Inflazione, la velocità di circolazione della moneta

Di norma la velocità di circolazione della moneta rispetto al reddito presenta una curva decrescente graduale e varia in misura moderata rispetto a un trend stabile. L'analisi di Invesco
10/06/2021 | Lorenza Roma

Quando si discute delle prospettive di inflazione con economisti e non, emerge spesso il tema della velocità di circolazione della moneta rispetto al reddito. Di solito se ne parla nell’intento di indebolire la tesi secondo la quale la crescita monetaria è un indice predittivo affidabile dell’inflazione o del reddito nominale. Si sentono affermazioni come “la velocità è instabile”, oppure “la velocità è diminuita a tal punto da compensare l’aumento di M2”. Ecco cosa ne pensa a riguardo John Greenwood, chief economist di Invesco.

 

"L’evidenza storica sia a livello internazionale che negli Stati Uniti è assolutamente chiara: di norma la velocità di circolazione della moneta rispetto al reddito presenta una curva decrescente graduale e varia in misura moderata rispetto a un trend stabile, salvo in caso di turbative rilevanti, monetarie o di altra natura", ha spiegato l'economist. In economia, per velocità di circolazione della moneta rispetto al reddito s’intende il rapporto tra il reddito nazionale nominale, o PIL, e l’aggregato monetario ampio", ha sottolineato Greenwood che ha aggiunto "Se esaminiamo i dati storici degli Stati Uniti, notiamo che il trend della velocità prima della seconda guerra mondiale presenta anch’esso una curva decrescente. Anche se la qualità dei dati del PIL nominale probabilmente non è estremamente affidabile, il calo annuale medio della velocità di circolazione della moneta rispetto al reddito da 4,57 nel 1869 a 1,16 nel 1946 è stato pari a -1,5% p.a.", ha aggiunto l'economist.

 

“Durante alcune fasi significative del periodo post-bellico gli Stati Uniti non hanno registrato la curva decrescente costante che caratterizza gran parte delle altre economie. La storia della velocità della moneta negli USA dal 1960 può essere sintetizzata in quattro fasi molto diverse fra loro", ha precisato Greenwood.

 

"In conclusione, sulla base di un attento studio dell’andamento della velocità in molti paesi e di epoche diverse, si può affermare che la velocità negli Stati Uniti non è né instabile né comportamentalmente diversa dalla velocità in altri paesi. La recente virata al ribasso del 23% della velocità è stata provocata dai lockdown a causa dei quali il PIL nominale (nel numeratore) è sceso ed M2 (nel denominatore) ha registrato un notevole aumento. Poiché la velocità tende a diminuire nel tempo, è estremamente probabile che la velocità negli Stati Uniti ritorni al trend nei prossimi anni. Di conseguenza, il reddito nominale USA è anch’esso destinato a registrare un incremento significativo della crescita. Dal momento che il PIL reale ha un potenziale di rialzo limitato nel breve termine, l’eccedenza della crescita nominale rispetto alla crescita reale si manifesterà sotto forma di inflazione più elevata", ha concluso 

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