È sempre l’ora dell’obbligazionario. La view di T. Rowe Price

Gli esperti della società si aspettano “ulteriori aumenti dei tassi" e vedono "diversi fattori di rischio, quali la fine del quantitative easing e l’inizio di un nuovo ciclo di inasprimento monetario”
11/06/2021 | Daniele Riosa

Un faro sul mercato obbligazionario. E’ stata questa in sintesi la digital conference di T. Rowe Price. L’evento online, L'ora dell'obbligazionario, ha visto la partecipazione degli esperti del fixed income della scocietà (Arif Husain, head of international fixed income e gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV Dynamic Global Bond, David Stanley, gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV Euro Corporate Bond Fund e Mike Della Vedova, co-gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV Global High Income Bond Fund e del fondo T. Rowe Price Funds SICAV European High Yield Bond Fund) che hanno risposto ad alcune fondamentali domande fatte da Donato Savatteri, head of southern europe di T. Rowe Price.

Savatteri, introducendo gli ospiti, sottolinea come sia "sempre l’ora dell’obbligazionario, come è sempre l’ora dell’azionario: in un portafoglio ben diversificato entrambe le componenti giocano un ruolo cruciale. Ci concentriamo però sull’obbligazionario, un’asset class rimasta forse più nell’ombra durante la pandemia, dove ci avvaliamo di profonde competenze di 227 analisti dedicati, per 273 miliardi di dollari statunitensi in gestione, ripartiti su un’ampia gamma di strategie che spaziano su tutto lo spettro obbligazionario”.

Di seguito le domande e le risposte che si sono succedute nel corso dell'evento digitale.  

Come valuti la ripresa dei mercati e le pressioni inflazionistiche, con particolare riferimento alla tua asset class?

Arif Husain risponde che “il mondo sta ripartendo dopo la crisi da Covid-19. È come se fosse in corso una grande festa, supportata dalle politiche fiscali, da quelle monetarie, dai vaccini e dalle riaperture delle economie. Tutto questo ha portato gli asset verso l’alto, con enormi quantità di denaro nel mondo in cerca di domicilio. Dopo la festa però, arriverà un mal di testa che metterà i tassi di interesse sotto pressione. Ci aspettiamo ulteriori aumenti dei tassi di interesse e vediamo diversi fattori di rischio, quali la fine del quantitative easing, l’inizio di un nuovo ciclo di inasprimento monetario, i timori legati all’inflazione in crescita e i deficit fiscali in aumento. L’inflazione in particolare pone grossi rischi, anche per i mercati europei, sebbene si tratti di un fenomeno che parte anzitutto dagli Stati Uniti: se i tassi Usa saliranno, anche quelli europei lo faranno a seguire. In più, a tendere la BCE effettuerà meno acquisti, riducendo il proprio supporto. Siamo dunque in un contesto dove i rendimenti mancano – basti guardare ai BTP a dieci anni i cui rendimenti sono ai minimi storici – e il mercato dei bond resta estremamente fragile, quindi servono flessibilità e selezione”.

Per Mike Della Vedova “il mercato high yield l’anno scorso ha subito una volatilità più elevata rispetto ad altre asset class obbligazionarie, con picchi di allargamento degli spread del credito fino a 1200 pb a cui però è seguito un forte restringimento fino a circa i 400 pb di oggi, grazie alla forte risposta fiscale e monetaria alla crisi. Oggi gli spread sono nella parte più stretta del range degli ultimi due anni, a fronte di uno scenario di mercato molto più favorevole. Ciò che bisogna tenere a mente, però, è che nell’high yield ci si focalizza su società sub-investment grade, già deboli dal punto di vista dei fondamentali, e le si guarda in modo individuale. Un periodo di crescita economica, che è quello che ci attendiamo ora con la ripresa, supporterà queste aziende in modo proporzionalmente superiore rispetto ad altre. I rendimenti sono basati sulle performance effettive dell’azienda, quindi condizioni economiche migliori favoriscono in primis le società più deboli. Ecco perché l’high yield ha performato bene storicamente nei contesti di pressioni inflazionistiche e aumento dei rendimenti dei Treasury”.

David Stanley sostiene che “per quanto riguarda il comparto investment grade, il focus al momento è prevalentemente sui fondamentali. La pandemia ha avuto un impatto negativo su di essi, ma la ripresa è già iniziata soprattutto sul fronte degli utili, e le aziende sono riuscite a gestire in modo efficiente i flussi di cassa e i livelli di indebitamento. I livelli di leva finanziaria hanno raggiunto il picco nel terzo trimestre dell’anno scorso, ma la combinazione di ripresa degli utili e diminuzione del debito ha portato a una riduzione di questa nell’ultimo trimestre del 2020. Riassumendo, possiamo affermare che i fondamentali nel segmento investment grade continuano ad essere molto solidi”.

Perché dovremmo investire nel tuo fondo?

“Perché – risponde Arif Husain - abbiamo la metodologia, il processo di investimento, la flessibilità e il team per raggiungere con successo, in qualsiasi contesto di mercato, tutti e tre gli obiettivi che ci siamo prefissati: rendimenti positivi costanti, preservazione del capitale e diversificazione. Negli ultimi mesi, la correlazione tra bond ed equity è passata da negativa e positiva, e resterà positiva nel prossimo futuro. La nostra grande flessibilità ci permette di creare diversificazione anche in un contesto di correlazioni positive, tanto che nel tempo in media la nostra correlazione con gli asset rischiosi è sempre stata a zero o lievemente negativa. Abbiamo una grande flessibilità di gestire attivamente duration, allocazione per Paesi e gestione delle curve dei rendimenti ed è tramite questi tre canali che miriamo a generare performance constanti nel tempo”.

Secondo Mike Della Vedova “il rischio principale per il mercato high yield è quello dei default, mentre la fonte principale di rendimento è lo spread. Ora, i tassi di default stanno calando e sono oggi molto gestibili, rispetto ai livelli storici. Bisogna ricordare che la crisi da Covid è stata la prima a non implicare una crisi del credito: le aziende hanno mantenuto l’accesso al capitale e hanno gestito i propri bilanci. Tutto ciò si traduce in un contesto meno rischioso per l’high yield. Inoltre l’high yield ha offerto un ritorno significativo per unità di rischio, considerando che il massimo drawdown è solo la metà di quello azionario. È un mercato avviato a beneficiare molto della ripresa economica, ed è meno volatile di altre asset class con caratteristiche simili”.

Per David Stanley “l’outlook per i bond IG non è particolarmente positivo al momento, dato che sebbene fondamentali e fattori tecnici siano positivi, le valutazioni sono estreme. Tuttavia, riteniamo che il segmento continui ad essere sicuro e attraente in un contesto di bassi rendimenti come quello attuale. Continuiamo a trovare interessanti opportunità. A livello di settore, favoriamo quello bancario, che è entrato nella pandemia in una posizione di relativa solidità, i REIT, soprattutto quelli legati alla logistica, e le telecomunicazioni. A livello di singoli nomi, Lufthansa è un esempio di azienda in cui si può generare alpha acquistando i bond a breve scadenza e mantenendoli fino alla maturità. Sebbene il settore sia stato colpito duramente dal virus e l’azienda abbia subito diversi downgrade, Lufthansa ha beneficiato di un enorme pacchetto di supporto da parte del governo tedesco. Un altro esempio interessante riguarda la nostra analisi ESG, che è integrata nel processo di investimento in tutte le strategie di T. Rowe Price, che ci ha segnalato Credit Suisse come azienda da monitorare per la componente etica, sulla base delle controversie che la hanno interessata in passato ma anche nei mesi recenti. Per questo abbiamo venduto le posizioni che detenevamo in portafoglio. Un’ulteriore dimostrazione dell’importanza dell’analisi ESG e di come questa possa avere effetti positivi sulla performance”.  

“Riassumendo quindi, nonostante le valutazioni estreme, continuiamo a trovare un gran numero di opportunità attraenti, che ci permetteranno di continuare a generare performance positive”, conclude Stanley.

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