Investitori esteri, cresce la fiducia nell’Italia

E’ quanto rileva l’EY Europe Attractiveness Survey, che ha analizzato l’andamento degli investimenti esteri in Europa e indagato il livello di attrattività di ciascun Paese
22/06/2021 | Paola Sacerdote

Qual è la percezione degli investitori esteri nei confronti del nostro Paese? Quali sono le criticità e quali i punti di forza dell’Italia agli occhi dei player internazionali? Sono i temi indagati nel recente report EY Attractiveness Survey, che ha analizzato l’andamento degli investimenti esteri in Europa e ha indagato il livello di attrattività di ciascun Paese, con un focus in particolare sull’Italia.

 

Tra le principali evidenze, dall'analisi emerge innanzitutto che nel 2020 i progetti d’investimento diretto estero sono cresciuti del 5%, ma la quota di mercato europea detenuta dall’Italia e rimasta ferma al 2% nonostante resti la quarta economia in Europa in termini dimensionali.

 

Quanto al livello di ottimismo e fiducia sul futuro dell’Italia, il 48% dei manager intervistati ha intenzione di investire in Italia in futuro e il 60% è convinto che nei prossimi 3 anni il Paese sarà più attrattivo. I settori che attraggono maggiormente gli investitori sono i servizi B2B (13%), software e IT (12%), logistica e wholesale (12%), seguiti da finanza (8%) e farmaceutico (7%).

 

In termini geografici Stati Uniti (24%), Francia (16%) e Germania (12%) sono tra i maggiori investitori in Italia, seppure l’origine dei flussi resti geograficamente diversificata. Il Nord-Ovest si conferma l’area più attrattiva, seguita dal centro Italia (24%).

 

Tra le criticità evidenziate dagli investitori esteri, al primo posto troviamo l’incertezza a livello di regolamentazione (56%) seguita da un eccessivo carico burocratico per il business (55%). Le aree in cui l’Italia deve concentrarsi secondo i manager delle società investitrici sono la riduzione delle tasse (29%), il sostegno alle piccole-medie imprese (28%) e la riduzione del costo del lavoro (28%) Per le aziende che già operano nel Paese, invece, dal report emerge che è più rilevante l’incentivazione alle politiche di sostenibilità ambientale (35%), mentre meno preponderante appare l’intervento sul costo del lavoro (20%).

 

“L’Italia è attrattiva. È riuscita ad esserlo nell’anno difficile del 2020, con una performance del +5% di progetti di investimento diretto estero annunciati e in fase di implementazione, in alcuni casi con un trend migliore di altre grandi economie europee, tra cui Regno Unito e Francia. Anno su anno, l’incremento dei progetti in Italia ha segnato uno stacco in parziale controtendenza rispetto alla media europea” ha dichiarato Massimo Antonelli, ad di EY in Italia e managing partner dell’area Mediterranea, commentando i risultati dell’EY Attractiveness Survey. “Se è vero che questo è un segnale positivo di ripresa, la porzione degli investimenti diretti esteri destinati al nostro Paese rimane comunque limitata. C’è necessità che le migliori risorse dell’Italia siano convogliate per rendere il Paese più attrattivo e competitivo a livello internazionale. Bisogna ricreare un clima generale di fiducia, soprattutto ora che le sfide del rilancio promosso tramite il Next Generation EU sono prossime, e avranno un impatto forte sulla competitività dell’Europa intera. Serve un esercizio collettivo da parte di istituzioni e aziende affinché questo segnale positivo sia stimolo alla crescita e possa diventare strutturale”.

 

“Gli investitori esteri guardano all’Italia con fiducia rinnovata ed ottimismo. Il 60% dei manager intervistati è infatti convinto che nei prossimi tre anni il Paese avrà migliorato la propria competitività a livello europeo, e quasi la metà si dichiara pronto a espandere le proprie attività sul nostro territorio" – ha aggiunto Marco Daviddi, Mediterranean leader per l’area strategy and transactions di EY. "Una porzione rilevante di nuovi flussi d’investimento punta all’Italia per il proprio know-how tecnico e per la qualità del capitale umano. Occorre lavorare su questi aspetti per valorizzare le eccellenze del nostro Paese anche in ambiti a maggior valore aggiunto, tra cui ricerca e sviluppo, processi manifatturieri e relativi controlli qualità. Le infrastrutture esistenti non sono viste come un limite agli investimenti, nonostante la disomogeneità di varie aree del Paese, che necessitano di investimenti per guadagnare competitività. Rafforzare la domanda interna è un’ulteriore leva attivabile per consentire di attrarre più investimenti in futuro, con un conseguente impatto su occupazione e crescita. In Italia un’inversione del clima di fiducia di consumatori e imprese è stata rilevata anche da Istat, con un incremento osservato da febbraio scorso in avanti”.

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