Crisi europea del gas e inflazione, i rischi all’orizzonte

Il prezzo all’ingrosso del gas naturale in Europa è aumentato da inizio anno del 380%, creando timori riguardo all’impatto potenziale sull’inflazione. L’analisi di Schroders
22/10/2021 | Paola Sacerdote

Il prezzo all'ingrosso del gas naturale in Europa è aumentato del 380% da inizio anno. Quali conseguenze potranno esserci sull’inflazione? Secondo Azad Zangana, senior european economist and strategist di Schroders, è probabile che tale situazione porterà ad un aumento dell’inflazione nel 2022, che tuttavia dovrebbe essere solo temporanea.

 

Innanzitutto, perché i prezzi sono aumentati così tanto? “Ci sono diversi fattori sia sul lato della domanda che dell’offerta che hanno contribuito a questo rialzo dei prezzi” spiega Zangana. ”Sul lato della domanda, l’aumento dei consumi energetici nel 2020 ha portato alla riduzione delle riserve all’avvicinarsi dell’inverno. Le cause di tale aumento sono imputabili, secondo la Commissione Europea, soprattutto all’inverno più freddo e all’estate molto più calda del solito nel 2020. Sul lato dell’offerta invece, le due principali fonti di gas naturale, Norvegia e Russia, hanno entrambe ridotto l’output quest’anno. Inoltre, la maggiore domanda da parte dell’Asia, e soprattutto della Cina, ha implicato che parte dell’offerta russa sia stata dirottata qui”.

 

Quali sono i Paesi più impattati da un aumento dei prezzi? “Secondo i dati del 2018 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), tra le economie europee più grandi, i Paesi Bassi sono i più dipendenti dal gas naturale, che rappresenta il 43% del loro uso totale di energia” osserva il gestore. “L’Italia è al secondo posto (41%), seguita dal Regno Unito (39%)”.

 

Veniamo all’impatto sull’inflazione dell’Eurozona. “Le nostre ultime stime prevedevano l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (HICP) al 2,1% nel 2021 e all’1,7% nel 2022. La nostra analisi segnala che un aumento del prezzo all’ingrosso del gas dovrebbe pesare sull’inflazione nel 2022, nell’ordine di 0,5-0,6 punti percentuali – ciò significa che l’inflazione aumenterà di nuovo nel 2022, per poi scendere nel 2023” spiega ancora Zangana, che però avverte che potrebbero esserci soprese, sia al rialzo che al ribasso.

Il gestore spiega infatti che questo è soltanto un primo tentativo di stimare l’impatto dell’aumento del prezzo del gas e ci sono altri fattori che dovranno essere presi in considerazione, prima dell’aggiornamento formale delle previsioni a novembre. “Per esempio, un inverno molto freddo potrebbe portare il prezzo del gas a salire ulteriormente, come già visto nel 2005. Anche i maggiori costi di produzione potrebbero avere degli effetti. Al contrario potremmo vedere una riduzione dei costi se per esempio avremo un inverno più caldo. Anche le recenti dichiarazioni della Russia riguardo a un possibile aumento dell’offerta potrebbero avere degli effetti. Infine, probabilmente i governi interverranno per affievolire l’impatto sulle famiglie, come già fatto da Spagna e Italia”.

 

In conclusione, “l’aumento del prezzo del gas in Europa implicherà bollette più alte nei prossimi mesi, il che probabilmente porterà a una maggiore inflazione nel 2022. Ci aspettiamo che l’aumento dell’inflazione sia temporaneo, tuttavia, le famiglie probabilmente dovranno affrontare una maggiore inflazione indiretta, causata dai maggiori costi di produzione, che impatteranno sui prezzi di beni e servizi. La domanda probabilmente si ridurrà, così come il potere d’acquisto dei consumatori”.

 

In tale contesto come si comporteranno le banche centrali? “La BCE probabilmente passerà oltre questa questione, ma la BoE sembra più divisa” osserva infine Zangana. “Se i mercati avranno ragione, il Regno Unito dovrebbe aspettarsi un rialzo dei tassi imminente, con altri in arrivo nel 2022. Ciò potrebbe essere visto come un’azione troppo prematura. Tuttavia, noi non crediamo che la BoE seguirà questa strada, poiché aumentare i tassi di interesse, impattando sulla domanda, in una fase cruciale della ripresa post-pandemica sarebbe controproducente, specialmente se l'offerta nell'economia è solo temporaneamente limitata. Le banche centrali hanno cercato disperatamente di far aumentare l’inflazione sin dalla crisi finanziaria globale, ma non auspicavano di certo a questo tipo di inflazione”.

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