Asset management, una macchina da 100 trilioni di dollari

E seppure i dati del 2020 siano stati positivi sul fronte dell'AuM, in termini di profittabilità la strada è in salita. Così rivela lo studio di BCG
15/07/2021 | Marcella Persola

L’industria del gestito esce dall’esperienza pandemica più forte ma non più ricca. E’ questo uno degli highlights che accompagna la pubblicazione della nuova edizione di Global Asset Management 2021 realizzata da The Boston Consulting Group.

 

La macchina del gestito da 100.000 miliardi di dollari, nel corso dell’anno pandemico  ha visto crescere l’AuM di 10 mila miliardi, passando da 93 mila a 103 mila miliardi di dollari. Un risultato stupefacente se si pensa che a marzo il cigno nero sanitario pareva aver cancellato in pochi giorni anni di guadagni. Grazie al supporto di banche centrali e governi, però, le borse hanno recuperato e superato in fretta i livelli pre-pandemici, mentre gli investitori hanno presto ritrovato la fiducia.

 

Lo studio mostra come i portafogli retail si siano gonfiati dell’11% a 42 mila miliardi, il 41% degli attivi totali, quelli degli istituzionali siano saliti con eguale tasso a 61 mila miliardi, il residuo 59% del mercato. I flussi netti hanno raggiunto 2800 miliardi di dollari, in linea con la media dell’ultima decade, con un contributo dei piccoli risparmiatori doppio rispetto a quello degli istituzionali.

 

“Nel corso dell’ultimo anno, l’industria dell’asset management si è dimostrata resiliente con crescita delle masse non prevedibile a inizio pandemia, uscendo dal 2020 in una posizione di forza. Tuttavia, con l’auspicabile fine della crisi, gli asset manager si apprestano ad affrontare una nuova sfida su modello di business e profittabilità. Per rimanere competitive, le aziende dovranno rivedere le proprie strategie di crescita, offerta prodotti e adattare rapidamente i propri modelli di business alle nuove esigenze di relazione con i clienti, con un forte focus sulle competenze digitali che sfruttino il potere dei dati e degli analytics” afferma Giovanni Covazzi, principal di BCG.

 

Anche il mercato italiano ha mostrato resilienza, con un risultato lievemente inferiore al dato globale. Gli AuM sono saliti del 6% a 2200 miliardi. “Il tasso di crescita in Italia è inferiore al dato globale – spiega Covazzi, ma è comunque elevato se si considera che la pandemia ha colpito il Paese prima e più a lungo che altrove. Inoltre, il portafoglio degli investitori italiani è storicamente meno esposto sull’azionario e quindi il rimbalzo delle borse globali si è riflesso meno sui patrimoni gestiti.”  

Nel secondo semestre i flussi hanno ripreso vigore, trainati soprattutto dal retail che rappresenta il 66% del patrimonio gestito locale.

 

Guardando poi al futuro secondo BCG saranno distintività dell’offerta sui private markets, distribuzione digitale e attenzione alla clientela retail tra gli elementi che determineranno la futura prosperità dei gestori del risparmio. La personalizzazione e consulenza per gli istituzionali si rivelerà fondamentale, secondo gli esperti della società di consulenza, ad esempio con le assicurazioni che sono alla ricerca di investimenti con orizzonti e rendimenti allineati alle loro passività per le quali l’offerta dovrà essere tarata al loro profilo di rischio nonché ai requisiti di capitale e reporting definiti dai regolatori. Anche il retail sta diventando un attore emergente nel mondo degli alternativi, e i gestori sono al lavoro per adeguarne l’offerta.

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