Diversificare il portafoglio con la Cina

Ramenghi (UBS): "Aumentare l’allocazione al mercato cinese può migliorare la diversificazione e aiutare a posizionarsi sulle principali trasformazioni economiche, giocando d’anticipo rispetto a gran parte degli indici globali"
23/03/2021 | Lorenza Roma

La Cina continua a essere la protagonista della scena economica mondiale di questo secolo: negli ultimi 20 anni la sua economia è quintuplicata e ormai rappresenta il 20% del PIL globale e il 30% della crescita economica. "Aumentare l’allocazione al mercato cinese può migliorare la diversificazione e aiutare a posizionarsi sulle principali trasformazioni economiche, giocando d’anticipo rispetto a gran parte degli indici globali", spiega Matteo Ramenghi (nella foto), chief investment officer UBS WM Italy. "Questa vertiginosa espansione è frutto di politiche economiche che hanno generato continue trasformazioni, prima facendo della Cina il polo manifatturiero globale e, più di recente, un leader tecnologico che può contare su un mercato interno dinamico e su consumatori sofisticati. La creazione di infrastrutture che ha contraddistinto gli ultimi decenni continuerà anche nei prossimi anni, perché Pechino ha posto al centro del piano quinquennale 2021-25 l’obiettivo di raggiungere l’azzeramento delle emissioni di CO2 entro il 2060, dieci anni dopo Stati Uniti ed Europa", aggiunge il CIO.

 

"La Cina sta inoltre investendo abbondantemente per raggiungere l’autosufficienza in ambito tecnologico. Possiede già il maggiore stock mondiale di supercomputer e robot industriali e rappresenta il 57% del mercato globale dell’e-commerce; inoltre, la spesa cinese in attività di ricerca e sviluppo cresce a un ritmo doppio rispetto a quella statunitense", sottolinea l'analista. "Ovviamente questo mercato presenta molteplici rischi: a lungo termine, anche la Cina è destinata a risentire dell’invecchiamento della popolazione; a breve termine, l’indice azionario cinese è altamente esposto alla tecnologia e proprio per questo ha risentito più di altri della correzione a inizio anno. Inoltre la regolamentazione, soprattutto in materia antitrust, potrebbe mettere in discussione alcune piattaforme Internet e le tensioni con gli Stati Uniti potrebbero bloccare un canale di accesso ai mercati finanziari. Di pari passo con la graduale apertura del mercato che la Cina sta portando avanti, aumenta il suo peso sui listini finanziari: la capitalizzazione di borsa cinese è aumentata di 25 volte, mentre il valore del mercato obbligazionario è aumentato di 80 volte, raggiungendo i 16 mila miliardi di dollari. Anche la valuta cinese, il renminbi, si sta affermando a livello internazionale, trovando spazio nelle riserve delle principali banche centrali e scalando posizioni in termini di volumi di scambio. D’altra parte, il peso della Cina sui principali indici globali è ancora limitato: per esempio, la Cina pesa poco più del 5% dell’MSCI ACWI. Per questo molti investitori si ritrovano implicitamente sottoinvestiti sulla Cina", aggiunge Ramenghi.

 

"La complessità del mercato contribuisce alla scarsa esposizione degli investitori. L’universo azionario cinese è suddiviso tra mercato domestico e offshore. Le azioni trattate sul mercato domestico, denominate "azioni A", sono scambiate sulle borse di Shanghai e Shenzhen; le azioni offshore, o "azioni H", sono scambiate a Hong Kong o come American Depositary Receipt (ADR). Il mercato domestico è più esposto all’economia interna e vi operano principalmente gli investitori retail; al contrario, il mercato offshore è maggiormente esposto ai beni di consumo discrezionali e alle mega cap tecnologiche e vi operano soprattutto gli investitori istituzionali. Anche per le obbligazioni cinesi esiste una suddivisione analoga, ma in questo caso il mercato domestico è nettamente più importante. I titoli obbligazionari emessi dallo Stato, dagli enti locali e dalle banche pubbliche sono il segmento più consistente. La bassa esposizione di molti investitori nei confronti della Cina stride con l’aspettativa che molte delle migliori opportunità di crescita si manifesteranno proprio in questo paese. Aumentare il peso della Cina all’interno dei portafogli globali consente inoltre di migliorare la diversificazione: le politiche economiche e monetarie cinesi sono principalmente orientate al mercato interno e, spesso, divergono da quelle prevalenti a livello mondiale. Inoltre, è un modo per giocare d’anticipo rispetto a gran parte degli indici globali che nel corso dei prossimi anni, con tutta probabilità, rivedranno periodicamente al rialzo l’allocazione nei confronti del mercato cinese", conclude Ramenghi.

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