Mercati del credito, outlook improntato alla prudenza

Data l’imprevedibilità dell’attuale contesto e con gli spread vicini ai minimi storici è utile adottare un atteggiamento cauto nel reddito fisso. La view trimestrale di Robeco
14/10/2021 | Redazione Advisor

E’ molto difficile formulare previsioni sull’economia in questo momento, dato il grado di distorsione e imprevedibilità creato dalle riaperture, il rischio inflazione, il cambiamento delle politiche in Cina. Inoltre un interrogativo fondamentale per i mercati è legato cosa succederà quando le banche centrali allenteranno la presa sull’economia e torneranno ad essere centrali i fondamentali. In tale scenario, con gli spread ancora vicini ai minimi storici, Sander Bus e Victor Verberk, co-responsabili del team credito di Robeco, nel loro outlook trimestrale ritengono ragionevole mantenere un posizionamento prudente nei mercati del credito.

 

“Riteniamo che l’intero mercato sia talmente concentrato sulle aspettative di inflazione da correre il rischio di trascurare altri driver potenzialmente più importanti. Negli ultimi 15 anni la Cina è stata il principale motore della crescita mondiale. Visto che il paese sembra trovarsi a un punto di svolta, ci sembra più importante che mai monitorare da vicino gli sviluppi al suo interno”.

 

“La strategia che mira all’azzeramento dei contagi da Covid nel 2020 ha avuto successo, ma ora sembra più un’arma a doppio taglio. Il virus continuerà a ripresentarsi, e ogni volta che questo accade le dure misure di contenimento pregiudicheranno la mobilità e i consumi”. In secondo luogo è evidente che il mercato immobiliare sia caratterizzato da una certa effervescenza e pertanto, dato il rischio morale diffuso, sarebbero necessarie norme più severe. “Al momento, l’incertezza per il mercato riguarda la possibilità di un eccessivo inasprimento della regolamentazione e le future ricadute di una ristrutturazione di Evergrande. L’ultimo problema in Cina è la ridefinizione delle politiche economiche, in quanto la leadership cinese desidera passare da una crescita assoluta al bilanciamento della crescita con la sostenibilità e l’uguaglianza sociale. Questa politica, denominata “prosperità comune”, sarà attuata con gradualità. Alcuni settori subiranno severe restrizioni, ma ciò non implicherà la fine dei mercati privati in Cina, in quanto troppo importanti per l’economia” osservano gli analisti.

 

Oltre al potenziale rallentamento in Cina, vi sono molte altre fonti di incertezza a livello globale. “Innanzitutto, non siamo ancora usciti del tutto dalla pandemia di Covid-19. La crisi immediata causata dal Covid sembra essere passata, ma il virus potrebbe ancora pregiudicare la ripresa, magari attraverso ulteriori interruzioni delle filiere produttive”.

 

Altro tema caldo riguarda l’inflazione, che ha catalizzato di recente l’attenzione dei mercati e il dibattito in materia non sarà risolto nei prossimi mesi. Ciò potrebbe causare una certa volatilità, dati gli evidenti rischi bidirezionali. Una metrica fondamentale da tenere d’occhio è l’inflazione dei salari, che potrebbe dare un’indicazione in merito alla persistenza dell’inflazione complessiva e di condizioni tese nei mercati del lavoro. Ciò vale sia per l’Europa che per gli Stati Uniti. Eventuali indicazioni di un’inflazione salariale più strutturale invierebbero alla Fed e alla BCE l’importante segnale che è giunto il momento di accelerare i piani di inasprimento monetario” spiegano gli esperti.

 

I mercati degli spread hanno oscillato in un intervallo molto ristretto durante il terzo trimestre, con l’eccezione del segmento high yield cinese, dove i differenziali di rendimento si sono ampliati notevolmente sulla scia dei problemi di Evergrande e dei segni di debolezza dell’economia cinese. “Sebbene vada ammesso che l’introduzione di un sottopeso sul beta è stata una mossa prematura, conserviamo con fiducia questa posizione. Alla luce degli attuali livelli di spread, il costo di mantenere un modesto sottopeso sul beta è basso. La ricerca di rendimento si è tradotta in mercati estremamente compressi, dove persino le obbligazioni di aziende in difficoltà hanno archiviato buoni risultati” concludono gli analisti.

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