Difendersi dall’inflazione con i dividendi

Con tassi a zero e inflazione in aumento i dividendi possono essere un modo per proteggere il valore dei portafogli. L’analisi di Flossbach von Storch
13/10/2021 | Redazione Advisor

Con il ritorno dell’inflazione e tassi d’interesse a zero gli investitori non possono più sperare di conservare il loro patrimonio almeno prossimo al valore reale con conti di deposito o libretti di risparmio non fruttiferi. Ludwig Palm, gestore del fondo Flossbach von Storch – Dividend, analizza le possibili alternative per proteggere i portafogli. “L’attenzione ricade solitamente sui beni reali, come immobili di proprietà o investimenti in oro” spiega il gestore. “Ma anche le azioni, in quanto partecipazioni societarie, si annoverano fra i beni materiali e vengono comunemente ritenute una forma di protezione dall’inflazione. Dopo tutto, in caso di inflazione generalizzata, le aziende con modelli di business di successo riescono spesso ad aumentare notevolmente i prezzi, il fatturato e i profitti”.

 

“Se poi pagano dividendi costanti, si potrebbe quasi dire di aver trovato in queste distribuzioni regolari un valido sostituto degli interessi” aggiunge Palm. “Ma attenzione: mentre le promesse di interessi sono garantite dalla legge, cioè vanno pagate finché l’emittente non fallisce, per le azioni non ci sono garanzie simili. Inoltre, anche se si sente ripetere di continuo che i dividendi non sono affatto “il nuovo tasso d’interesse”, in genere l’ammontare dei dividendi annuali è stabilito a esclusiva discrezione degli azionisti tramite votazione all’assemblea generale”.

 

Eppure il gestore osserva che ci sono società quotate in borsa che da anni – nella buona e nella cattiva sorte – “pagano dividendi costanti agli azionisti: sono i cosiddetti “dividendi aristocratici”. Persino durante la pandemia di coronavirus, alcune di queste realtà hanno guadagnato abbastanza da corrispondere un dividendo agli azionisti nonostante la crisi globale. Queste aziende però non vanno confuse con quelle che attirano gli investitori con pagamenti particolarmente elevati a seguito di una ripresa economica, salvo poi interromperli pressoché all’improvviso. Quest’anno, ad esempio, almeno secondo i dati di Janus Henderson, otto aziende su dieci nel mondo hanno mantenuto i dividendi costanti o li hanno aumentati, mentre nel 2020 oltre un terzo li ha ridotti o addirittura sospesi del tutto”.

 

“Noi cerchiamo società che pagano dividendi costanti, motivo per cui ci focalizziamo in primis sulla qualità” prosegue il gestore. “Devono essere aziende redditizie e soprattutto, avere un’alta probabilità di generare anche in futuro rendimenti lucrativi. Per farlo hanno bisogno di modelli di business efficaci e difficili da replicare, di bilanci sani e di un team manageriale competente e integerrimo. Ma queste aziende devono soprattutto potersi permettere di distribuire regolarmente una parte dei loro profitti agli azionisti. In media le società incluse nel nostro portafoglio corrispondono dividendi da circa 30 anni e negli ultimi cinque anni hanno persino aumentato le distribuzioni mediamente del 10%. A quel punto, se la valutazione iniziale si rivela corretta, siamo ben felici di investire a lungo termine” conclude Palm.

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