Titoli value, il meglio deve ancora venire

Il “value” ha grandi possibilità di rialzo, visti gli attuali livelli di dispersione delle valutazioni, e può offrire un’ottima protezione dai rischi di ‘bolla’. L’analisi di Schroders
14/05/2021 | Redazione Advisor

Negli ultimi sei mesi, a partire dall’annuncio del vaccino di Pfizer, abbiamo assistito ad un rimbalzo dei titoli value. Questi movimenti potrebbero sembrare estremi, ma secondo Liam Nunn e Simon Adler, fund managers, equity value, di Schroders, per il momento si tratta solo di una scossa, non di un vero e proprio terremoto.

 

“E’ importante non concentrarsi troppo sui movimenti dei prezzi di breve termine, poiché guardando al quadro più generale si nota che molti titoli vengono ancora scambiati su livelli molto bassi” osservano. “La dispersione tra le valutazioni nel mercato, ossia il divario tra le valutazioni dei fondamentali tra i titoli con rating più elevato e quelle con rating meno elevato a livello globale, restano su livelli estremi e quest’ultimo rimbalzo del value è quasi invisibile su un orizzonte più lungo”.

 

I gestori ritengono tuttavia che il mercato abbia perso di vista i fondamentali e che quindi le prospettive per il value siano molto positive. “Negli ultimi anni abbiamo notato che i comportamenti meno razionali sui mercati tendono ad avvenire nelle fasi di culmine dei cicli, come accaduto al picco della mania delle dotcom nel 1999/2000. Crediamo vi siano sempre più punti in comune tra queste due fasi”.

 

In molti non condividono questa view, sostenendo che oggi le aziende con elevate valutazioni hanno business davvero eccezionali, con solidi fondamentali, che stanno cambiando il mondo, mentre i due esperti dissentono, e per due motivi: in primo luogo, “gli investitori pensavano la stessa cosa anche nel 2000! Le quattro maggiori aziende tech al culmine del boom erano Microsoft, Intel, IBM e Cisco, tutti business di alta qualità che hanno generato una crescita eccezionale sia di profitti che di rendimenti. Si trattava quindi di ottime aziende che si sono rivelate però terribili investimenti se acquistate in quella fase a prezzi non equi. Nei tre anni successivi al picco della bolla delle dotcom questi titoli sono crollati in media del 60%”.

In secondo luogo, anche escludendo l’enorme impatto dei giganti tech che guidano gli indici di mercato, le valutazioni restano ben al di sotto dei livelli normali. Escludendo il 5% delle principali mega-cap o il 10% dei titoli più costosi, il risultato è simile: la differenza tra le parti più e meno amate del mercato resta molto ampia su base storica”. I gestori ritengono quindi che il mercato abbia, per l’ennesima volta, “abbandonato l’idea che le valutazioni dei fondamentali sono essenziali”.

 

I gestori osservano che lo stile ‘value’ spesso sottoperforma nelle fasi finali di un mercato ‘toro’, ma quando la gravità finanziaria inizia a farsi sentire, il ‘value’ spesso performa abbastanza bene. “Ed è durante i periodi di esuberanza irrazionale che i mercati presentano interessanti opportunità ‘contrarian’ per gli investitori che sono disposti a nuotare controcorrente.  Al momento tali opportunità si trovano in aree abbastanza scontate, come settore bancario ed energetico. Abbiamo individuato anche alcune occasioni interessanti in Giappone, dove troviamo valutazioni attraenti, rischi relativamente limitati e bassa correlazione agli altri titoli che deteniamo in portafoglio, e infine ci sono i settori che sono stati colpiti dalla pandemia”, dove ci sono oggi molti titoli sottovalutati.

 

È quindi chiaro che ci siano diverse aree in cui gli investitori attivi possono trovare valore oggi” concudono i gestori di Schroders. “Riteniamo che il ‘value’ abbia grandi possibilità di rialzo, visti gli attuali livelli di dispersione delle valutazioni, e che possa offrire un’ottima protezione dai rischi di ‘bolla’. Continuiamo a ritenere che lo stile ‘value’ dovrebbe occupare una collocazione di lungo termine in qualsiasi portafoglio”.

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