Obbligazionario USA, poche sorprese all’orizzonte

De Coensel (DPAM): “Le crescenti aspettative di inflazione si traducono principalmente in tassi reali bassi o inferiori”
14/01/2021 | Redazione Advisor

“La prima settimana del 2021 ha suscitato emozioni sul fronte obbligazionario. L'accordo di fine anno al congresso USA su un programma di stimolo fiscale di 900 miliardi di dollari, in combinazione con la piccola sorpresa sui risultati della Georgia, ha fatto salire i tassi a lungo termine statunitensi in modo aggressivo rispetto alle condizioni stabili che erano presenti nel secondo semestre 2020. Un Congresso Democratico unificato poi, è il preludio di quello che viene definito un ‘big government’”. Secondo Peter De Coensel, cio fixed income at DPAM, “l'espansione della spesa pubblica stimolerà la domanda a fronte di un aumento sostenuto del reddito disponibile”.

“Un fallimento nei mercati del Tesoro statunitense – argomenta l’esperto - può essere evitato grazie a una proficua collaborazione tra Powell eYellen. In questo frangente il bilancio della FED detiene il 30% di tutti i titoli del Tesoro statunitense in circolazione. L'ancora di bilancio della FED è forte: aspettiamoci quindi che lesue misure di quantitative easing sorprendano per dimensioni e durata nei prossimi due anni per consentire lo sviluppo di iniziative fiscali (compreso un realistico New Deal verde). La FED limiterà l'aumento dei costi di finanziamento per il dipartimento del Tesoro statunitense. Una sorpresa inflazionistica non spaventerà i mercati obbligazionari statunitensi ma, semmai, spingerà i tassi reali statunitensi in territorio negativo. Le aspettative di inflazione sono già salite in modo sostanziale con tassi di break-even a 3 anni vicini al 2,4%! Molto è già presente sul mercato. I tassi del Tesoro USA a 10 anni hanno chiuso la settimana all'1,11%. Il tasso a 10 anni a 1 anno a termine si attesta all'1,34%”.

Quindi “oggi ci sentiamo a nostro agio a investire in titoli governativi americani a 10 anni, a patto che il tasso a 10 anni all'inizio del 2022 sia inferiore all'1,34%. Il nuovo modello collaborativo fiscale-monetario ridurrà l'intensità del ciclo ‘boom and bust’ in tutti i settori del mercato finanziario. Risolvere i problemi strutturali, il cambiamento climatico e le disuguaglianze di reddito, diventa una priorità assoluta per la leadership politica al fine di proteggere la democrazia e la prosperità inclusiva. Una condizione preliminare per un'implementazione di successo è la stabilità delle condizioni di finanziamento del governo”.

“Le crescenti aspettative di inflazione si traducono principalmente in tassi reali bassi o inferiori. I tassi decennali statunitensi potrebbero ancorarsi intorno all'1%, così come i Bund decennali tedeschi sembrano bloccati intorno al -0,50%. Negli ultimi 5 anni, i tassi giapponesi a 10 anni sono stati in media dello 0,00%! Missione compiuta per la Banca del Giappone. La BCE e la FED statunitense non adottano una politica esplicita di controllo della curva dei rendimenti, ma l'attuale forward guidance e la flessibilità delle politiche di QE trasmettono implicitamente il controllo della curva dei rendimenti”, conclude De Coensel.

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