Azionario Usa, quali rischi dal New Deal 2.0?

Le possibili ripercussioni sul mercato americano del piano di aiuti e investimenti da 6 trilioni di dollari messo in campo dall’amministrazione Biden. Il commento di GAM
07/05/2021 | Paola Sacerdote

Quali ripercussioni avranno sulla crescita economica, sull’inflazione e sui tassi i piani di aiuto e investimento dell’amministrazione Biden? E come verrà finanziato il “New Deal 2.0”? Su questi temi si focalizza l’analisi di Paolo Mauri Brusa, gestore del team multi asset Italia di GAM (Italia) SGR.

 

Il Presidente Biden la scorsa settimana ha presentato al congresso due piani di aiuti, in aggiunta al pacchetto da 1.900 miliardi dell’American Rescue Plan approvato in marzo. I nuovi programmi sono l’American Jobs Plan (2.300 miliardi di dollari) e l’American Families Plan (1.800 miliardi). “Con il primo l’amministrazione americana punta a rilanciare economia e occupazione” spiega il gestore, “in un’America messa a dura prova da una pandemia che ha acuito ancora di più le diseguaglianze sociali preesistenti. Un gigantesco investimento infrastrutturale che interesserà strade, ferrovie, aeroporti, rete elettrica, ma anche ampliamento della banda larga nelle zone rurali, sviluppo delle città intelligenti e della mobilità elettrica. E poi aumento del salario minimo, agevolazioni fiscali per la costruzione e la ristrutturazione di alloggi di edilizia popolare, oltre a sussidi alle piccole imprese per investimenti e nuove assunzioni”.

 

“Il Families Plan invece si concentrerà su istruzione e famiglia e prevede sia sgravi fiscali che sussidi veri e propri” prosegue. “Il programma prevede aiuti per 5 milioni di famiglie, riduzione dei costi sanitari per l’infanzia, aiuti da 10 mila dollari per i debiti scolastici (lo stock relativo alle spese per college oggi vale 1,7 trilioni di dollari, più alto di quello relativo all’acquisto di autovetture e delle carte di credito). Un grande progetto per dare nuovo slancio all’economia e contrastare l’ascesa cinese nel campo tecnologico”.

 

Mauri Brusa evidenzia però che a differenza dei due pacchetti precedenti, il “New Deal” di Biden non verrà finanziato solo con emissione di nuovo debito, ma sarà accompagnato da una maggiore pressione fiscale, di cui si dovrà fare carico la parte più ricca del Paese. In che modo? “Le proposte che verranno discusse dal Congresso prevendono l’aumento dell’aliquota massima per le persone fisiche dal 37% al 39,6%, il raddoppio del capital gain per chi guadagna più di 1 milione di dollari all’anno, l’incremento della Corporate Tax dal 21% al 28%”.

 

Secondo il gestore una manovra così articolata avrà certamente un effetto molto positivo sull’economia nel lungo termine, con ricadute “sostenibili” sul già provato bilancio statale. Sono da valutare però gli effetti sui mercati finanziari e sulle aspettative d’inflazione. “Se è vero che le recenti trimestrali stanno dipingendo un quadro più che roseo per la Corporate America, con una crescita degli utili roboante e programmi di buyback corposi (uno su tutti quello da 90 miliardi di Apple), gli effetti di un taglio lineare degli utili (deter­minato dall’aumento dell’aliquota fiscale), combinato magari ad un ulteriore rialzo dei rendimenti obbligazionari, potrebbero determinare correzioni più profonde di quelle viste in questi primi mesi dell’anno. Le pressioni inflazionistiche, inoltre, si stanno facendo sempre più evidenti a causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime e di “ingorghi” nelle catene logistiche, tanto che molte aziende come Nestlé hanno già annunciato imminenti aumenti dei prezzi. È indubbio, infatti, che un pacchetto così corposo d’investimenti infrastrutturali, benché distribuito su più anni, andrà ad aggiungere ulteriore pressione sui prezzi. La stessa Yellen, in un intervento che ha spiazzato un po’ tutti questa settimana, ha dichiarato che i tassi probabilmente saliranno in tandem con l’aumento della spesa pubblica” conclude.

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