Il difficile equilibrio tra crescita e inflazione

Se la ripresa sarà più robusta del previsto, i tassi Usa non potranno rimanere a zero fino al 2023. Il commento ai mercati di BlueBay AM
19/03/2021 | Paola Sacerdote

Nonostante le dichiarazioni ultra accomodanti della Fed, è necessario rimanere all’erta, perché la ripresa potrebbe essere più robusta delle previsioni e anche l’inflazione potrebbe salire più delle aspettative, costringendo la Banca centrale americana a rialzare i tassi prima del 2023. E’ quanto sostiene Mark Dowding, cio di BlueBay Asset Management, nel suo consueto commento alla settimana dei mercati.

 

“A differenza dei mercati dei tassi, gli asset rischiosi inizialmente hanno festeggiato il messaggio ‘da colomba’ della Fed. Tuttavia, la rinnovata pressione sui rendimenti governativi rimane una fonte di preoccupazione e continua a limitare la propensione al rischio. L’azionario USA rimane vicino a livelli record e le condizioni finanziarie sono accomodanti” osserva Dowding.

 

“Gli spread sul credito societario restano relativamente stabili, ma l’impressione è che il rally del credito abbia perso slancio e ora gli spread si stanno muovendo all’interno di un intervallo contenuto. Va notato anche che ci stiamo avvicinando alla fine del trimestre nei prossimi giorni, che coincide anche con la fine dell’anno fiscale in Giappone. Da diversi anni si verifica una perdita di liquidità e un bias verso un sentiment pessimistico verso la fine di marzo, quindi è possibile che riemerga un tono più ottimistico ad aprile. Tuttavia, la condizione potrebbe essere che vi sia una maggiore stabilità nei rendimenti dei Treasury”.

 

Secondo Dowding questa narrazione può essere applicata anche ai mercati emergenti. “Gli spread sui crediti emergenti sono stati più volatili rispetto a quelli sviluppati nelle ultime settimane. Inoltre, gli spread emergenti sono andati in rally dopo l’incontro della Fed, mentre avevano mostrato debolezza subito prima”.

 

Quanto alle previsioni sul forex, guardando alle prospettive per la performance economica, secondo l’esperto è lecito aspettarsi un dollaro in rafforzamento nel corso dei prossimi mesi. “Sebbene il boom dei consumi possa implicare un ampliamento del deficit delle partite correnti degli USA, ci aspettiamo che l’eccezionalismo della crescita statunitense andrà di pari passo con un dollaro più stabile, e che l’Amministrazione Biden supporterà questo rafforzamento della valuta, come fattore in grado di contribuire a mitigare gli impulsi inflazionistici temporanei”.

 

Tuttavia, a differenza di quanto avvenuto negli ultimi mesi, in cui la maggior parte del rafforzamento del dollaro è avvenuto a spese delle valute emergenti, “ci aspettiamo che da qui in avanti il biglietto verde si apprezzerà soprattutto in relazione alle divise degli altri mercati sviluppati. Di conseguenza, abbiamo assunto un posizionamento lungo sul dollaro rispetto sia all’euro che alla sterlina nell’ultima settimana. Nei mercati emergenti, le nostre view sulle valute sono più di tipo ‘relative value’, con posizioni lunghe su Messico e Colombia e corte su Sudafrica e India”.

 

Per concludere, Dowding rileva che la Fed colomba può apparire come una panacea per coloro che fanno fatica e che stanno rimanendo indietro. “Tuttavia, se abbiamo ragione circa la traiettoria dei dati sottostanti, Powell (o il suo successore) potrebbe parlare in modo molto diverso tra altri 12 mesi”. In passato il mantra del mercato era: ‘mai combattere contro la Fed’. Forse d’ora in poi, il mantra rivisitato potrebbe essere ‘mai combattere contro i dati’.

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