Mercati, i titoli growth più costosi sono sempre più vulnerabili

Lake (Mirabaud): “Questo dovrebbe spingere gli investitori verso segmenti del mercato azionario a più buon mercato e più legati alla prevista ripresa economica”
26/03/2021 | Daniele Riosa

In Europa stiamo assistendo a ulteriori lockdown. Negli USA vediamo alcuni segnali di una ricomparsa del virus in diversi stati. Cosa significa questo per le prospettive di crescita economica in ogni regione? Le aspettative sulle riaperture e sul conseguente rimbalzo economico sono ancora valide per il 2021? Andrew Lake, head of global fixed income di Mirabaud AM, risponde che “le tempistiche possono essere diventate meno certe, ma gli investitori stanno ancora prezzando quella che sembra essere una riapertura inevitabile. Se l'Europa accelererà la campagna vaccinale, ci sono tutte le ragioni per sperare che tra qualche mese la situazione sia migliore”.

“Gli Stati Uniti – rileva il manager - sono di nuovo in testa rispetto agli altri Paesi. I movimenti dei Treasuries questa settimana sembrano riflettere questo ottimismo. Una settimana fa i titoli del Tesoro USA a 10 anni registravano 20 punti base in meno e con un enorme pacchetto di stimoli pronto a partire e una Federal Reserve molto accomodante, possiamo capire perché l'ottimismo pervada i mercati finanziari, con aspettative maggiori di una crescita e un rimbalzo dell'inflazione”.  

Che cosa significa questo per i mercati finanziari? “Si è parlato molto di un taper tantrum. La Fed ha chiarito che i tassi d'interesse e il sostegno al mercato non sono in discussione al momento. Crediamo che i rendimenti dei Treasury statunitensi potrebbero facilmente superare il 2% sui titoli a 10 anni, considerato l’attuale contesto economico e il fatto che la FED sia a suo agio con queste circostanze. Dovremmo quindi aspettarci che la curva continui ad allargarsi e a irrigidirsi nei prossimi mesi. Ciò significa che i titoli growth più costosi iniziano a sembrare vulnerabili, come mostrato dal sell-off sul NASDAQ nel momento in cui i rendimenti sono saliti. Questo dovrebbe spingere gli investitori verso segmenti del mercato azionario a più buon mercato e più legati alla prevista ripresa economica. Il contesto è ancora positivo per le azioni e per i titoli a più alto rendimento del reddito fisso. I settori finanziario e delle materie prime potrebbero essere i due beneficiari principali”.

Secondo l’economista “si può anche diversificare tra le regioni. I problemi in Europa implicano che l'inflazione non è un timore per gli investitori obbligazionari, e allo stesso modo se c'è un ritardo nella ripresa economica, a causa dei ritardi nella campagna vaccinale, è possibile che sia le azioni sia il credito ne beneficino più avanti nel corso dell'anno. Non bisogna dimenticare poi che ci si aspetta ancora che la spinta economica e inflazionistica sia transitoria. È interessante notare che uno dei punti chiave del consenso dei mercati per quest’anno, un dollaro più debole, è in qualche modo sotto pressione a questo punto. Mentre i rendimenti dei Treasury salgono come conseguenza della ripresa negli Stati Uniti, il calo del dollaro USA si è fermato”.

“Questo – argomenta l’analista - ha messo sotto pressione alcune valute dei mercati emergenti e ha portato a rialzi dei tassi proprio nel momento in cui sono più vulnerabili. Il Brasile e la Turchia hanno entrambi aumentato i tassi in modo significativo questa settimana. Ci aspettiamo che una volta che si avvierà la spinta economica e gli investitori si sentiranno più a loro agio con una ripresa più diffusa e un successivo ritorno verso un prolungato trend di crescita e di inflazione, assisteremo a un calo del dollaro nel lungo termine”.

“Ma ancora una volta, per il momento le incertezze stanno aumentando e il dollaro USA è ancora la valuta risk off”, conclude Lake.

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