Neuberger Berman: pronti al ritorno del value

Dopo essere stati trascurati per 13 anni, i settori value – come quelli della finanza, dei materiali, dell’energia e dell’industria – sono tornati. Così scrivono Eli Salzmann, Senior Portfolio Manager e David Levine, Portfolio Manager di Neuberger Berman
17/03/2021 | Marcella Persola

"Tra i gestori attivi al giorno d’oggi ve ne sono alcuni che non hanno mai assistito a una sovraperformance duratura delle azioni value statunitensi nel corso della propria carriera. E ci sono analisti che frequentavano ancora le scuole medie l’ultima volta che i titoli value registrarono una lunga fase di rialzo" scrivono Eli Salzmann, Senior Portfolio Manager e David Levine, Portfolio Manager di Neuberger Berman nelle loro prospettive di investimento della settimana intitolata "Li ricordate ancora gli investimenti value?" .

Perché da oltre un decennio il segmento value rincorre quello growth? E come mai crediamo che il vento stia finalmente cambiando? domanda gli esperti che sottolinea come siano fondamentalmente due le motivazioni alla base di ciò. 

"L’aspettativa di una crescita dell’economia e l’aspettativa di un aumento dell’inflazione e dei tassi d’interesse. Dopo la crisi finanziaria del 2008-2009, la crescita economica è avanzata a rilento. In un simile contesto, gli investitori cercano soprattutto asset che, secondo le aspettative, dovrebbero registrare una crescita degli utili più rapida rispetto alla crescita del PIL in generale. E per definizione, questo rende le azioni growth quelle da preferire. Viceversa, in un contesto in rapida crescita è solitamente più facile trovare utili in rialzo e l’attenzione degli investitori si concentra quindi sul prezzo pagato per quegli utili. E per definizione, questo favorisce le azioni value".

 

"La settimana scorsa, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha aggiornato le proprie previsioni sulla crescita globale. Attualmente si aspetta che quest’anno l’economia cresca del 5,6%: si tratta di una significativa revisione al rialzo rispetto alla stima del 4,2% fatta a dicembre. Ciò è dovuto in parte alle aspettative di ripresa dalla recessione causata dalla pandemia, ma in realtà c’è dell’altro. L’OCSE ha rivisto al rialzo anche la crescita per il 2022, dal 3,7% al 4,0%. Tale decisione si basa sugli effetti attesi dai 30.000 miliardi di dollari di stimoli già approvati a livello globale, da politiche monetarie accomodanti come mai erano state in passato e da un’impennata dei risparmi, che aspettano solo di essere spesi" chiariscono gli esperti.

 

Quindi, "nel tira e molla tra titoli growth e titoli value giocano un ruolo anche i tassi di interesse poiché sono appunto gli interessi a determinare il tasso di sconto utilizzato per valutare gli utili futuri. Più scendono, infatti, maggiore è il valore attuale di quegli utili. Inoltre, aspetto tutt’altro che trascurabile, quanto più gli utili vengono scontati nel futuro, tanto maggiori saranno le ripercussioni di eventuali variazioni dei tassi. Per definizione, gli utili di una società growth vengono valutati in termini futuri più lontani rispetto a quelli di una società value. Pertanto, a parità di fattori, la loro valutazione aumenterà in misura più consistente e più veloce in un contesto caratterizzato da un calo dei tassi. Nel 2007, il rendimento dei Treasury USA a 10 anni era del 5%. Durante la pandemia dell’anno scorso, è sceso sotto allo 0,4%. Ma con l’aumento delle aspettative di crescita e inflazione osservato nelle ultime settimane, ha registrato una notevole inversione, balzando sopra all’1,5%. Quando i tassi aumentano e le curve dei rendimenti diventano più ripide, le azioni growth particolarmente sensibili ai tassi subiscono un forte contraccolpo, mentre le azioni value ne risentono molto meno. Inoltre, c’è un settore value, vale a dire quello finanziario, che opera in base ad un business model che risulta avvantaggiato da un simile scenario: prende in prestito nel breve e presta a lungo" spiegano i portfolio manager di NB.

 

Ma sono solo queste le motivazioni? "Dopo 13 anni di sovraperformance, siamo anche dell’avviso che le azioni growth siano relativamente poco convenienti e che forse facciano la parte del leone tra le posizioni di portafoglio più di quanto molti non si rendano conto. Riteniamo che tutto questo spieghi perfettamente come mai da inizio anno il Russell 1000 Value Index abbia sovraperformato il Russell 1000 Growth Index di quasi 10 punti percentuali e come mai si osservi la stessa dinamica tra l’MSCI World Value Index e l’MSCI World Growth Index. Riteniamo che queste condizioni, dettate dal nuovo ciclo e favorevoli al segmento value, possano permanere a lungo" sottolineano in conclusione.

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