Il ritorno dell’inflazione è un falso rischio. I commenti dei gestori

Attorno alla metà del 2021 il tasso dell’indice dei prezzi al consumo potrebbe superare il 3% negli USA e il 2% nell’area euro
02/04/2021 | Daniele Riosa

“Non senza qualche timore, gli investitori si stanno chiedendo insistentemente se anche l’inflazione si ridesterà dal suo lungo letargo. Durante la pandemia, le pressioni inflazionistiche sono nettamente diminuite in tutto il mondo per effetto del calo del prezzo del petrolio e della forte flessione della domanda. Tuttavia, attorno alla metà del 2021 il tasso di inflazione potrebbe superare il 3% negli USA e il 2% nell’area euro”. Questa è la previsione del team di Allianz Global Investors.

“I crescenti rischi inflazionistici - argomentano gli analisti - potrebbero costringere le banche centrali a mettere prematuramente fine, a sorpresa, alle politiche monetarie ultra-accomodanti. E il moltiplicarsi delle voci di una riduzione degli acquisti di asset da parte della Fed potrebbe penalizzare i mercati obbligazionari nei prossimi mesi. Per le asset class rischiose, un moderato incremento dei rendimenti per effetto della crescita economica è positivo, un repentino e consistente aumento dei tassi di interesse no. Ma è importante considerare che nel breve periodo sono soprattutto i fattori temporanei eccezionali a suggerire un sensibile rialzo dell’inflazione nei prossimi mesi”.

“Tra questi – evidenziano gli esperti - figurano importanti effetti base: l’aumento dei prezzi delle materie prime, il rimbalzo dei consumi privati e possibili strozzature nel settore dei servizi in seguito all’allentamento del distanziamento sociale e delle restrizioni. In passato le banche centrali non hanno dato peso ai rialzi temporanei dell’inflazione. reflation trade di quest’anno potrebbe anche interrompersi. La Fed stima che nel corso 2022 il suo parametro preferito di misurazione dell’inflazione tornerà al 2,0% e non prevede inasprimenti dei tassi prima del 2023. Per quanto riguarda l’area euro, il prossimo anno l’inflazione dovrebbe rimanere decisamente al di sotto del target della Banca Centrale Europea. Non si attende una repentina svolta della politica monetaria”.

Secondo Nadège Dufossé, head of cross asset strategy di Candriam, “l'inflazione e i tassi potrebbero temporaneamente superare le aspettative di un consensus relativamente cauto e determinare una sovraperformance molto più forte di asset/regioni/settori che tradizionalmente ne beneficiano. L'Europa rimane un'ottima scelta in questo contesto, così come il settore bancario e quello delle materie prime”.

A quali rischi stiamo andando incontro? “Dal nostro punto di vista – risponde la manager - saranno di due tipi. Nel breve termine, la gara tra vaccini e nuovi ceppi virali non ha ancora un vincitore. Ulteriori lockdown rallenteranno la ripresa economica e potrebbero produrre delusioni temporanee nei dati economici. Nei prossimi sei mesi, il principale rischio identificabile è quello legato al venir meno del sostegno monetario e fiscale. La credibilità delle banche centrali e il controllo dei rialzi dei tassi saranno essenziali per entrare in una fase di crescita più normalizzata nel 2022, senza troppa volatilità. Allo stesso modo, il finanziamento dei piani di sostegno economico tornerà più intensamente nel dibattito una volta che saremo usciti da questo lungo tunnel di restrizioni. Dobbiamo tenere a mente la traiettoria e resistere alle fasi di volatilità che attraverseremo nelle prossime settimane”.

Michael Blümke, senior portfolio manager di Ethenea Independent Investors sostiene che “l’inflazione sia un falso rischio. Dopo la pandemia del 2020, le misure di sostegno politico senza precedenti messe in atto dalle autorità monetarie e fiscali, insieme al progressivo lancio dei vaccini, hanno stabilito le precondizioni per una reflazione economica globale, che comporta la prospettiva di un ritorno progressivo della produzione e dell'inflazione al loro trend di lungo periodo. Non siamo quindi in presenza di un rischio inflazionistico a breve”.

“La reflazione – rileva il gestore - è ampiamente definita come la fase iniziale di una ripresa economica dopo un periodo di contrazione e un contesto reflazionistico è positivo per gli asset di rischio, perché comporta politiche macroeconomiche di sostegno, una ripresa economica ciclica e un livello dei prezzi in aumento moderato, che si avvicina progressivamente all'obiettivo del 2% delle banche centrali".

"Una situazione del tutto diversa da un ambiente inflazionistico, che indica un aumento incrementale del livello generale dei prezzi in una situazione di piena capacità”, conclude Blümke.

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