Puntare sugli High Yield

“L'inflazione avrà un picco per poi tornare ordinatamente a convergere su livelli più normali”. Ne è convinto Alex Pelteshki, gestore di Aegon AM che indica i segmenti dell'obbligazionario su cui investire e quelli da evitare.
09/08/2021 | Max Malandra

Il primo semestre dell’anno è stato vissuto, sui mercati finanziari, con l’angoscia del ritorno dell’inflazione. Il rendimento dei Treasury è passato dallo 0,9 all’1,7% nel giro di pochi mesi, salvo tornare in area 1,20% a fine luglio. Anche a seguito delle “non mosse” delle Banche Centrali che hanno confermato le proprie politiche e dei governi che mantengono stimoli fiscali e incentivi.

Ma come occorre muoversi sui mercati? E con quali prospettive? Lo abbiamo chiesto ad Alex Pelteshki, co-gestore dell’Aegon Strategic Global Bond Fund di Aegon AM.

 

Le paure di inflazione sono ancora valide, anche alla luce delle dichiarazione di BCE e FED?

Nel breve l’indice dei prezzi sale, ma le Banche Centrali non hanno chiamato la call to action. Mentre proseguiamo lungo il 2021 e ci dirigiamo verso il 2022, c'è la possibilità che l’inflazione diventi leggermente più resistente su livelli più alti, anche oltre i target. La prospettiva comune è che l'inflazione avrà un picco per poi tornare ordinatamente a convergere su livelli più normali.

Sebbene non condividiamo l’idea che tutto procederà nella massima semplicità, crediamo anche che le forze deflazionistiche di lungo termine presenti ormai da un decennio alla fine torneranno a fare voce grossa, normalizzando l’inflazione sul medio/lungo periodo. Non pensiamo quindi sia il caso di preoccuparsi particolarmente.

 

Come occorre posizionare il portafoglio in caso di ripresa dell'inflazione? E invece nel caso si rivelasse un fuoco di paglia?

Questo non è il momento di abbandonare completamente le allocazioni sul reddito fisso, sebbene gli investitori, in questo contesto, si trovino tipicamente di fronte a due paure.

La prima è l’impatto di una elevata inflazione sul valore dei loro beni. Un'inflazione più alta tende infatti a portare a rendimenti più alti e, di conseguenza, a maggiori tassi d'interesse. Ciò può portare alla diminuzione del valore nominale dei loro beni.

La seconda preoccupazione riguarda invece l’effetto sul valore reale degli asset. Questo impatto è più importante, ma non è immediatamente osservabile. Può accadere nello sfondo, lentamente.

Piuttosto che guardare alle oscillazioni dei prezzi delle obbligazioni, gli investitori dovrebbero prestare attenzione alle reazioni da parte delle Banche Centrali, preparandosi per navigare un futuro a breve che inevitabilmente vedrà un aumento dell’inflazione. Per fare ciò, occorre dirigere lo sguardo verso le parti dei mercati che possono affrontare meglio il contesto inflazionistico crescente.

È di fondamentale importanza decidere dove investire all'interno del reddito fisso, su quali settori e su che singole obbligazioni. È necessario trovare modi o veicoli in cui investire che possano compensare alcuni dei danni che possono verificarsi.

Uno di questi settori è l'High Yield. Tendiamo a vedere il mercato dell'alto rendimento performare meglio in questo contesto inflazionistico rispetto alle obbligazioni societarie investment grade o ai titoli di stato. Questo è dovuto al fatto che il mercato high yield e le aziende al suo interno sono meno sensibili ai cambiamenti dei tassi d'interesse. Inoltre, i modelli di business delle società che appartengono alla fascia dell’alto rendimento sono anche orientati a fare bene nei periodi di ripresa economica - che tende a guidare l'inflazione - creando un buon contesto per la redditività.

Naturalmente, investendo nell'High Yield ci si assume più rischio di credito. Tuttavia, riteniamo quest’area del mercato migliore per compensare alcune delle altre perdite che ci si potrebbe aspettare in altre parti del reddito fisso.

 

Da quali segmenti del mondo obbligazionario occorre invece stare alla larga?

Dato il basso livello dei rendimenti e la ripresa economica in corso, saremmo cauti nell'allocare in modo significativo nei mercati dei titoli di Stato core.  Anche se l'attuale picco d'inflazione è transitorio, è ancora difficile giustificare le attuali valutazioni dei titoli di Stato e i rendimenti dovrebbero tendere al rialzo nel medio termine.

Abbiamo ridotto la nostra allocazione al rischio di tasso d'interesse del Regno Unito, in quanto il mercato sta sottovalutando la ripresa ciclica in corso e, a sua volta, la tempistica di un rialzo dei tassi della Bank of England.

Anche se favoriamo le obbligazioni societarie rispetto ai titoli di Stato, stiamo scartando le obbligazioni non finanziarie difensive che sono scambiate con spread molto bassi, in quanto offrono un rialzo molto limitato, anche in un contesto macroeconomico favorevole.  Se la ripresa economica dovesse subire una brusca frenata, questi asset offrirebbero poca protezione.

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