E’ il momento di sovrappesare la liquidità

Dati i i timori del mercato per una possibile stagflazione, è opportuno ridurre in chiave tattica il rischio privilegiandola rispetto al credito. L’analisi di Robeco
11/10/2021 | Redazione Advisor

Dato che i mercati hanno rivisto al rialzo le probabilità di stagflazione per l’economia globale, crediamo che questo sia il momento giusto per ridurre in chiave tattica il rischio sovraponderando la liquidità rispetto al credito fino a quando i timori di stagflazione non si placheranno” E’ quanto sostiene Peter van der Welle, strategist del team Multi Asset di Robeco.

“Il tema della stagflazione che sta prendendo piede nelle discussioni di mercato perderà forza solo se la crescita globale tornerà a sorprendere al rialzo, se vi saranno indicazioni di un alleggerimento delle pressioni sulle catene di produzione, o ancora se le imprese riusciranno ad adattarsi al rincaro delle materie prime e ad annunciare comunque un aumento dei margini nei prossimi trimestri” prosegue lo strategist.

 

Considerando lo scenario macroeconomico nei prossimi 6-12 mesi, Robeco ritiene che questi timori di stagflazione siano esagerati e che potrebbero riconvertirsi verso un clima di maggiore ottimismo sul piano macro. “Nel 2022 l’economia globale sarà sostenuta dalla resilienza dei consumi, favorita dalla crescita dei salari, dagli alti prezzi degli immobili residenziali e dalla ricchezza finanziaria, abbinata a un eccesso di risparmio. I risparmi involontari accumulati dalle famiglie statunitensi ammontano attualmente a 3.300 miliardi di dollari. In aggiunta, l’aumento della spesa per investimenti delle imprese e la ricostituzione delle scorte contribuiranno all’espansione dell’attività economica ben oltre il quarto trimestre del 2021”.  

 

Purtroppo, osserva lo strategist, “la stagflazione pone le banche centrali di fronte a un dilemma, non trovandosi nella posizione di intervenire per contrastare l’aumento dell’inflazione – ad esempio riducendo l’offerta di moneta nell’economia – senza pregiudicare un’incipiente ripresa economica e aggravare ulteriormente la disoccupazione. Da molti anni le valutazioni obbligazionarie sono sostenute in parte dalla liquidità immessa dalle autorità monetarie nell’economia mediante i programmi di acquisti di obbligazioni (QE). Per effetto dell’ingente liquidità in eccesso fornita dalle banche centrali i mercati del credito hanno subito una compressione in termini di ampiezza e di velocità straordinarie. Ci ritroviamo così con mercati del credito che fanno registrare valutazioni elevate in una fase iniziale di espansione del ciclo economico, in modo apparentemente disconnesso dal ciclo finanziario”.

 

Questo scenario lascia però ben sperare per le azioni appena la situazione comincerà a migliorare. Con i mercati che di solito anticipano il ciclo economico di nove mesi, una svolta nel sentiment sul fronte macro potrebbe essere dietro l’angolo, per cui gli investitori devono adattarsi velocemente. “Una volta che le pressioni sull’offerta si alleggeriranno, le sorprese macro inizieranno ad aumentare e la redditività delle imprese si consoliderà, e per questo ci aspettiamo che le azioni continuino a sovraperformare i titoli high yield. Da un punto di vista relativo, le azioni statunitensi sono meno costose rispetto alle obbligazioni USA high yield, tenendo conto del contesto di tassi d’interesse contenuti. Si è creato un divario considerevole tra il premio al rischio implicito dei titoli azionari e gli spread delle emissioni high yield statunitensi, il che rende le azioni relativamente più appetibili. Inoltre, a fronte di uno spread inferiore a 500 pb – il differenziale di rendimento del segmento high yield globale si attesta attualmente a 360 pb – le azioni hanno storicamente sovraperformato le obbligazioni ad alto rendimento nei sei mesi successivi”.

 

Nel complesso, conclude lo strategist, “preferiamo ridimensionare in chiave tattica il rischio di portafoglio per resistere alla turbolenza associata alla possibilità di una stagflazione, finché dura. Intravediamo però un potenziale in un sovrappeso sulle azioni rispetto alle obbligazioni high yield una volta che i mercati avranno una visione più chiara delle prospettive macro favorevoli per il 2022”.

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