Inflazione Usa, quanto potrà accelerare?

Come afferma Jerome Powell, “parlare di inflazione e vedere una inflazione che cresce oltre il 2% sono due cose diverse”. L’analisi di AXA IM
29/03/2021 | Paola Sacerdote

Da inizio anno il focus dei mercati si è spostato sull’inflazione. Cosa possiamo aspettarci per i prossimi mesi? Alessandro Tentori, cio di AXA IM Italia, osserva innanzitutto che in realtà per il momento stiamo parlando solo di “aspettative di inflazione, perché l’inflazione misurata – per esempio la variazione annua dell’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti – è rimasta sotto la soglia del 2%, a seguito del forte shock negativo di marzo e aprile. In media il CPI statunitense è cresciuto di 1.2% nel 2020, facendo registrare una lieve accelerazione a 1.7% nell’ultimo report di febbraio. Il quadro fornitoci dai TIPS decennali (cioè i Treasury indicizzati all’inflazione) è però più aggressivo: L’inflazione breakeven è aumentata di ben 180 punti base a partire dai minimi di 0.55% riscontrati a marzo”.

 

Quanto ancora può accelerare l’inflazione Usa? L’approccio proposto da Tentori si basa su due fattori: gli effetti di base e le aspettative.

Partiamo dai primi. “Il prezzo delle materie prime è aumentato vertiginosamente dai minimi di aprile 2020. Tecnicamente, l’inflazione viene calcolata su base annua, quindi è lecito aspettarsi il cosiddetto effetto-base a partire da aprile. Ad oggi le materie prime sono aumentate del 30-45% (dipende dall’indice di riferimento) su base annua. Usando i prezzi odierni, questo effetto di base aumenterà significativamente nel mese di aprile 2021, per poi scemare più o meno gradualmente durante i mesi successivi. In questo caso, l’accelerazione dei prezzi al consumo sarebbe transitoria” spiega Tentori.

 

Se però ci spostiamo su un’altra prospettiva, quella delle aspettative, “non è detto che i prezzi delle materie prime si fermino ai livelli attuali. Nel caso di una ulteriore fiammata – alcuni analisti parlano apertamente di un “commodity super-cycle” – l’effetto sui prezzi al consumo potrebbe rivelarsi più persistente. In questo scenario, si assisterebbe a un ulteriore repricing delle aspettative, rischiando così di innescare quel circolo virtuoso tra inflazione misurata e inflazione attesa. Spesso le banche centrali riassumono questa dinamica dei prezzi con il termine generico di “second-round effects”.

 

“Le materie prime vengono rappresentate in circa 37% del paniere dei prezzi al consumo statunitense, con un contributo importante della componente volatile dell’energia (6,1%). Includendo sia gli effetti diretti che quelli indiretti, il Bureau of Labor Statistics stima che l’indice CPI aumenti di 19 punti base per 100 punti base di aumento dell’indice delle materie prime. In quest’ottica, l’effetto base da materie prime atteso per aprile è quantificabile in circa 7,5% di inflazione. Ovviamente, ci sono anche categorie del paniere che subiranno una forte variazione negativa dovuta all’epidemia Covid (e.g. spese sanitarie). Mettendo insieme le voci principali del paniere, non è impossibile produrre delle stime di inflazione USA che si spingono oltre il 5% per i prossimi due mesi. Ovviamente, l’effetto di base potrebbe essere “spalmato” su più mensilità attenuandone così il picco” prosegue Tentori.

 

L’esperto non esclude quindi una sorpresa dell’inflazione statunitense. “Sorpresa che non avrebbe solo un risvolto sulla media del 2021, ma anche sull’orientamento della politica monetaria. Per il momento la Federal Reserve stima una inflazione di 2,4% in media, mentre sulla base del profilo dei futures sul greggio la media potrebbe essere addirittura 2,7% con un forte picco nei prossimi mesi. Il mercato si attende una inflazione media di circa 2,55-2,6% per i prossimi 12 mesi, internalizzando così in maniera abbastanza efficiente il rischio di uno spike”. Come suggerito da Jerome Powell “parlare di inflazione e vedere una inflazione che cresce oltre il 2% sono due cose diverse”.

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