Commodity col vento in poppa nei prossimi anni

Nitesh Shah (WisdomTree): “Il boom nel settore delle infrastrutture e la transizione energetica probabilmente spingeranno al rialzo molte materie prime”
30/09/2021 | Daniele Riosa

“Il nostro outlook sulle commodity per il prossimo anno dipenderà principalmente da tre fattori: un contesto inflazionistico più elevato rispetto agli ultimi decenni, un aumento strutturale della domanda di materie prime, trainato da un boom delle infrastrutture, una rinnovata attenzione all’ambiente che farà salire la domanda per determinate materie prime e, allo stesso tempo, presenterà delle sfide in termini di crescita dell’offerta”. Nitesh Shah, director, research di WisdomTree, rileva che “sebbene già da tempo si parli di aumento dell’inflazione, il mercato sembra essere stato colto di sorpresa”.

A suo avviso, “il mantra che le banche centrali recitano da tempo circa la transitorietà del quadro inflazionistico elevato risulta sempre meno credibile. Tuttavia, allo stesso tempo, pensiamo che la maggior parte delle banche centrali non sarà in grado di affrontare le cause profonde dell’inflazione attraverso la sola politica monetaria. Gli shock sul lato dell’offerta sono responsabili di gran parte delle pressioni inflazionistiche odierne e l’irrigidimento della politica monetaria, che potrebbe sia ridimensionare i programmi di acquisto di bond che rialzare i tassi d’interesse, farà ben poco per affrontare i colli di bottiglia dell’offerta che stanno facendo salire i prezzi. Gli investitori che intendono proteggersi dall’inflazione elevata, in particolare da quella inattesa, dovrebbero considerare le commodity. Che si tratti dell’interruzione nell’operatività dei gasdotti con conseguente aumento del prezzo della benzina oppure di fenomeni di siccità con conseguente aumento del prezzo dei prodotti alimentari, sono molte le materie prime i cui prezzi reagiranno, offrendo una copertura naturale alle crescenti pressioni avvertite nel paniere dei consumi”.  

“È piuttosto chiaro - constata il gestore - che alcune materie prime saranno indispensabili per garantire il progresso della transizione energetica; che la loro produzione sia sufficiente è invece un aspetto meno chiaro. Negli ultimi anni, gli investimenti in conto capitale nel settore minerario sono stati lenti. Tenendo presente le lunghe tempistiche tra l’inizio degli investimenti e l’aumento della produzione in una miniera, sul fronte dell’offerta potrebbero esserci degli ostacoli nel medio termine. Inoltre, una rinnovata attenzione alle ripercussioni sull’ambiente spingerà le aziende del settore minerario ad adottare pratiche maggiormente eco-friendly. Tutti questi sviluppi positivi renderanno l’industria più sostenibile. Tuttavia, potremmo scoprire che, mentre il settore opera questa correzione, l’attività subisce un rallentamento”.

“Le materie prime - ricorda l’esperto - sono entrate in un ciclo rialzista nel 2020, quando il mercato ha avviato la ripresa dopo il forte calo all’inizio della pandemia. Tuttavia, i persistenti effetti del Covid-19 stanno ancora ostacolando le catene dell’offerta e aumentando l’inflazione, sommandosi ai tradizionali fattori d’inflazione dovuti all’eccesso di domanda. Le commodity rappresentano una copertura contro l’inflazione e generalmente sono destinate a prosperare, soprattutto sulla scia delle generose disponibilità monetarie già presenti nel sistema”.

“Anche se il catalizzatore d’inflazione svanisce con il passaggio al ciclo economico successivo, il boom nel settore delle infrastrutture e la transizione energetica probabilmente spingeranno al rialzo molte materie prime negli anni a venire”, conclude Shah.

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