Pronti al boom economico post-Covid

Mentre prosegue la campagna vaccinale i mercati scontano già il rilancio economico nei settori che dovrebbero ripartire per primi. L’analisi di Flossbach von Storch AG
11/05/2021 | Redazione Advisor

Grazie alla campagna vaccinale possiamo sperare che la pandemia sarà presto terminata. Bert Flossbach, fondatore e amministratore di Flossbach von Storch, analizza le prospettive per la ripresa economica alla luce dell’imminente (almeno si spera) fine dell’emergenza sanitaria.

 

Flossbach osserva innanzitutto che mentre i mercati dei capitali si spingono verso nuovi record, ampi segmenti dell’economia soffrono ancora per le restrizioni dovute alla pandemia. “Molte piccole e medie imprese nel settore dei servizi risentono tuttora delle conseguenze del lockdown, anche se non si direbbe osservando ad esempio i tassi d’insolvenza in Germania che vengono mantenuti artificialmente bassi. Infatti, la situazione è destinata a cambiare con il ripristino dell’obbligo di presentare istanza di fallimento e gli aiuti statali diminuiranno. Anche le grandi aziende colpite dalla crisi dovranno trovare il loro posto nel mondo post-coronavirus. Massima priorità in tal senso è il consolidamento. Secondo le stime di Lufthansa, ad esempio, la compagnia aerea impiegherà almeno altri cinque anni per tornare ai livelli pre-crisi”.

 

Quali sono i vincenti e i perdenti della pandemia? Flossbach si aspetta un forte effetto di recupero in alcuni settori, che avranno però dei limiti di capacità. “Sarà difficile, ad esempio, che i paesi dell’Europa meridionale, fortemente dipendenti dal turismo, riescano a ripristinare i livelli precedenti la pandemia prima del 2022. Tutt’altra prospettiva si apre invece per gli Stati Uniti, che potrebbero rimettersi in carreggiata già quest’anno. La Cina dal canto suo potrebbe addirittura superare i livelli pre-crisi di oltre il 10%, rafforzando ulteriormente il suo ruolo di potenza economica mondiale”.

 

“Entro il 2025” prosegue Flossbach, “la produzione economica cinese rappresenterà probabilmente ben quattro quinti del prodotto interno lordo di tutti gli altri paesi emergenti e in via di sviluppo. Nel 2000 era appena un quinto. Anche rispetto agli Stati Uniti, che hanno superato la crisi relativamente indenni, la Cina sta diventando sempre più influente e potrebbe sostituirsi agli avversari d’Oltreoceano come la più grande potenza economica mondiale già nel 2030. Questa crescente importanza economica e politica della Cina ha però dei risvolti negativi per le aziende e i mercati occidentali”.

 

Sebbene il famoso conflitto commerciale tra l’Occidente e la Cina si sia affievolito negli ultimi anni, almeno per quanto riguarda il piano tariffario, i rischi non tariffari sono aumentati. “Lo dimostrano ad esempio i recenti appelli fomentati da slogan nazionalisti del governo cinese a boicottare colossi come H&M, Nike, Adidas, Puma e altri produttori tessili che, a causa delle violazioni dei diritti umani perpetrate nella provincia di Xinjiang, hanno smesso di utilizzare il cotone di questa regione occidentale della Cina. Il risultato è stato un forte calo dei prezzi delle azioni interessate, già soprannominato dalle borse lo “shock cinese”. Per il momento Pechino però non può permettersi di attuare misure punitive che vadano oltre le azioni. Il paese, infatti, è troppo integrato nell’economia globale, sia come importatore di materie prime, medicinali e alta tecnologia, che come esportatore di beni di consumo”.

 

Flossbach conclude che saranno dunque probabilmente gli Stati Uniti e la Cina a risollevare l’economia mondiale dalla pandemia, e a permettere che l’economia continui a rafforzarsi, grazie agli aiuti governativi miliardari.

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