ESG: come colmare la mancanza di codici e norme comuni

Educare agli investimenti sostenibili tutte le parti coinvolte nella catena: dai produttori al consumatore finale. L'analisi di Janus Henderson
29/01/2021 | Greta Bisello

Codificare, standardizzare e regolamentare. In sintesi è questo il programma del 2021 per gli investimenti sostenibili. La sfida principale si gioca su due binari. Da una parte evitare a tutti i costi il fenomeno del greenwashing e dall'altro cercare di andare incontro alle crescenti esigenze da parte dei clienti. 

 

Antony Marsden, head of governance & responsible investment di Janus Henderson nella sua analisi spiega che: "Nel 2020 sono stati compiuti progressi significativi. Le aziende sono diventate più consapevoli del crescente peso attribuito ai fattori ESG dagli investitori e hanno risposto impegnandosi molto maggiori risorse per la segnalazione. Allo stesso tempo, ci sono stati progressi reali negli sforzi per aumentare gli standard globali di reporting ESG come i Sustainability Accounting Standards Board (SASB), International Integrated Reporting Council (IIRC) e Global Reporting Iniziativa (GRI)". 

Vale la pena inoltre ricordare che la tassonomia europea, recentemente introdotta, ha dato una spinta  importante in questo senso e ha alzato l'asticella della qualità per i prodotti ESG. 

 

L'esperto però ci mette in guardia su un tema. Si tende a misurare ciò che è più facilmente misurabile. Gioco di parole a parte, le aziende potrebbero iniziare a prendere in considerazione soltanto parametri più semplici da inserire in una griglia e che sarebbero gli unici a influenzare le scelte di investimento dando ai risparmiatori una visione parziale o comunque non totalmente corretta. 

"La corporate governance è un esempio calzante - spiega Marsden - Ii sistemi di punteggio della composizione del consiglio dipendono da caratteristiche di governance oggettivamente misurabili come l'indipendenza dell'amministratore o longevità. Fattori più importanti alla base della qualità del lavoro come conoscenza, esperienza e competenza, nonché prove di efficacia, sono in gran parte ignorate". Insomma parlare di ESG significa anche parlare di elementi non misurabili e intangibili come il capitale umano, la cultura aziendal e le relazioni. 

 

Verrebbe quindi da dire che affidarsi al punteggio o al rating è sicuramete importante ma non può bastare a farsi un'idea onnicomprensiva del prodotto finanziario che si sceglie. "Gli eventi del 2020 hanno rivelato in termini chiari i limiti dei quadri di valutazione ESG e dell'importanza di un approccio flessibile. La crisi del Covid-19 è stata per molti versi una cartina al tornasole delle responsabilità aziendali ma, in maniera inspiegabile è assente dai sistemi di punteggio ESG" prosegue l'esperto di Janus Henderson.

 

Infine, un altro tema assai controverso riguarda l'ascesa di società tecnologiche. Giudicare soltanto con i vecchi parametri di buono-cattivo e giusto-sbagliato potrebbe dare dei risultati assai deludenti. "

"Spesso queste aziende hanno caratteristiche positive e negative correlate, offrendo prodotti che migliorano la vita per molte persone, contribuendo contemporaneamente a ciò che viene ormai riconosciuto come un serio danno sociale" conclude Marsden.

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