Attenti al debito nell’era post-Covid

Filippo Lanza (Hedge Invest): “L’accumulo di debito diventerà sempre più problematico via via che la pandemia cessa di esserlo”
06/04/2021 | Paola Sacerdote

Nel momento in cui il Covid-19 non sarà più un problema, l’effetto negativo in termini di condizioni di finanziamento sarà nettamente più significativo per i mercati rispetto all’effetto positivo legato al consumo e alla ripresa dell’economia. E’ la previsione di Filippo Lanza, gestore del fondo HI Numen Credit Fund, Hedge Invest Sgr.

 

“Vi è un effetto della pandemia che sarà duraturo, e rappresenterà la vera eredità del Covid-19” spiega infatti Lanza: “l’immenso accumulo di debito che si è venuto a creare in questi mesi, la maggior parte del quale deriva dall’espansione dei deficit – una novità rispetto al passato – speso in sussidi, non in investimenti produttivi o infrastrutture”.

 

Proprio i deficit saranno secondo il gestore uno dei driver più importanti per il prossimo periodo: “l’accumulo di debito diventerà sempre più problematico via via che la pandemia cessa di esserlo. A quel punto, ci ritroveremo in un contesto in cui l’offerta di debito sarà di molto superiore alla domanda, sia per quanto riguarda i bond sovrani che quelli societari. Ciò rimane vero anche considerando le misure di quantitative easing messe in atto dalle banche centrali: pur significative, in proporzione sono meno consistenti di quelle del 2009, data la vastità del bisogno di finanziamenti”.

 

“Tutti gli occhi restano ovviamente puntati sugli Stati Uniti, che hanno l’economia più ampia, il debito più significativo e la Banca Centrale più attiva, in grado di dettare la linea per il resto del mondo. Il deficit USA durante la pandemia ha raggiunto livelli proibitivi, che non si erano mai visti in tempi di pace, e per giunta questo trend sembra destinato a continuare ancora” prosegue Lanza. “Ci aspettiamo un pacchetto di spese in infrastrutture di 2-4 mila miliardi di dollari nei prossimi 6-9 mesi. Si prospetta quindi una politica fiscale molto aggressiva che cercherà di pareggiare le disuguaglianze sociali e fiscali aumentate significativamente nei mesi della pandemia”.

 

“In questo contesto di offerta di obbligazioni superiore alla domanda, se la Fed non interverrà ulteriormente, ciò sarà sufficiente a rimuovere il ‘put’ percepito dai mercati e a innescare un restringimento della base monetaria. In altre parole, non c’è bisogno di un aumento dell’inflazione o di un rialzo dei tassi – scenari che consideriamo comunque abbastanza lontani – per avere un contesto di inasprimento, basta che i trend attuali siano lasciati proseguire senza interventi”.

 

Questo contesto pone dei rischi significativi, soprattutto per i Paesi più fragili, come si è visto di recente nel caso della Turchia. “L’unico Paese in cui la banca centrale ha davvero piena libertà di manovra, essendo creditore netto a livello globale e avendo una valuta abbastanza diffusa, è il Giappone. Gli Stati Uniti hanno una valuta che è riserva globale, ma sono debitori netti e hanno una bilancia commerciale in perdita, cosa che limita le possibilità di azione della Fed. L’Europa potenzialmente avrebbe le condizioni migliori, essendo creditore netto ed essendo l’euro riserva globale, tuttavia presenta una grande fragilità politica, che a nostro avviso porterà la BCE a sospendere le misure straordinarie per la pandemia appena la campagna vaccinale avrà effetto. In mancanza quindi di ulteriori interventi significativi sul fronte della domanda di obbligazioni, tutti gli altri Paesi, che non hanno altrettanta forza a livello politico, valutario o di bilancio, si troveranno a competere tra loro per i finanziamenti. Questa competizione sarà ciò che determinerà il livello dei mercati da qui in avanti” conclude Lanza.

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