Emergenti, ecco perché offrono più rendimenti e diversificazione

Riley (BlueBay AM): “Restano un’asset class poco amata nonostante abbiano valutazioni più attraenti”
23/12/2020 | Daniele Riosa

“I mercati emergenti restano un’asset class poco amata, nonostante offrano valutazioni più attraenti, prospettive di rendimenti più elevati e previsioni di ripresa più solide per il 2021 rispetto alle economie avanzate”. David Riley, chief investment strategist di BlueBay Asset Management, crede che “la predilezione degli investitori internazionali per i mercati domestici alla luce della pandemia da coronavirus abbia reso l’asset class sottopesata in molti portafogli globali. Eppure, a nostro avviso, le prospettive dei rendimenti degli asset emergenti sono diventate relativamente più attraenti di quelle dei mercati sviluppati, dove le valutazioni sono elevate in scia alla liquidità delle banche centrali e ai tassi a zero o negativi”.

“Molti investitori internazionali – prosegue il gestore - hanno risposto allo shock da Covid-19 e la conseguente recessione fuggendo dagli emergenti per rifugiarsi nella presunta salvezza delle economie domestiche. I deflussi di capitale dagli emergenti nel primo trimestre 2020 sono stati al pari di quelli registrati durante la crisi finanziari globale del 2008-2009. Ma i mercati di capitali internazionali sono rimasti accessibili per la maggior parte degli emittenti emergenti sovrani e corporate. In più, gli investitori hanno iniziato a tornare verso gli emergenti, anche se la ripresa dei flussi di capitale finora resta modesta rispetto agli standard storici. Man mano che l’economia globale si riprenderà e la propensione al rischio recupererà, i prezzi delle commodity, il commercio globale e i flussi di capitale verso l’asset class sono attesi al rialzo. La pandemia e il suo strascico rappresentano l’ennesimo promemoria che qualsiasi riferimento generico alla vasta area geografica che ricade sotto l’etichetta di ‘Mercati Emergenti’ non riflette i fondamentali specifici di ciascun Paese. Diversi Stati sono insolventi, proprio mentre i fondamentali della bilancia dei pagamenti di molti Paesi stanno migliorando e beneficiano del continuo accesso ai mercati di capitali internazionali”.

La Cina e molti mercati emergenti asiatici “stanno vivendo una ripresa a V, mentre l’America Latina sta rimanendo indietro e fatica a contenere la pandemia, oltre ad avere meno spazio per misure di supporto. Nel medio periodo, le popolazioni più giovani e a crescita più rapida, sostenute dall’effetto di recupero in termini di produttività, saranno alla base del potenziale di crescita più attraente dei mercati emergenti rispetto alle economie avanzate. Oltre alla differenziazione tra Paesi, esistono differenze sostanziali nelle performance e nell’outlook dei vari settori industriali. Il ritmo dei default corporate negli emergenti è più basso che nei mercati avanzati. Eppure, i rendimenti del debito corporate emergente sono rimasti indietro rispetto a quelli degli emittenti nei Paesi sviluppati e gli spread sul credito sono notevolmente più ampi. Con circa 14.000 miliardi di dollari di bond e credito con rendimenti negativi nei mercati avanzati, crediamo che il debito emergente offra un pick-up di rendimento aggiustato per il rischio molto attraente”.

Per l’analista “i deflussi e l’impatto della pandemia sulla crescita globale e il commercio hanno innescato il drastico deprezzamento di molte valute emergenti. Nonostante un modesto rimbalzo a marzo, la maggior parte delle valute emergenti resta notevolmente al di sotto dei livelli pre-crisi, anche se i fondamentali delle bilance dei pagamenti sono migliorati in molte economie emergenti. Storicamente, sia le valute che gli asset emergenti hanno performato positivamente in uno scenario di ripresa sostenuta dell’attività e del commercio globale, che solitamente è anche associata a un indebolimento del dollaro".

“In un mondo dove crescita e reddito arrancano, crediamo che gli asset delle economie emergenti caratterizzate da fondamentali economici e politici eterogenei offrano potenzialmente maggiori benefici in termini di rendimenti e diversificazione per i portafogli globali”, conclude Riley.

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