Ribilanciare i portafogli dopo il punto di massima crescita

Knutzen (Neuberger Berman): "I tassi di crescita potrebbero toccare i propri massimi, ma questo non dovrebbe precludere un rialzo per gli asset rischiosi nel lungo termine"
04/05/2021 | Lorenza Roma

Gli indici S&P 500 e MSCI World hanno registrato una crescita superiore all'80% dallo scorso marzo e gli operatori di mercato parlano sempre più spesso di “punto di massima crescita” o “picco degli indici PMI”, con l'idea che i tassi di crescita dei principali dati economici tenderanno a non aumentare ulteriormente, ma a diminuire nelle settimane a venire. "Riprendere fiato e ribilanciare i portafogli, laddove necessario, ci sembra un atteggiamento prudente in un momento come quello che stiamo vivendo. Tuttavia, riteniamo che questi trend siano destinati a proseguire, anche se con una volatilità potenzialmente più prolungata", ha spiegato Erik Knutzen, chief investment officer - multi-asset class di Neuberger Berman

 

"È vero che sarebbe difficile sostenere i livelli attuali di espansione economica. Tuttavia, riteniamo che i dati storici e, in particolare, le medie storiche, diano indicazioni poco utili su ciò che sta realmente accadendo in questo momento. In alcuni di questi periodi, i rendimenti erano non solo positivi ma a doppia cifra. Pensiamo che in questo momento le aspettative si siano ribaltate per due motivi", ha precisato il CIO. Innanzitutto, da una parte ci sono i dati estremi della recessione dello scorso anno che hanno definito una bassa base di ripartenza, per i dati economici di quest'anno. In secondo luogo, la ripresa ha ricevuto un supporto senza precedenti, che si presenta sotto forma di livelli elevati di risparmio e di domanda dei consumatori, piani di stimolo fiscale su entrambe le sponde dell’Atlantico rivoluzionari da un punto di vista delle dimensioni e degli obiettivi e di politiche delle banche centrali disponibili a lasciare le economie più libere rispetto al passato prima di procedere a un inasprimento delle politiche monetarie", ha aggiunto Knutzen.

 

"Riteniamo che queste considerazioni continuino a sostenere un’esposizione agli asset rischiosi, con alcune sfumature importanti", ha sottolineato il CIO che ha aggiunto "a nostro avviso, questo ciclo presenta pressioni inflazionistiche maggiori rispetto ai due o tre cicli precedenti.  Continuiamo inoltre a monitorare i mercati azionari non statunitensi, in cui le statistiche di crescita economica, su base annua, hanno accumulato un ritardo rispetto all’azionario statunitense, ma hanno maggiori possibilità di registrare un rialzo, laddove esista un'esposizione ciclica più concreta e dove è meno probabile che si verifichino cambiamenti significativi alle imposte e alle normative per le imprese. E, infine, è probabile che la volatilità persista, a causa dell'incertezza che deriva dai livelli di massima crescita raggiunti dai principali indicatori economici, dall’andamento dell'inflazione, dalle attuali valutazioni di mercato, dalle future implicazioni fiscali delle politiche adottate oggi e persino dalla solidità della ripresa. L'indice S&P 500 è vicino a livelli record, ma lo stesso dicasi per le nuove infezioni da coronavirus a livello globale, guidate dalla terribile situazione in India.

 

"Pertanto, sebbene rimaniamo positivi sulle esposizioni in asset rischiosi a 12-18 mesi, siamo in un certo senso più cauti quando si tratta di fare previsioni per i prossimi 3-6 mesi. Al momento esistono molti potenziali fattori catalizzatori per un ridimensionamento, che potrebbero offrire la possibilità di cavalcare l’onda della ripresa con valutazioni più interessanti. Il livello di massima crescita è un punto di osservazione ottimale per rifiatare e ribilanciare i portafogli, laddove necessario. Potrebbe essere necessario scendere un po', ma riteniamo che ci saranno picchi di mercato più alti da raggiungere", ha concluso Knutzen.

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