Emergenti, dal Covid un’opportunità inaspettata

Mee (Schroders): “Per gli investitori, i cambiamenti portati dalla pandemia, potrebbero giustificare un nuovo modo di guardare a questi mercati”
21/07/2021 | Redazione Advisor

L’ultimo decennio ha rappresentato una sfida per i mercati emergenti. Kristjan Mee, strategist, research and analytics di Schroders, ricorda che “i titoli azionari hanno sottoperformato in modo persistente rispetto a quelli dei mercati sviluppati, mentre sul fronte del debito dal 2011 le obbligazioni in valuta locale hanno generato un total return vicino allo zero. Inoltre, nei Paesi più vulnerabili, l’impatto della pandemia da Covid-19 è stato drammatico”.

Nonostante le incertezze, l’esperto crede che “le economie emergenti potrebbero avere l’opportunità inaspettata di riemergere più forti dalla pandemia. Per gli investitori, questi sviluppi probabilmente giustificano una rivalutazione delle sfide e delle opportunità poste dai mercati emergenti. La ragione principale per cui diversi Paesi emergenti sono stati in difficoltà negli ultimi 10 anni può essere individuata nell’incapacità di accumulare sufficienti risparmi. Paesi come Brasile, Sudafrica e Messico hanno registrato tassi di risparmio ben al di sotto di quanto sia necessario per finanziare l’economia. Ciò ha portato a una crescita strutturalmente bassa, un’inflazione elevata e crescenti livelli di debito pubblico. Al fine di colmare il gap tra risparmi e investimenti, i Paesi hanno dovuto gestire i deficit delle partite correnti, rendendoli dipendenti dagli afflussi di capitale straniero. Ma quando il sentiment verso i mercati emergenti si è inasprito a metà dello scorso decennio, gli afflussi si sono interrotti, portando a una persistente debolezza delle valute emergenti”.

L’economista spiega che “con la spesa pubblica in forte aumento durante la pandemia, sembrerebbe che i risparmi siano diminuiti ulteriormente. Tuttavia, un aspetto positivo è che i risparmi privati, nella maggior parte dei casi, sono aumentati anche più dei deficit pubblici. Le partite correnti delle economie emergenti, che riflettono l’equilibrio aggregato tra risparmi e investimenti, sono infatti migliorate notevolmente dall’inizio della pandemia. Probabilmente alcuni di questi miglioramenti si invertiranno una volta che le restrizioni saranno allentate, ma la crescita dei risparmi privati è stata una tendenza di lungo periodo in molti Paesi, già prima del Covid-19. Anche se è troppo presto per dire se tale trend persisterà, il primo risultato dell’aumento dei risparmi è stato che le nuove emissioni di titoli di Stato nei Paesi emergenti sono state finanziate quasi esclusivamente dagli investitori locali, piuttosto che da investitori stranieri. Questo potrebbe aiutare a porre fine almeno alla forte debolezza della valuta che ha pesato sugli asset delle economie emergenti nell’ultimo decennio”.

I mercati emergenti "hanno affrontato sfide significative negli ultimi 10 anni. Tuttavia, con la crescita dei risparmi privati, i prezzi più elevati delle commodity e l’aumento degli scambi globali, i fondamentali sono forse più positivi di quanto si temesse a causa della pandemia globale. Sebbene le prospettive di crescita sul lungo periodo restino contenute a causa degli anni di investimenti insufficienti, il miglioramento dei fondamentali potrebbe almeno mettere un freno alla precipitosa debolezza valutaria che ha pesato sugli asset dei Paesi emergenti".

"La domanda - conclude Mee - è se questi miglioramenti saranno sostenibili nel tempo. Per gli investitori i cambiamenti portati dalla pandemia di Covid-19 potrebbero giustificare un nuovo modo di guardare ai mercati emergenti. Alcuni dei venti contrari strutturali, se non sono scomparsi, si sono almeno ridotti”.

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