Tech cinese, un’opportunità per gli investitori

Branda (UBS AM): “Con l’UBS ETF (LU) Solactive China Technology UCITS ETF, volevamo replicare un indice che fosse diversificato, quindi che non avesse una concentrazione eccessiva sui singoli titoli”
28/05/2021 | Lorenza Roma

Il governo cinese ha indicato le industrie ad alta tecnologia come priorità strategica di crescita. UBS Asset Management (UBS AM) ha da poco lanciato su Borsa Italiana l’UBS ETF (LU) Solactive China Technology UCITS ETF, che mira a investire nelle 100 maggiori società a orientamento tecnologico con sede nella Cina continentale. Ne abbiamo parlato con Francesco Branda, head ETF & Index Fund Sales Italy di UBS Asset Management.

 

Perché bisognerebbe investire nel tech cinese? Tra le principali aree globali l’Asia ha sicuramente maggiori prospettive di crescita, per questioni legate alla demografia e a politiche monetarie e fiscali che possono essere molto flessibili. Se pensiamo all’area asiatica ci focalizziamo molto di più sulla Cina che ha un’economia in continua crescita da oltre trent’anni. Abbiamo visto che anche nella fase recessiva legata al Covid-19, la Cina nonostante fosse il paese più colpito dalla pandemia, ha avuto la prontezza di reagire più velocemente. Se andiamo a guardare i numeri, è stata l’unica macro zona a registrare un risultato positivo sopra il 2% (l’Eurozona ha perso il 6%, gli Stati Uniti hanno perso più del 3% e il Giappone ha perso intorno al 5%). La tecnologia intesa in senso ampio sta facendo girare l’economia a livello globale. Nello specifico, per quanto riguarda il mercato cinese, il governo ha indicato le industrie ad alta tecnologia come priorità strategica di crescita. L'investimento per rafforzare i produttori nazionali ha iniziato a pagare e il settore tecnologico è uno dei principali motori di crescita per il paese, con la sua economia digitale che rappresenta circa il 30% del PIL, dato più che raddoppiato dal 2008. Noi intendiamo la tecnologia in senso ampio. Oltre a selezionare società del settore tecnologico tradizionale e del sottosettore della tecnologia sanitaria, nell’indice replicato dal nostro ETF, Solactive China Technology, includiamo anche società che traggono la maggior parte dei loro ricavi da varie attività commerciali innovative e legate alla tecnologia, tra cui genomica, robotica e automazione, cybersecurity, intrattenimento digitale, cloud computing, auto del futuro, blockchain e social media. Quindi con tecnologia non intendiamo solo i semiconduttori ma tutte quelle attività di business che possono essere collegate a un aspetto tecnologico e dove ci aspettiamo che continui questo processo di evoluzione dell’economia globale della Cina.

 

Il governo cinese ha indicato le industrie ad alta tecnologia come una priorità strategica di crescita con l’economia digitale che rappresenta già circa il 30% del PIL. In che modo gli investitori possono avvalersi di questa opportunità? Quando si costruisce un ETF quello che noi facciamo come emittenti è cercare di creare l’indice migliore. Il nostro obiettivo era costruire un indice che fosse diversificato, quindi che non avesse una concentrazione eccessiva sui singoli titoli. Abbiamo preso in considerazione grossi campioni azionari, quotati sia sulla borsa di Hong Kong sia sulla borsa americana, di grandi dimensioni, che avessero una componente del fatturato importante legata alla tecnologia, per dare la possibilità agli investitori di investire in modo diversificato su campioni azionari su cui il governo cinese sta spingendo per il piano di crescita.

 

Come può essere gestito il rischio valuta? Abbiamo emesso due share class, una a cambio aperto e un’altra a cambio coperto euro hedged. In questo caso l’investitore copre il rischio valuta comprando la share class euro hedged. Per quanto riguarda la gestione del rischio, tutto dipende dalla scelta del cliente, se vuole avere una copertura valutaria oppure se preferisce mantenere un’esposizione sulle valute su cui sono orientati i titoli.

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