I giochi di equilibrismo della Bce

Le implicazioni delle future “ricalibrazioni” del sostegno monetario dell’istituto di Francoforte nell’analisi di La Financière de l’Echiquier
14/09/2021 | Redazione Advisor

Le parole contano. E la politica monetaria, ancorché efficace, è spesso fatta di parole. Al riguardo, è emblematico l'ultimo intervento della presidente della Banca Centrale Europea in cui, commentando il suo operato durante la conferenza stampa organizzata al termine del comitato di politica monetaria del 9 settembre, ha dichiarato: "The Lady is not tapering, she’s recalibrating”.

 

“Il mercato ha riservato un’accoglienza positiva alla notizia che - tra l’altro - non è giunta inaspettata” osserva Alexis Bienvenu, gestore di La Financière de l’Echiquier. “Del resto, il verbo "ricalibrare" è molto meno impattante di "ridurre il sostegno monetario", anche se di questo si tratta. La BCE non acquisterà più 80 miliardi di euro al mese di obbligazioni nell'ambito del PEPP (Programma di acquisto per l’emergenza pandemica) ma leggermente di meno. O piuttosto – poiché il termine "ridurre" avrebbe un’accezione troppo negativa – continuerà ad acquistare ma a un "ritmo moderatamente inferiore". Di quanto? Non è dato sapere. Comunicare un importo incuterebbe troppi timori? Molti ipotizzano una riduzione dell'ordine di 10-20 miliardi di euro al mese”.

 

“Ma non illudiamoci” prosegue Bienvenu. “Al di là delle parole utilizzate si tratta effettivamente di una riduzione del sostegno monetario, almeno nell’ambito di questo preciso programma. Così facendo, la BCE - una volta tanto - precede la banca centrale degli Stati Uniti che ha di recente indicato che il tapering era allo studio. La parola tabù è stata effettivamente usata: "tapering" significa reale riduzione dell'offerta monetaria”.

 

A prima vista, le prospettive di queste ricalibrazioni potrebbero preoccupare i mercati. Eppure non succede. Perché? “Innanzitutto, in questa fase del ciclo sono perfettamente legittime” prosegue il gestore. “Nei Paesi ricchi, anche se nascondono alcune fragilità, la crescita e l'inflazione stanno mostrando una forza rara e sono incontestabili. Un’elevata inflazione potrebbe infatti rivelarsi più duratura del previsto, provocando una stretta più brutale. Solo il tempo ce lo dirà”.

 

In secondo luogo, spiega ancora Bienvenu, “la BCE ha almeno un altro programma di acquisto, precedente: l'APP (Asset Purchase Programme) pari attualmente a 20 miliardi di euro al mese e privo di una data di fine prestabilita. Anche se non ve ne sono garanzie, è ipotizzabile che il suo ritmo acceleri e vada, almeno in parte, a compensare la riduzione del PEPP”.

 

Infine, secondo Biernvenu queste "ricalibrazioni", anche se vigorose, non sconvolgerebbero totalmente la dinamica dei flussi dei titoli di Stato. “In effetti, le banche centrali dei principali Paesi detengono ormai una quantità significativa del loro debito sovrano (o della loro zona): circa il 20% per gli Stati Uniti, ancora di più per l’Eurozona e soprattutto per il Giappone. Il semplice fatto che le banche centrali reinvestano lo stock in scadenza assicura ai governi una quota significativa dei loro bisogni annuali di rifinanziamento. Quindi, finché le banche centrali non riducono i loro bilanci - e al momento non se ne parla assolutamente - il finanziamento dei governi è ampiamente agevolato”.

 

Questo meccanismo rischia di fare una fine tragica? “Probabilmente no” - conclude il gestore – “perché più le banche centrali sono impegnate in questa logica, più hanno interesse a mantenerla e a coordinarsi per evitare un crollo sistemico. Gli squilibri cronici e concertati creano così le condizioni per un equilibrio rafforzato - un equilibrio di ampia portata”.

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