11/09, il mondo è cambiato. O forse no?

Venti anni dopo l'attentato alle Torri Gemelle gli USA lasciano l'Afghanistan in mano ai Talebani, che proteggevano Bin Laden. Siamo al punto di partenza? O gli equilibri economici, politici e sociali sono modificati?
11/09/2021 | Francesco D'Arco

La mattina dell'11 settembre 2001 alcuni terroristi di Al-Qaeda dirottarono quattro aerei e li fecero volare contro le Torri Gemelle a New York. Fu l'incidente terroristico più mortale della storia e il coinvolgimento militare degli Stati Uniti in Afghanistan si è trasformato nella guerra più lunga nella storia americana. Il Dow Jones nelle ore successive agli attacchi perse il 14%. Il costo delle operazioni anti-terroristiche e delle spese militari per le guerre in Afghanistan e Iraq è stimato attorno ai 4.400 miliardi di dollari. Altri 40 miliardi furono spesi esclusivamente per aumentare la sicurezza negli aeroporti.

 

Vent’anni dopo quella tragica giornata gli Stati Uniti hanno abbandonato l’Afghanistan lasciandolo in mano ai Talebani, che lo controllavano prima dell’intervento americano nel 2001 e che proteggevano Bin Laden mentre Washington gli dava la caccia. La sensazione di essere tornati al punto di partenza è forte, soprattutto per tutti coloro che ancora hanno in mente le immagini di quella lontana mattina che, ricordiamolo, si chiuse con un bilancio drammatico: quasi 3.000 vittime e circa 6.000 feriti.

 

L’attentato dell’11 settembre 2001 è uno di quegli eventi che, in questo secolo, hanno fatto urlare al cambiamento sociale, economico e politico del mondo. Eppure questo ritorno “al punto di partenza” spinge a pensare che nulla sia veramente cambiato. In realtà, questo epilogo inatteso (la restituzione dell’Afghanistan ai talebani) nasconde una lunga serie di cambiamenti che sono evidenti se guardiamo all’andamento del PIL delle grandi potenze, all’andamento del commercio internazionale e all’andamento della democrazia a livello globale.

 

Secondo una recente analisi pubblicata dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e curato da Alberto Guidi (Osservatorio Geoeconomia ISPI), Filippo Fasulo (Osservatorio Geoeconomia ISPI) e Aldo Liga (Osservatorio MENA ISPI): “in questi 20 anni gli States hanno perso la leadership solitaria dell’economia mondiale. Nel giro di due decenni il PIL cinese è passato dal 12 al 70% di quello americano” scrivono in un report dedicato all’anniversario dell’11 settembre 2001 gli esperti dell’ISPI. Non solo. “Pechino si è anche progressivamente affermata come partner commerciale di riferimento a livello globale: nel 2000, erano 163 i Paesi che commercializzavano di più con gli USA che con la Cina, dopo 20 anni questi paesi sono solo 52”. Un risultato frutto anche dell’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio avvenuta sempre nel 2001, nel mese di dicembre. Gli Stati Uniti facilitarono questo ingresso sperando di contenere l’ascesa di Pechino, ma non fecero i conti con la guerra al terrore, esplosa con le Torri Gemelle, né con la crisi finanziaria internazionale esplosa nel 2008 con il fallimento di Lehman Brothers. Né tanto meno con la pandemia che stiamo ancora vivendo. E così si è arrivati al sorpasso della Cina che oggi conta 142 paesi che commerciano più con Pechino che con Washington rispetto ai 32 del 2001.

 

Tutto questo scenario si inserisce in un contesto che ha visto il fallimento della strategia di esportazione della democrazia: secondo i dati resi noti dall’ISPI (e che potete vedere in fondo a questo articolo) i paesi “non liberi” sono passati in 15 anni (dal 2005 al 2020) da 45 a 54, con un conseguente calo dei paesi che possono essere considerati “liberi”. In messo rimane quasi invariata la quota di paesi parzialmente liberi. Ma a differenza del 2001 oggi molte di queste nazioni avanzano con più forza una richiesta di avere una maggiore voce nella gestione delle questioni globali. Anche a causa della perdita di credibilità di molte organizzazioni internazionali (dovuta anche alla gestione a tratti caotica della crisi sanitaria e sociale generata dal Covid-19).

 

Oggi è importante fermarsi e riflettere sui cambiamenti reali avvenuti tra il 2001 e il 2021 per comprendere meglio quanto sta accadendo a livello politico, economico e sociale, anche in seguito alla pandemia, e riflettere sulle molteplici strade che si possono intraprendere nel prossimo futuro (anche quando si parla di sostenibilità e di investimenti). Se non partiamo da quel 11 settembre 2001, e dalla fotografia di quel mondo, non potremo mai immaginare il nuovo mondo. 

 

 

 

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