L’equity cinese offre interessanti prospettive

Calef (Notz Stucki): “Per creare ricchezza e per mantenersi competitivi a livello mondiale, le autorità continueranno ancora a supportare l’innovazione tecnologica”
30/08/2021 | Daniele Riosa

“Tra luglio e agosto gli interventi degli organi regolamentari cinesi hanno causato un forte trambusto sui mercati, con uno degli indici più rappresentativi, ovvero l’MSCI China, che da inizio anno sta cedendo quasi 20 punti percentuali”. Giacomo Calef, country manager di Notz Stucki, rileva che “il governo cinese, infatti, sembra voler assumere una maggiore presa sull’economia, anche a discapito di alcune aziende che potrebbero vedere sfumare la possibilità di condurre un business profittevole”.

Il gestore sottolinea che “l’intenzione sarebbe, da un lato, quella di contenere lo strapotere delle aziende tecnologiche e di evitare che i dati digitali vengano condivisi con i competitor occidentali. Ad esempio oggi chi ne paga maggiormente le conseguenze è Alibaba. La big tech è stata la prima e la più grande vittima dell'indagine antitrust cinese, che lo scorso 10 aprile ha multato il colosso per la cifra record di 2,8 miliardi di dollari. Ma dall’altro lato, il crackdown potrebbe avere a che fare con un importante indirizzamento dell’espansione economica. Ciò che è accaduto, infatti, con riguardo al settore dell’istruzione privata deve essere valutato con attenzione: nel giro di poco tempo il governo ha quasi neutralizzato un settore da circa 120 miliardi di dollari. Il sistema scolastico è molto competitivo ed in genere le famiglie si fanno carico di spese ingenti per poter istruire i propri figli, mentre molte aziende (come ad esempio TAL Education) nel corso degli anni hanno avuto un grande successo, sviluppando un’ampia offerta di servizi digitali”.

Ma quale sarebbe, dunque, il vero obiettivo? L’analista risponde che “potrebbe essere quello di favorire un aumento della natalità, riducendo il carico di spesa che le famiglie devono sostenere per crescere i propri figli. Secondo il National Statistics Bureau of China (NBS) la popolazione cinese è cresciuta da 1,4 miliardi nel 2010 a ‘solo’ 1,412 miliardi nel 2020, registrando un tasso medio di incremento annuo ai minimi storici, pari a +0,53%”.

Pertanto, alla luce di quanto sta accadendo, un investitore potrebbe ancora essere attratto dall’equity cinese? “Noi riteniamo che la regione offra comunque delle interessanti prospettive. Infatti per creare ricchezza e per mantenersi competitivi a livello mondiale, le autorità continueranno ancora a supportare l’innovazione tecnologica, guidata da Intelligenza Artificiale, semiconduttori, automazione industriale e green energy”.

“Tuttavia - conclude Calef - il clima di incertezza oggi rende più complesso il processo di investimento e, per tale motivo, a nostro avviso la selezione delle aziende su cui puntare dovrebbe essere assegnata ad abili gestori locali”.

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