Mercati, niente panico in caso di scossoni

Le valutazioni sono ancora interessanti e non bisogna cedere alla paura in caso di brusche correzioni. La view di GAM (Italia) SGR
17/08/2021 | Redazione Advisor

Le valutazioni continuano a rendere interessanti le borse europee, nonostante il potenziale ritorno del “rischio politico” sul listino di Londra con la richiesta del governo inglese di rivedere i termini del trattato con l’UE, e resta l’invito a non cedere al panico quando si verificheranno nuove brusche correzioni sui mercati. E’ questa in sintesi la view di Carlo Benetti, market specialist di GAM (Italia) SGR.

 

 “L’accordo del dicembre 2020 aveva finalmente riportato chiarezza sui termini dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione e, dopo cinque anni di sottoperformance rispetto alle principali borse mondiali, aveva riportato fiducia” osserva Benetti. “Tornare a discutere dell’accordo che aveva restituito certezza e fiducia significa riportare indietro di un anno le lancette dell’orologio finanziario britannico. Diversa la condizione degli altri listini europei, indifferenti alle giravolte di Johnson: performance sostenute da robusti dati economici, dal ritorno della fiducia in imprese e famiglie e dalle positive attese di utili societari”.

 

“L’esperienza dei mesi scorsi e gli scossoni che non mancano ricordano di gestire con cautela le scelte di settori e stili di investimento perché l’alternarsi delle preferenze si verifica all’improvviso e con violenza, complici anche le incertezze sull’inflazione e le possibili conseguenze della variante Delta”. In tale contesto, la “modesta proposta" di Benetti a proposito dei possibili scossoni dei mercati è “no panic!”, non cedere alla paura.

 

“Nelle ultime sedute di fine luglio si è verificato il rimbalzo dei titoli value e ciclici nel convincimento che non si tornerà alle chiusure dello scorso anno, che la moral suasion dei governi (o le maniere forti come in Francia) aumenteranno il tasso di copertura vaccinale indebolendo la minaccia del virus” spiega l’esperto. “La modesta proposta a non cedere al panico si riferisce al futuro: si fanno sempre più frequenti le reazioni violente dei mercati, per l’accesso diretto di molti investitori singoli, per fattori tecnici come gli automatismi delle ricoperture, oppure per comportamenti alterati dall’euristica della rappresentatività, la scorciatoia mentale che da certe premesse conduce a conclusioni affrettate e, puntualmente, sbagliate”.

 

“Mettiamo in fila le informazioni che conosciamo: con le vaccinazioni di massa si rafforza la ripresa, il rallentamento della curva delle vaccinazioni negli Stati Uniti preoccupa ma è prematuro trarre conclusioni sulla qualità della crescita nei prossimi mesi; il mercato del lavoro continua a creare nuovi posti di lavoro senza generare, per ora, tensioni salariali, mancano circa sei milioni di posti di lavoro per uguagliare l’occupazione di gennaio 2020. L’inflazione è stata condizionata dall’eccezionalità della pandemia; la scomparsa della domanda nei settori più sensibili al Covid-19 ha fatto crollare i prezzi che ora reagiscono alla lunga compressione” prosegue Benetti.

 

In Europa le condizioni sono diverse da quelle degli Stati Uniti, il Vecchio Continente esce da un decennio di crescita modesta, molto al di sotto del potenziale e non ci sono rischi di sovra-riscaldamento dell’economia, gli stimoli comunitari non sono paragonabili a quelli degli Stati Uniti. “Semmai c’è il rischio che il cosiddetto “effetto base” si presenti dopo l’estate con valori di inflazione che potrebbero non essere “moderatamente sopra l’obiettivo”, come ha detto Lagarde, ma decisamente alti. Un periodo di inflazione superiore all’obiettivo sarebbe forse utile per assicurare che l’economia europea “si riprenda completamente con il pieno impiego di capitali e lavoro” scrive Christian Odendhal del Centre for European Reform. Odendhal mette in guardia dalla tentazione di agire troppo presto sulla politica monetaria per una malintesa paura dell’inflazione e così “soffocare la ripresa economica”.

 

“Anche i banchieri centrali sono a un bivio: con il nemico alle porte, l’inflazione, è più difficile confermare il “lower for longer”, bassi tassi di interesse per un prolungato periodo di tempo. La BCE per il momento conferma l’attuale stance fino a fine marzo 2022 e “in ogni caso finché non sarà ritenuta superata la crisi per il coronavirus”. Le condizioni di scenario e le considerazioni di metodo rafforzano la nostra modesta proposta, non cedere al panico, mai” conclude Benetti.

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