Bitcoin e ambiente, un impatto sottovalutato

Da un punto di vista ESG gli investimenti nelle criptovalute hanno conseguenze particolarmente negative. Il commento settimanale di BlueBay AM
12/02/2021 | Paola Sacerdote

E’ stata una settimana di sostanziale calma sui mercati, in assenza di catalizzatori particolari in grado di dare una direzione. Nella sua consueta analisi settimanale, Mark Dowding, cio di BlueBay AM, commenta la situazione italiana e espone alcune riflessioni sul tema criptovalute.

 

Riguardo all’Italia, Dowding auspica che Draghi possa posizionarsi al centro del dibattito per revisionare le regole fiscali che governano l’unione monetaria, una volta che saranno passare le elezioni di settembre in Germania. “L’Italia ha ora la possibilità di avere più voce in capitolo all’interno dell’UE e di creare un’unione più stretta e più solida, il che dovrebbe contribuire alla continua riduzione dei premi al rischio degli asset italiani. Tutto questo, però, richiede anche molta fiducia. La realtà è che governare potrebbe rivelarsi un compito molto più sfidante per Draghi nelle prossime settimane e chiunque abbia speso del tempo a seguire la politica italiana sa che certamente non sarà una passeggiata”.

 

L'altra principale fonte di interesse nell’ultima settimana, prosegue Dowding, “è stata il rally nelle criptovalute, con i Bitcoin che hanno toccato i 45.000 dollari, in seguito all’annuncio di Tesla di aver investito 1,5 miliardi di dollari dei suoi fondi in tal senso e di voler iniziare ad accettare pagamenti in Bitcoin. La ‘FOMO’ generata dopo che il prezzo del Bitcoin è cresciuto del 500% negli ultimi quattro mesi continua ad attirare nuovi investitori verso l’asset class”.

 

Tuttavia, a proposito di criptovalute, Dowding pone l’attenzione su un tema importante, ovvero che da un punto di vista ESG “tali investimenti hanno conseguenze particolarmente negative.  Al di là delle preoccupazioni riguardo al fatto che le criptovalute vengono ampiamente utilizzate per finanziare attività criminali in un mercato non regolamentato e che la lassa governance sui cambi monetari espone potenzialmente gli investitori a perdite catastrofiche, un elemento sempre più importante riguarda il consumo di energia legato alle attività di ‘mining’ di monete che richiedono l'uso di computer. Si stima che il consumo energetico associato al mining digitale dei Bitcoin è già superiore rispetto al consumo totale di energia di un Paese come l’Argentina, anche prima dell’ultima impennata dei prezzi”. 

 

“Con la crescita dei prezzi delle criptovalute” prosegue Dowding, “aumentano anche gli incentivi per il ‘mining’. Ciò implica che il consumo energetico potrebbe continuare a crescere a un tasso allarmante. In questo contesto, gli investitori dovrebbero chiedersi se la riduzione di emissioni che si potrebbe pensare di ottenere investendo in Tesla, rispetto ai produttori di auto tradizionali, non venga di fatto controbilanciata dalla decisione di allocare fondi sui Bitcoin, guidando di conseguenza i prezzi al rialzo.

In ogni caso, si potrebbe controbattere che hipster e millennial che si riversano sulle criptovalute semplicemente non siano interessati alle questioni ESG, ma motivati dal desiderio di arricchirsi velocemente grazie all’aumento dei prezzi”. 

 

Guardando avanti, “non ci sorprenderebbe se la prossima fosse un’altra settimana di calma con i festeggiamenti del Capodanno in Cina” prosegue Doeding. “In generale, c’è la sensazione che ci siano meno driver macro per la volatilità rispetto a quelli a cui ci eravamo abituati mentre Trump twittava dalla Casa Bianca.  Più che altro l’impressione è che la brezza stia iniziando a gonfiare le vele dell’economia globale. I trend reflazionistici sembrano averci sospinti in avanti, e la principale fonte di rischio sembra poter derivare da una rapida mossa al rialzo sui tassi”. 

“Nei tempi a venire, sappiamo che serviranno alcune difficili manovre di virata quando le politiche invertiranno la rotta, ma ciò non avverrà ancora per un certo tempo. Per ora, possiamo fermarci e apportare solo aggiustamenti modesti all’equilibrio generale del portafoglio, senza che ci sia necessità di cambiamenti più assertivi” conclude l’esperto.

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