Mercato dei prestiti bancari, scontro USA-Eurozona

Silvia Dall’Angelo (Federated Hermes): “Il tema spesso dibattuto che riguarda la divergenza tra i due continenti ha vissuto di recente un nuovo capitolo legato ai risultati del senior loan officer opinion survey della FED per quanto riguarda il primo trimestre del 2021”
11/05/2021 | Redazione Advisor

“Il tema spesso dibattuto che riguarda la divergenza tra Stati Uniti ed Eurozona ha vissuto di recente un nuovo capitolo legato ai risultati del senior loan officer opinion survey della Federal Reserve per quanto riguarda il primo trimestre del 2021”. Silvia Dall’Angelo, senior economist per la divisione internazionale di Federated Hermes, spiega che “il documento ha evidenziato come l’indirizzo accomodante in materia di politica monetaria adottato dalla Banca centrale statunitense sia travasato con efficacia nel tessuto dell’economia reale generando un conseguente allentamento degli standard di credito ed una domanda di credito più forte in tutti i settori”.

L’analista sottolinea che “il contrasto emerso rispetto agli esisti del sondaggio della BCE sui prestiti bancari relativo allo stesso periodo di riferimento, pubblicato solo due settimane prima, non potrebbe essere più netto. Guardando al contesto degli Stati Uniti, il segretario al Tesoro Yellen, commentando l'impatto dello stimolo fiscale sull'economia statunitense, ha suggerito un possibile lieve rialzo dei tassi con l’obiettivo di evitare i cosiddetti rischi di surriscaldamento: affermazione che ha scosso i mercati azionari. A conti fatti si è trattato di un vero e proprio passo falso per molte ragioni, tra cui il fatto che i funzionari governativi non dovrebbero interferire con le decisioni della Federal Reserve”. 

“Tuttavia - conclude Dall’Angelo - probabilmente Yellen aveva in mente un orizzonte di medio-lungo termine, in cui aumenti graduali dei tassi giustificati da una prospettiva economica più solida sarebbero uno sviluppo benvenuto. La reazione negativa del mercato alle osservazioni della Yellen sottolinea tuttavia le difficoltà che la Banca centrale statunitense avrà in futuro nella gestione del contenimento delle politiche straordinariamente accomodanti, tra le crescenti sensibilità dei mercati e del sistema nel complesso”.

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