Usa, Europa, Banche centrali e ripresa

Nonostante l’aumento delle aspettative di inflazione, né la Fed nè la Bce passeranno dalle parole ai fatti a breve. Il commento di Natixis IM
22/03/2021 | Redazione Advisor

La ripresa economica è in accelerazione, anche se con velocità diverse nelle diverse regioni. In questo contesto, Esty Dwek, head of global market strategy, Natixis investment Managers Solution, analizza come viene percepito l’aumento dell’inflazione dalle Banche centrali sulle due sponde dell’Atlantico.

 

“Negli Stati Uniti, l'economia ha registrato la creazione di 379.000 nuovi posti di lavoro - molto di più dei 170.000 previsti - e l'ISM Manufacturing PMI ha toccato il livello più alto degli ultimi tre anni. In Europa i dati hanno mostrato una certa resistenza, anche se rimangono deboli a causa dell’estensione delle misure di confinamento, anche se alcuni Paesi stanno iniziando a pensare a piani di riapertura. La crescita cinese rimane forte, anche se i recenti dati hanno mostrato un rallentamento rispetto al ritmo di ripresa registrato durante l'anno scorso, soprattutto a causa di un ridotto sostegno politico, mentre le autorità cercano di evitare quelli che furono gli eccessi del 2009” spiega Dwek.

 

“Il fronte sanitario ha continuato a migliorare, soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito, poiché i nuovi casi, i ricoveri e i tassi di mortalità sono diminuiti in maniera costante. Il processo di vaccinazione continua ad avanzare ed è probabile che acceleri ulteriormente quando saranno disponibili ulteriori vaccini approvati di recente. Oltre a Israele, che ha già somministrato almeno una dose a (quasi) tutta la sua popolazione, il Regno Unito e gli Stati Uniti sono in una buona posizione, avendo somministrato almeno una dose a più del 34% e del 27% delle loro rispettive popolazioni. Da parte sua, l'Europa è ancora molto indietro ma in fase di recupero. Tuttavia, la situazione nel Vecchio Continente rimane fragile, poiché la ricomparsa di nuovi casi in Italia dopo la recente riapertura mette in guardia contro un’eliminazione troppo rapida delle restrizioni”.

 

In questo contesto di miglioramento, Esty Dwek osserva che gli investitori sono sempre più preoccupati che una rapida accelerazione dell'attività possa generare inflazione. “E’ probabile che l'inflazione aumenti nel breve termine a causa degli effetti di base rispetto ai lockdown globali dell'anno scorso, a delle vere e proprie strozzature delle catene di approvvigionamento e ai prezzi dell'energia più alti. Tuttavia, anche se la domanda repressa sarà abbondante, non crediamo che l'inflazione sarà alta a lungo, dato un tasso di disoccupazione ancora elevato e il continuo rallentamento dell'economia sul fronte dei servizi. Proprio per questo ci aspettiamo che la Fed non darà troppo peso a qualsiasi aumento dell'inflazione nei prossimi mesi, considerandolo "transitorio" conservando quindi il proprio attuale indirizzo per tutto il 2021”.

 

“Tuttavia, il recente aumento delle aspettative di inflazione e il conseguente aumento dei rendimenti dei governativi non è passato inosservato alle Banche centrali. Per ora l’intervento è solo a parole, ma è verosimile che la Bce inizi a parlare di tassi al ribasso. E potrebbe più avanti accadere lo stesso anche sull’altra sponda dell’Atlantico. Detto questo, nessuna delle due Banche centrali dovrebbe passare dalle parole ai fatti a breve” conclude Dwek. 

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