Le banche centrali non taglieranno i loro bilanci

Ned Naylor-Leyland (Jupiter AM): “È la cosa di cui i nostri clienti si preoccupano di più perché sanno che non è prezzata e non sanno che cosa accadrà concretamente”
04/06/2021 | Daniele Riosa

Durante questi 15 mesi di pandemia la risposta delle banche centrali è stata senza precedenti. Ned Naylor-Leyland, head of gold&silver di Jupiter AM, e Daniel Masters, presidente di CoinShares, nel corso dell’evento organizzato da Jupiter AM “The Value of Active Minds”, hanno convenuto che “è poco probabile che le banche centrali taglino i loro bilanci nonostante abbiano annunciato che lo faranno”.

Il gestore di Jupiter sottolinea che "la cosa che non è ancora stata prezzata è questa espansione dei bilanci delle banche centrali. Questa è la variabile più, non direi mispriced, ma 'unpriced' nei mercati. È la cosa di cui i nostri clienti si preoccupano di più perché sanno che non è prezzata e non sanno che cosa accadrà concretamente”. Inoltre per Naylor-Leyland “il recente aumento dell'inflazione è almeno principalmente un fenomeno monetario”.

Anche i dati confermano le preoccupazioni dell’analista della società londinese. Nel corso del dibattito sono stati divulgati i dati di un sondaggio fatto tra oltre 100 professionisti del settore. Poco meno la metà di questi, precisamente il 45%, concorda sul fatto che ci sia una maggiore sfiducia nei confronti nel sistema monetario globale e che siamo vicini a una svolta sostanziale. A questo proposito Masters di CoinShares ha rilevato come, negli ultimi anni, le banche centrali abbiano avuto meno indipendenza rispetto allo Stato nel ridurre i loro bilanci o intraprendere azioni indipendenti. Soprattutto “durante il mandato di Donald Trump. L’ex presidente USA, infatti, ha sottolineato a più riprese che la FED dovrebbe tenere i tassi bassi per sempre”.

Masters si dice preoccupato che questa rotta interventista possa cambiare e ha ricordato, attraverso esempi storici, ciò che può accadere quando le cose vanno male per una banca centrale o una valuta, anche dopo anni di relativa stabilità. "Nel famoso caso della Repubblica di Weimar ciò che mi ha colpito è stata la rapidità con cui il marco si è deteriorato visto che si è trasformato in spazzatura nel giro di soli quattro anni. In questo momento le cose vanno bene e tutto sembra essere sotto controllo. Ma non si sa mai veramente quando arriva il punto di svolta e nel momento in cui che si va oltre può essere molto difficile tornare indietro".

Ned Naylor-Leyland sottolinea che è “l'inflazione a dominare l'attuale narrativa di mercato, non i tassi Per tanto tempo è stata la direzione dei tassi di interesse a dominare la conversazione sui mercati, ora è la direzione dell'inflazione a farlo. Le indicazioni della Federal Reserve sono state piuttosto coerenti dall'inizio della pandemia, mentre la reazione dei mercati obbligazionari a queste indicazioni è passata da eccessivamente favorevole a eccessivamente aggressiva. Ma mentre il mercato obbligazionario guida i tassi di interesse, gli investitori generalisti pensano soprattutto all'oro come copertura dell'inflazione. È interessante notare che stiamo assistendo a un'inflazione molto forte dei prezzi dei generi alimentari in molte zone del mondo, compresi gli Stati Uniti. Dato il comportamento degli investitori generalisti, non sorprende che l'inflazione dei prezzi dei prodotti alimentari sia stata in passato strettamente correlata ai prezzi dell'oro e dell'argento, e quindi è una tendenza che vale la pena monitorare da vicino”.

Siamo alla fine del ‘superciclo monetario’? Il manager risponde che “nella strategia gold and silver di Jupiter investiamo attivamente in azioni di società minerarie aurifere ed argentifere insieme a lingotti d'oro e d'argento fisici. Crediamo che questo offra il potenziale per generare rendimenti superiori quando i prezzi dell'oro e dell'argento sono in aumento, poiché le azioni delle società minerarie tendono a salire (e scendere) più dei prezzi dei metalli stessi. C'è stato un grande disallineamento nella performance delle azioni sottostanti nello spazio dei metalli monetari, tra quelle che hanno fatto bene negli ultimi sei mesi e quelle che sono state colpite a causa della liquidazione delle posizioni (per lo più a leva) dei grandi investitori in indici. Un ultimo punto di interesse per gli investitori in oro e argento è il concetto di ‘superciclo delle materie prime’ che è in giro da anni”.

“A mio parere – ribadisce l’economista - il modo in cui le materie prime si stanno comportando indica un superciclo, ma sembra più un ‘superciclo monetario’ che potrebbe finire con implicazioni per tutte le asset class. Nella strategia, abbiamo cercato di approfittare di questo fenomeno negli ultimi mesi, acquistando titoli di qualità inclusi negli indici che sono calati in modo sostanziale senza una buona ragione. Da tempo si sta preparando una tempesta perfetta dal punto di vista monetario. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve ha confermato che qualsiasi aggiustamento della politica monetaria sarà fatto con molto anticipo. Allo stesso tempo, il controllo della curva dei rendimenti rimane probabile, non menzionato ma in agguato sullo sfondo. Il calo dei tassi d'interesse reali sembra quindi inevitabile. Vediamo ulteriori stimoli, pacchetti fiscali e monetari di sostegno e banche centrali accomodanti come l’evidenza di quello che rimane un ambiente macroeconomico altamente stressato”. 

“Una volta che i tassi d'interesse reali riprenderanno il loro trend secolare verso il basso – conclude Naylor-Leyland - il mercato dei metalli monetari dovrebbe recuperare ‘leva, momentum e narrativa’; una prospettiva ottimistica per gli investitori in oro e argento”.

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