FED, tapering in vista. I commenti dei gestori

Dopo la riunione di mercoledì, l'annuncio potrebbe arrivare già nel corso del meeting di settembre del FOMC
17/06/2021 | Daniele Riosa

Mentre la Fed non ha cambiato la propria politica monetaria, la riunione del Fomc di mercoledì sera è stata l'occasione per chiarire le aspettative dei suoi membri sui tassi di riferimento. Nicolas Forest, global head of fixed income and member of the executive committee di Candriam, sottolinea che “con due rialzi dei tassi previsti nel 2023 (proiezioni mediane) è stato difficile per il presidente Jay Powell mostrarsi accomodante”.

“Il mercato – prosegue l’esperto - sembrava credere ai messaggi rassicuranti di una inflazione transitoria. Tuttavia, con due potenziali rialzi nel 2023, ciò che sta prendendo forma è effettivamente la normalizzazione monetaria con un potenziale arresto degli acquisti di asset nel 2022. Si tratta chiaramente della prospettiva di una stretta monetaria nei prossimi anni che, anche se del tutto logica, era stata messa in secondo piano dai mercati. I tassi americani a breve termine hanno reagito al rialzo con un aumento di quasi 10 punti sulla scadenza a 5 anni e il dollaro si è fortemente apprezzato”.

Luca Tobagi, cfa investment strategist di Invesco, spiega che “la Fed sta cercando di non farsi trovare impreparata nel caso l’inflazione si muovesse al rialzo con più intensità di quanto previsto nei mesi scorsi e il dot plot lancia un segnale del fatto che un’inflazione per periodi anche prolungati sopra l’obiettivo medio del 2% è accettabile, ma il rischio di lasciare surriscaldare l’economia lo è molto meno e si vuole evitare. La variabile chiave a questo punto, dopo questo passaggio sul fronte inflazione, è l’andamento del mercato del lavoro. La Fed è stata chiara: non ci sono solo il numero di posti e il tasso di disoccupazione, ma metriche a più ampio spettro, come la partecipazione della popolazione alla forza lavoro”.

Secondo Tiffany Wilding, economista esperta di America Settentrionale di PIMCO, crede che “il piano preferito dalla Fed e la tempistica del tapering diventeranno più chiari nelle prossime riunioni. Tuttavia, dopo la riunione di mercoledì, crediamo che l'annuncio potrebbe arrivare già alla riunione di settembre del Fomc. Quando la Fed ridurrà il ritmo mensile degli acquisti, seguirà probabilmente un percorso pianificato e graduale che richiede circa due o tre trimestri. Il presidente Powell ha riaffermato che il comitato vuole fornire un preavviso prima di qualsiasi decisione di tapering. Sospettiamo che questo potrebbe venire sotto forma di guidance che afferma che il Fomc si aspetta ulteriori progressi sostanziali ‘presto’”.

Per Wilding “le prospettive sono migliorate significativamente dall'ultimo SEP rilasciato a marzo. Di conseguenza, l'attenzione dei partecipanti al Fomcv si è spostata dalla gestione dei rischi al ribasso dell'economia alla gestione dei rischi al rialzo delle aspettative di inflazione. Questo ha spinto il comitato a iniziare le discussioni sul tapering e a rivedere le sue previsioni sul percorso atteso dei tassi di interesse. Tuttavia, pensiamo che il Fomc sia ancora fermamente impegnato nella sua nuova strategia di politica monetaria, ma se le condizioni cambieranno ancora una volta l’outlook della Fed, le sue prospettive per il bilancio e i tassi cambieranno ancora una volta con esse”.


Oliver Blackbourn, multi-asset portfolio manager di Janus Henderson Investors, osserrva che “la Federal Reserve ha mosso i primi timidi passi verso un tracciato più aggressivo. I mercati lo hanno percepito immediatamente. Nonostante la policy sia rimasta invariata, le proiezioni intermedie per i tassi di interesse hanno subito un’impennata rispetto alle previsioni di fine 2023. Inoltre, si è finalmente iniziato a parlare di tapering, che però rimane ancora lontano, come suggerito dal presidente Powell, dato che il FOMC attende ulteriori passi avanti dell’economia”.  

Blackbourn nota che “come sempre, data l'importanza della Fed per i mercati globali, ci sono state reazioni immediate in tutte le asset class. Il dollaro statunitense si è rafforzato contro l'euro, poiché le valute continuano a rispondere ai cambiamenti dei rendimenti reali. Un rendimento reale più alto rende il dollaro più attraente per gli investitori. Allo stesso tempo, l’incremento dei rendimenti reali ha pesato sul mercato azionario statunitense nei momenti immediatamente successivi alla dichiarazione, poiché le valutazioni elevate sono state giustificate dai rendimenti bassi. Mentre l’indice S&P 500 ha rimbalzato abbastanza rapidamente, i mercati emergenti hanno sentito gli effetti sia di un dollaro americano più forte che del rialzo dei rendimenti americani”.

Paolo Zanghieri, senior economist di Generali Investments, spiega che "Il FOMC prevede per quest’anno un rimbalzo più marcato e inflazione superiore a quanto previsto a marzo. In larga misura ciò rappresenta un marking to market rispetto ai recenti dati, senza ripercussioni sulle previsioni 2022 e 2023. La fine del supporto fiscale rallenterà la crescita, che comunque resterà ben al di sopra del potenziale 2%. L'inflazione dovrebbe poi tornare a una dinamica più lenta, rimanendo appena sopra l'obiettivo del 2% in entrambi gli anni. Entro il 2023, con la disoccupazione di nuovo al minimo decennale del 3,5% raggiunto appena prima dello scoppio della pandemia, le condizioni per il decollo saranno quindi soddisfatte. Il presidente Powell ha provato a minimizzare l’aspetto dei “dots”, indicando che due anni sono un lungo lasso di tempo e che discutere concretamente di un rialzo dei tassi resta prematuro. Inoltre, i dots sono limitati previsori delle effettive mosse della Fed".

Per il macro & strategy team di Mirabaud AM sono “tre le principali questioni al centro dell'ultima riunione del Fomc: In primo luogo, l’attenzione si è concentrata sul carattere ‘transitorio’ (o meno) dell’inflazione. Attraverso i cosiddetti ‘dot plot’, una maggioranza di membri del FOMC (13 su 18) prevede almeno due rialzi dei tassi nel 2023. A marzo, solo sette membri avevano previsto un aumento dei tassi tra due anni. Pur essendo ancora in minoranza, sette membri (da quattro che erano in precedenza) si aspettano un aumento dei tassi il prossimo anno. Il presidente Powell ha sottolineato che per quanto riguarda la natura transitoria dell'inflazione ‘dobbiamo essere umili’, mentre questo ‘non era il momento di giungere a conclusioni forti’ sui driver dell'inflazione. Si tratta di un cambiamento rispetto all’insistenza vista in passato sulla natura fondamentalmente transitoria degli aumenti dell'inflazione. Il secondo elemento principale, importante per gli attori del mercato, riguarda il tapering. In merito, il presidente Powell ha parlato di condizioni per il tapering ‘ancora lontane’, anche se ‘continueranno a progredire’. La Fed è ‘fiduciosa che siamo in direzione di un rafforzamento del mercato del lavoro’, secondo la dichiarazione del presidente Powell, in contrasto con le affermazioni precedenti che sottolineavano il continuo e grande rallentamento del mercato del lavoro statunitense. Un terzo elemento è di natura tecnica e si concentra sui tassi a breve termine. A causa dell'eccesso di liquidità nel sistema finanziario, i tassi del mercato monetario sono estremamente bassi. La Fed non vuole che i tassi di interesse rimangano a livelli così bassi, dato che il tasso effettivo dei Fed funds è ad appena sei punti base”.

“A tale scopo - concludono gli analisti di Mirabaud - la Federal Reserve ha aumentato i tassi IOER (Interest Rate on Excess Reserves) e RRP (Reverse Repurchase Agreement) di cinque punti base ciascuno. Il presidente Powell ha sottolineato che la facility di reverse repo sta raggiungendo il suo obiettivo, cioè mettere un limite al di sotto dei tassi di mercato mensili”.

Manuel Pozzi, direttore investimenti di M&G Investments, constata che “attualmente cinque membri del FOMC (contro tre precedenti) pensano a un aumento dei tassi nel 2022 e due vedono possibili due ritocchi il prossimo anno. Sul 2023 c’è ora più dispersione delle posizioni, con vari membri che immaginano tassi tra lo 0,6% e l’1,2%, mentre addirittura due membri ipotizzano un 1,5% più di oggi. La mediana delle attese si è alzata da zero a due ritocchi dei tassi nel 2023. Le attese per il lungo termine non sono, invece, cambiate: si prevede un rialzo del rendimento del Treasury a 10 anni di 8 punti base, nonostante resti ben al di sotto dell’1,74% di fine marzo. I rendimenti dei Treausry sono adesso un po’ superiori rispetto ai giorni scorsi, ma comunque inferiori ai livelli di 3 mesi fa. Notiamo anche un leggero rialzo dello spread sul mercato ad alto rendimento. Nel breve termine sarà difficile vedere grandi scossoni di mercato ma avvicinandosi al 4° trimestre, quando nei nuovi dati potremo verificare la situazione del mercato del lavoro post aiuti straordinari legati alla pandemia, in quanto i sussidi extra termineranno a settembre, potremo analizzare i dati macro e quelli relativi all’inflazione. Fino a giugno i dati di CPI saranno alti per via di un effetto “confronto” con i 12 mesi precedenti, periodo iniziale della pandemia”.

Sul fronte del credito, “lo spread delle obbligazioni corporate potrebbe allargarsi temporaneamente quando si inizierà a parlare veramente di tapering ma, con i fondamentali in miglioramento, nel medio termine dovrebbe restare relativamente una buona area d’investimento. A proposito della duration, nel medio termine i titoli a duration medio/lunga potrebbero subire delle perdite per via del rialzo dei rendimenti. Meglio preferire quindi strategie con duration bassa o zero oppure a tasso variabile laddove il rendimento totale non sia abbastanza alto da compensare questi possibili ribassi dei prezzi. Sulle valute, è possibile che il dollaro si rafforzi quando la Fed si attiverà. Il biglietto verde potrebbe quindi rivelarsi un buon diversificatore di portafoglio qualora la Banca centrale USA dovesse suscitare agitazione sui mercati. I Paesi emergenti in generale “soffrono” un contesto di dollaro forte, tuttavia ricordiamo che molte valute emergenti partono da valutazioni attraenti. Meglio dunque adottare strategie miste con dollaro e valute locali in questo contesto”.

Keith Wade, chief economist di Schroders, rileva che "l’ultimo meeting del Federal Open Market Committee (FOMC) non ha portato a cambiamenti sul fronte dell’impostazione delle politiche, ma a una chiara, e a nostro avviso tempestiva, inclinazione verso una politica più restrittiva in futuro. Ci aspettiamo che le pressioni inflazionistiche si ridurranno nel corso di quest’anno, ma che poi aumenteranno di nuovo nel 2022 quando l’output gap si chiuderà e l’economia si surriscalderà. La Fed difficilmente potrà mantenere un atteggiamento passivo in questo contesto e dovrà agire per prevenire un aumento significativo delle aspettative sull’inflazione, che naturalmente porterebbero a un incremento sostenuto dell’inflazione attraverso una maggiore crescita salariale".

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