Frenata della crescita nel secondo semestre

Tentori (AXA IM): “Regna alta l’incertezza sulla politica monetaria che potrebbe essere chiamata a una stretta globale”
02/08/2021 | Redazione Advisor

“Il National Bureau of Economic Research (NBER), organo accreditato a definire la durata ufficiale dei cicli economici statunitensi, ha recentemente proclamato che la recessione da Covid-19 ha avuto una durata di soli due mesi da febbraio ad aprile 2020”. Come spiega Alessandro Tentori, cio di AXA IM Italia, “si tratta quindi della recessione più breve della storia economica degli Stati Uniti, molto più breve dei sei mesi di contrazione registrati da gennaio a luglio 1980”.

Il gestore rileva che “il rimbalzo congiunturale a seguito di questo violento shock da domanda è stato ed è innegabilmente altrettanto pronunciato. Le stime del Fondo Monetario Internazionale (IMF) parlano chiaro: la crescita mondiale è attesa al 6% nel 2021 e al 4.9% nel 2022, a seguito di una contrazione del 3.2% nel 2020. Non lontane le stime degli analisti di AXA IM, che prevedono un 5.7% e un 4.3% rispettivamente nel 2021 e 2022. In questa breve newsletter, vorrei aggiungere qualche tonalità di colore a questo quadro congiunturale che a primo avviso può apparire tanto ottimistico quanto noioso”.

“Una stima di crescita su base annua – spiega il manager - non esclude la possibilità di una dinamica congiunturale all’interno dei dodici mesi. Per esempio, i dati sugli ordinativi USA ci avvertono che la crescita potrebbe aver visto un picco nel secondo trimestre dell’anno in corso. Un quadro simile si evince dall’analisi degli anticipatori del ciclo, come per esempio gli indici PMI, che fanno presagire un periodo di rallentamento della crescita nelle economie avanzate per la seconda metà del 2021. I vari colli di bottiglia apparsi di recente nella catena di produzione globale sono un elemento cruciale per stimare l’entità di questo probabile rallentamento congiunturale. Non sono solo le scorte e la disponibilità di semiconduttori a ripercuotersi sul processo di produzione, ma anche i costi del trasporto merci e la parziale carenza di forza lavoro. Per esempio, il costo di shipping di un container standard è salito in media da 1900 dollari a 8900 dollari negli ultimi dodici mesi”.

L’inflazione “è un altro fattore cruciale per le stime congiunturali di medio periodo. La narrazione mainstream di un periodo ‘transitorio’ di crescita dei prezzi oltre il limite del 2% è ancora universalmente accettata dai mercati. Ma non mancano i punti di domanda. Nessun banchiere centrale osa pronunciarsi in merito alla durata effettiva di questo periodo transitorio di inflazione. Anzi, il Fondo Monetario ha addirittura lanciato un allarme nell’outlook di luglio:‘Esiste il rischio che queste pressioni transitorie possano diventare più persistenti e che le banche centrali siano chiamate a una azione preventiva’. L’aumento dei tassi di alcune banche centrali dell’Unione Europea, come per esempio la Banca Nazionale Ceca oppure la Banca Nazionale Ungherese, nonché la decisione della Bank of Canada e della Reserve Bank of New Zealand di ridurre lo stimolo monetario del quantitative easing sottolineano la crescente preoccupazione per il livello dei prezzi e per le possibili dinamiche di inflazione”.

In sintesi, l’economista pensa che “nei prossimi sei mesi si verificherà un rallentamento della crescita, ma che ex post si tratterà solo di una stabilizzazione sopra il potenziale espresso delle economie avanzate. Resta ovviamente da capire la portata dei cambiamenti di regulation inaugurati da Pechino, nell’ottica di controllare sia il livello di leva finanziaria sia i parametri socio-economici di lungo periodo. In tutto questo regna alta l’incertezza sulla politica monetaria, che potrebbe essere chiamata a una stretta globale nel caso che questo periodo transitorio di inflazione duri più a lungo del previsto. Mentre il mercato del lavoro USA si appresta a entrare in regime di piena occupazione nei prossimi mesi, aumentando così la pressione sui salari, i prezzi delle materie prime sono saliti del 30% da inizio anno, cioè da quel gennaio in cui i vertici di Washington iniziavano a parlare di effetto transitorio e di inflazione in calo nel 2022”.

“Temo che - conclude Tentori - l’inflazione USA rimarrà ben al di sopra del 2% per diversi trimestri, forse più di quanto la Federal Reserve sia disposta a tollerare in base alla nuova strategia monetaria”.

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