Colossi del petrolio e sfide ambientali

Oggi le grandi compagnie petrolifere sono sottoposte a forti pressioni legate al cambiamento climatico e alla decarbonizzazione. L'analisi di Capital Group
31/08/2021 | Paola Sacerdote

Oggi le maggiori compagnie petrolifere sono sottoposte a forti pressioni in merito al contributo che intendono fornire agli obiettivi di azzeramento delle emissioni nette entro il 2050.

 

"Da diversi anni osserviamo che i colossi del petrolio investono in misura minore nelle loro attività tradizionali e che molti di essi sono sottoposti a pressioni verso un disinvestimento di determinate attività di combustibili fossili" osserva Darren Peers, analista di investimenti azionari di Capital Group. "Una possibile implicazione potrebbe essere che alcuni asset petroliferi tradizionali passeranno da società petrolifere quotate in borsa a produttori meno attenti agli aspetti ambientali e sottoposti a minori verifiche delle emissioni. Sebbene le società perseguano, a livello individuale, gli obiettivi di azzeramento delle emissioni nette, il bilancio delle emissioni globale potrebbe rimanere invariato. I minori investimenti nelle attività del petrolio potrebbero determinare una flessione dell’offerta proprio quando la domanda mondiale sta registrando una ripresa. Questo, a sua volta, potrebbe portare a un aumento dei prezzi del petrolio e le grandi compagnie petrolifere potrebbero trovarsi di fronte a un dilemma interessante: se i prezzi del petrolio rimarranno elevati, saranno ancora disposte a sacrificare investimenti in quell’attività per portare avanti la transizione verso le energie rinnovabili? Al momento non c’è una risposta chiara"

 

Per le compagnie petrolifere, il dilemma è come realizzare una decarbonizzazione che sia anche economicamente redditizia – e anche a quale velocità farlo, e in che misura. "Non abbiamo ancora ben chiaro quanto rapidamente stia avvenendo la nostra transizione collettiva verso un’economia a ridotta impronta di carbonio" prosegue Peers. "È probabile che, ancora per diversi anni, la domanda di petrolio e gas continuerà a crescere, per poi stabilizzarsi e iniziare molto lentamente a diminuire. Questo possibile sviluppo è dovuto ai rapporti economici attuali: gli idrocarburi sono ancora il modo più conveniente di alimentare le società e la crescita delle loro economie. Questo non sarebbe uno scenario dirompente per le grandi compagnie petrolifere, se non per il fatto che continueranno ad essere considerate il problema, e non la soluzione".

 

Un’altra possibilità, continua Peers, "è che vengano sviluppate altre tecnologie per la riduzione del carbonio e che le tecnologie esistenti diventino economicamente più accessibili prima del previsto e/o che varie regioni siano disposte a imporre un prezzo del carbonio più elevato. Una maggiore spinta a muoversi verso la parte discendente della curva economica dei costi aiuterebbe le organizzazioni e le società a compiere il salto". 

 

"Le compagnie petrolifere hanno diverse potenziali aree su cui concentrarsi nell’ambito delle energie alternative" osserva ancora l'analista. "Per esempio, la catena di valore delle energie rinnovabili ha una struttura simile a quella del settore energetico. Tuttavia, gli asset sono diversi: potrebbe trattarsi della produzione di energia (ad es. costruzione di parchi eolici offshore), del trasporto di una particolare forma di energia alternativa come l’idrogeno (ad es. costruzione di condutture) o della distribuzione finale ai clienti (ad es. stazioni di ricarica per veicoli elettrici). L’idrogeno e i biocarburanti offrono un’ulteriore gamma di potenziali opportunità".

 

"Se il mondo dovrà raggiungere l’obiettivo di azzeramento delle emissioni nette di carbonio entro il 2050, saranno necessari investimenti massicci nelle fonti di energie alternative" conclude Peers. "Questa potrebbe essere un’enorme opportunità per le grandi compagnie petrolifere – sempre che riescano a trovare un vantaggio interessante a livello di costo in una di queste aree".

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