Post Covid-19, Europa e Stati Uniti a confronto

Secondo Pictet AM, l’eccezionalismo USA contrapposto al minimalismo europeo in politica economica si traduce in sentieri diversi dei tassi di interesse e nel rischio di un’ulteriore divergenza di crescita
04/05/2021 | Lorenza Roma

"Se è sicuramente vero che nella sua storia l’umanità si è ritrovata raramente in una situazione come quella attuale (fortunatamente), è altrettanto chiaro che non abbiamo certezze riguardo a come e quando usciremo dall’attuale emergenza sanitaria e su quali saranno le reali conseguenze dal punto di vista socio-economico", ha dichiarato Andrea Delitala, head of euro multi asset di Pictet Asset Management. "Anche per questo motivo, con i programmi di vaccinazione che proseguono a ritmo spedito in buona parte del mondo avvicinandoci alla tanto agognata immunità di gregge, economisti e operatori di mercato si stanno già proiettando nel post-Covid-19, immaginando gli scenari che potrebbero realizzarsi".

 

"Negli Stati Uniti, le imponenti misure di bilancio varate dall’amministrazione Biden, pari al 12% del Pil, a cui vanno aggiunte le spese previste dal futuro piano infrastrutturale (il cui varo è previsto tra la fine dell’estate e l’autunno), dipingono un quadro incoraggiante. In particolare, grazie ai trasferimenti previsti dalla manovra fiscale, i consumi dovrebbero arrivare a crescere molto al di sopra del livello tendenziale sospingendo in alto anche la crescita del Pil che al momento prevediamo al 7% per il 2021, ma con la possibilità concreta di ulteriori sorprese positive", ha aggiunto Delitala.

 

"Qualora il tasso di crescita dei prezzi dovesse mantenersi nell’intervallo tra il 2% e il 3%, la Fed manterrà un atteggiamento fortemente accomodante, stante l’assoluta prevalenza del recupero occupazionale (8,5 milioni di posti di lavoro persi da gennaio 2020) all’interno del suo duplice mandato (piena occupazione e inflazione attorno al 2%). Una priorità divenuta chiara anche ai mercati che rispetto a un mese fa paiono temere di meno fa l’eventualità di rialzi dei tassi", ha precisato Delitala.

 

"In Europa, invece, nonostante le economie del Vecchio Continente siano molto più lontane dal chiudere l’output gap rispetto a quella nordamericana, e i tassi di interesse reali a breve più elevati di quelli USA (-1,75%), i falchi all’interno della BCE mettono già in discussione l’atteggiamento accomodante", ha spiegato Marco Piersimoni, senior investment manager di Pictet Asset Management.

 

USA e UE mostrano due approcci molto diversi alla gestione della ripartenza post-Covid, i primi assumendo un rischio ‘calcolato’ di inflazione con lo scopo di favorire una rapida ripresa e un mercato del lavoro più solido, l’Unione Europea rischiando di ritirare gli stimoli troppo presto, quando l’economia è ancora alle prese con le ferite inferte dalla pandemia e dai ripetuti lockdown. L’eccezionalismo USA contrapposto al minimalismo europeo in politica economica si traduce non solo in sentieri diversi dei tassi di interesse (molto più ripido quello USA), bensì anche nel rischio di un’ulteriore divergenza di crescita, inflazione e, con segno opposto, dei tassi reali nei prossimi trimestri", ha aggiunto Piersimoni che ha concluso dicendo "le valutazioni attuali non preoccupano se vengono confermate alcune ipotesi sul fronte micro, sul fronte tassi e sul fronte fiscale; nel caso in cui si dovesse insinuare qualche dubbio, il mercato potrebbe preferire prendersi un margine di sicurezza sulle valutazioni".

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