Paesi emergenti, pronti al giro di boa?

Ne parliamo con José Perez Gorozpe, head of credit research emerging markets, S&P Global Ratings autore del rapporto intitolato "Emerging Markets Monthly Highlights": No Tantrum Yet As Global Growth Gains Momentum".
30/03/2021 | Marcella Persola

L'inizio del 2021 sembra in chiaroscuro per i mercati emergenti, infatti il primo trimestre sembra più debole perché una recrudescenza di nuovi casi giornalieri di COVID-19 e i timori di nuove varianti hanno spinto diversi governi a imporre nuovamente vari livelli di blocco. Ma nonostante il potenziale per un’attività più debole le prospettive di crescita non sembrano mancare. Ne parliamo con José Perez Gorozpe, head of credit research emerging markets, S&P Global Ratings autore del rapporto intitolato "Emerging Markets Monthly Highlights": No Tantrum Yet As Global Growth Gains Momentum".

 

Quali sono i paesi emergenti che stanno soffrendo maggiormente in termini di crescita?

Paesi come Argentina, Messico e Sudafrica che, all’inizio della pandemia, presentavano già delle problematiche, come ad esempio alcune rigidità in ambito fiscale, bassa crescita per via di bassi livelli di investimenti e una scarsa crescita produttiva. Oltre a questi, ci sono anche quei paesi che non sono riusciti a contenere il propagarsi della pandemia, con limitati pacchetti di stimoli monetari e fiscali, e quelli maggiormente dipendenti dal settore dei servizi (soprattutto il turismo).

 

• Quali sono ad oggi quelli che offrono le prospettive di crescita più interessanti?

Se si parla solo di crescita economica, allora la Cina sarà il paese leader, grazie ad un mix di politiche di supporto ed efficaci misure di contenimento del virus che si sono tradotte in una rapida ripresa economica, principalmente trainata dai settori delle infrastrutture, del real estate e dal settore produttivo. La ripresa economica di Cina e Stati Uniti sta portando al rialzo i prezzi delle materie prime, un fattore positivo per gli esportatori emergenti, come ad esempio il Cile, paese in cui sono stati implementati importanti pacchetti di stimoli fiscali per attutire gli effetti della pandemia e che a nostro avviso può essere uno dei principali mercati emergenti a riprendersi più velocemente. La ripresa economica in Russia e Polonia sta procedendo rapidamente, grazie ad una combinazione di rialzo dei prezzi o domanda esterna delle materie prime e misure fiscali efficaci.

 

• Quali sono oggi i driver di crescita di questi paesi?

In questo contesto, i principali driver di crescita per la maggior parte dei mercati emergenti sono: miglioramento della domanda estera e incremento dei prezzi delle materie prime (fattore positivo per i paesi esportatori), condizioni dovute alle ripresa economica registrata negli Stati Uniti e in Cina. È opportuno sottolineare che in molti casi la domanda interna resta limitata a causa della pandemia. Prevediamo un ripresa della domanda interna nella seconda metà dell’anno man mano che proseguono le campagne vaccinali, la graduale ripresa dell’attività del settore dei servizi e della fiducia dei consumatori.

 

• Quali sono i rischi principali e quelli secondari per quest'area? 

Finora l’aumento dei rendimenti statunitensi a cui abbiamo assistito di recente si è tradotto in cambiamenti relativamente ordinati nei mercati emergenti e non ha ancora fatto insorgere ulteriori preoccupazioni. C’è stato solo un modesto aumento della volatilità e gli spread di credito in valuta forte sono rimasti intorno ai livelli minimi toccati di recente. Diversi fattori possono spiegare questo fenomeno: l’aumento dei rendimenti statunitensi è accompagnato da aspettative di crescita globale più forti, fattore positivo per gli emergenti; i rendimenti statunitensi a breve termine sono rimasti sostanzialmente invariati, grazie alla decisione della Federal Reserve di mantenere i tassi invariati per diversi anni. Nel caso in cui una di queste condizioni dovessero cambiare, i costi di finanziamento, specialmente per le entità con un rating basso, potrebbero aumentare rapidamente e in maniera disordinata. In uno scenario di questo tipo i paesi emergenti più esposti al rischio sono quelli già noti, quelli estremamente dipendenti dai finanziamenti esteri e che presentano grandi squilibri esterni e/o fiscali.

 

Bisogna anche monitorare i mercati domestici del debito dei paesi emergenti. Se da un lato il credito in valuta forte ha retto relativamente bene quest’anno, dall’altro si sono verificati cambiamenti più rapidi in alcuni mercati del debito in valuta locale. Stiamo assistendo a aumento significativo dei costi di finanziamento interno in quei paesi in cui le debolezze fiscali presenti già prima della pandemia sono peggiorate, con altri fattori idiosincratici che stanno destando la preoccupazione degli investitori, come ad esempio un’elevata quantità di debito a breve termine in scadenza quest’anno. Il Brasile e il Sudafrica sono due mercati del debito domestico da tenere d'occhio.

 

Un aumento più repentino dei rendimenti interni di lungo periodo potrebbe mettere in luce le vulnerabilità fiscali. I bassi tassi d’interesse interni hanno aiutato a prevenire un ulteriore deterioramento degli indici di indebitamento, che nella maggior parte dei principali mercati emergenti consistevano in una quota elevata di debito in valuta locale. Tuttavia i rendimenti interni a lungo termine stanno iniziando a salire, in alcuni casi rapidamente, e questo potrebbe aumentare i timori degli investitori in merito al trend del debito. Brasile e Sudafrica sono due paesi che hanno posizioni fiscali deboli e dovrebbero essere monitorati con attenzione. Da inizio anno le partecipazioni di investitori stranieri nel debito locale sono rimaste pressoché invariate, ma anche questo aspetto deve essere analizzato qualora i tassi dovessero aumentare più rapidamente.

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