà inverso). Anche se purtroppo la chiusura del gap di reddito provocato dal Coronavirus non sarà altrettanto fulminea, e bisognerà aspettare fino al 2023 o al 2024 prima di tornare nei binari del trend pre-pandemia”. Questo è in sintesi l’outlook di Alessandro Tentori, cio di AXA IM Italia.

Interessante poi l’analisi dei flussi di investimento mondiali: “Da maggio – constata il manager - è gradualmente tornato l’appetito al rischio ma sull’obbligazionario, non sull’azionario dove gli acquisti più decisi sono arrivati solo dopo l’esito delle presidenziali americane e gli annunci sui vaccini. I portafogli iniziano il 2021 carichi di fixed income e non ancora del tutto investiti in equity, mentre i flussi di acquisto sulle commodities registrati da maggio sono in buona parte legati ai metalli preziosi".

Qual è l’asset allocation strategica più corretta per cogliere al meglio il rimbalzo dell’anno prossimo? L’analista risponde che “AXA IM è positiva praticamente su tutto: sull’azionario - con una politica ultra espansiva delle banche centrali che tiene a bada le conseguenze della seconda ondata del virus su economie e utili societari - ma anche sui titoli di Stato statunitensi, supportati da una Fed che promette flessibilità fino all’intero 2023”.

Il quadro macroeconomico generale "resta positivo anche se uno dei rischi a livello mondiale potrebbe essere rappresentato da un ritorno dell’inflazione. Se la crescita globale dovesse rivelarsi più vigorosa del previsto, i prezzi di materie prime come metalli industriali o petrolio partirebbero al rialzo, trascinando con sé l’inflazione attesa e creando incertezza in particolare per le obbligazioni nominali, ossia quelle non indicizzate al carovita".

"Restano infine le incognite sugli sviluppi della pandemia, sugli aiuti europei del piano Next Generation Ue, sulle tensioni sociali negli Stati Uniti. Ma le Borse al momento snobbano i rischi, nella certezza che, se qualcosa dovesse andare storto, le banche centrali non resterebbero con le mani in mano”, conclude Tentori.

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