Gestore della settimana: ancora tante opportunità nei bond globali

Con Quentin Fitzsimmons, gestore del fondo Global Aggregate Bond Fund, di T. Rowe Price, approfondiamo le prospettive d’investimento nel reddito fisso
12/04/2021 | Paola Sacerdote

Insieme a Quentin Fitzsimmons, gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV – Global Aggregate Bond Fund, T. Rowe Price, approfondiamo le prospettive per il reddito fisso, in un contesto caratterizzato ancora da tassi d’interesse ai minimi storici.

 

Quali sono le vostre aspettative riguardo alle future politiche monetarie delle banche centrali? Ritenete che le obbligazioni possano ancora generare ritorni positivi per gli investitori in un contesto ultra-accomodante e di tassi bassi?

Ci aspettiamo che le banche centrali dei mercati sviluppati resteranno accomodanti e manterranno i tassi vicini allo zero per un periodo prolungato. Di conseguenza, i bond a breve scadenza resteranno ben ancorati e potranno generare rendimenti limitati ma stabili. Il principale problema riguarda i bond a più lunga scadenza, dove la volatilità è aumentata ed esiste la possibilità che la fase di correzione continui nei prossimi mesi.

Le banche centrali, compresa la BCE, potrebbero esprimersi maggiormente sull’argomento e potrebbero anche introdurre il concetto di controllo della curva dei rendimenti, con l’obiettivo di controllare il ritmo della fase di correzione e non di fissare un livello entro cui limitare i rendimenti.

Guardando invece ai lati positivi, ulteriori sell-off sulla parte lunga della curva dei rendimenti potrebbero contribuire al miglioramento delle valutazioni, finché non torneranno a essere attraenti grazie al loro livello assoluto di tassi di interesse e forma della curva. Avere un processo di investimento che sia in grado di individuare i principali punti di flesso sarà essenziale per la generazione di rendimenti in futuro.

 

Quali sono i rischi principali da monitorare per un investitore nel reddito fisso? L’inflazione è uno di questi?

Riteniamo che il rischio di liquidità rappresenti una problematica importante. La liquidità è molto distante dai livelli pre-Covid e ciò ha profonde implicazioni sul modo in cui costruiamo i portafogli obbligazionari. Evitare la concentrazione, investire solo nei mercati su cui abbiamo una forte conviction e favorire gli strumenti che saranno più d’aiuto in una fase di stress, sono diventati elementi fondamentali. In particolare, abbiamo usato più strategie con opzioni e strumenti sintetici derivati sul credito, che possono non solo beneficiare delle improvvise dislocazioni sui mercati, ma aiutano anche i portafogli a mantenere un profilo liquido.

Il secondo rischio è certamente l’inflazione, che è legata a uno scenario che prevede una ripresa più rapida, generosità fiscale da parte dei governi e banche centrali accomodanti. Per il nostro fondo T. Rowe Price Funds SICAV – Global Aggregate Bond ci siamo preparati per questo scenario sin dalle elezioni USA, attraverso un’allocazione ai bond indicizzati all’inflazione e agli inflation swap, alle posizioni in linea con l’irripidimento della curva dei rendimenti e un sottopeso sul dollaro. Questo rischio è diventato talmente previsto e atteso che di recente ho deciso di ridurre l’esposizione ad esso.

Il rischio di credito invece non è ai primi posti nella nostra agenda. La maggior parte delle aziende è in buona salute, avendo rimandato le necessità di finanziamento, e i rischi di default si stanno riducendo. Tuttavia, il problema riguarda la mancanza di valore, a mio avviso, con un ulteriore restringimento degli spread che resta improbabile.

 

Quali sono le tipologie di asset e le aree che state privilegiando in questo momento e perché? Avete delle posizioni aperte su titoli italiani?

L'universo dei bond globali è molto vasto e sono fortunato di poter far leva sull’ampia piattaforma di ricerca di T. Rowe Price per individuare le opportunità più attraenti. Di recente, ho aggiunto delle posizioni sui bond locali cinesi, Paese in cui la banca centrale ha già inasprito le condizioni di liquidità, pur adottando una copertura sui rischi valutari.

Ho anche incrementato l’esposizione ai bond inflation-linked italiani. Le aspettative sull’inflazione prezzate in Europa sono inferiori rispetto agli USA al momento, quindi il mercato italiano presentava un’opportunità interessante di mitigare il rischio di inflazione globale a un prezzo più conveniente.

In termini di allocazione sul credito, favorisco alcuni specifici bond dei mercati emergenti in valuta forte nei Paesi in cui la situazione fiscale potrebbe beneficiare di una crescita delle esportazioni di commodity.

Infine, ho aumentato l’esposizione valutaria a Paesi che potrebbero beneficiare della ripresa ciclica. La sterlina britannica è un esempio perfetto, dato che il Paese si trova in uno stadio avanzato nella campagna di vaccinazione e potrebbe beneficiare di una maggiore crescita nella seconda metà del 2021.

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