BTP Futura, le alternative per coprirsi dall’inflazione

Dai bond governativi e corporate a tasso variabile, passando per gli asset reali e le materie prime gli “altri” strumenti a disposizione degli investitori non mancano. La view degli esperti.
10/11/2021 | Paola Sacerdote

In alternativa al BTP futura, su quali strumenti si possono indirizzare gli investitori per proteggersi da un aumento dell’inflazione?

“Gli investitori interessati a ricercare protezione dall’inflazione hanno a disposizione diversi strumenti cui guardare” osserva Luca Tobagi, investment strategist di Invesco. “Oltre ai BTP, si segnala il ritorno delle emissioni di CCT, che erano scomparse dal mercato da un po’ di tempo. I Certificati di Credito del Tesoro hanno un tasso variabile che è legato in parte ai rendimenti del mercato. Riflettono l’andamento della politica monetaria, che a sua volta segue l’inflazione. Questo è un tipo di asset che può essere considerato da investitori interessati ad avere strumenti a tasso variabile in portafoglio, il cui valore può essere un po’ meno sensibile all’incremento dell’inflazione, perché il rendimento si può aggiustare nel tempo in base anche a come l’inflazione si muove.

Si possono poi valutare anche attività reali, il cui valore effettivamente tende a seguire la dinamica dei prezzi molto spesso. Un esempio? L’immobiliare, ma anche le azioni, perché - in molti casi - i margini di profitto delle imprese seguono l’inflazione qualora le aziende abbiano “pricing power”, riuscendo a scaricare quindi sui consumatori l’aumento dei prezzi”.

“Si parla spesso anche di materie prime e oro, quando si parla d’inflazione” prosegue lo strategist di Invesco. “Per quanto riguarda le materie prime industriali ed energetiche c’è un legame duplice: queste attività, i cui prezzi aumentano, effettivamente sono in parte tra le cause per cui esiste l’inflazione e la dinamica dei prezzi si muove poi verso l’alto. D’altra parte, gli investitori che sono consapevoli di questa dinamica, quando si aspettano un incremento dell’inflazione, vanno anche a ricercare queste attività in portafoglio. Questa potrebbe essere un’idea per diversificare i portafogli, ma si tratta di attività molto rischiose e gli investitori interessati dovrebbero avere una propensione al rischio coerente con questa scelta.

Infine, l’oro, del quale si parla spesso come una protezione dall’inflazione; in realtà, l’evidenza empirica sul fatto che l’oro protegga dall’inflazione è mista. Quello che però possiamo affermare è che l’oro protegge da scenari estremi: se, ad esempio, l’inflazione si muove in modo disordinato e inatteso, allora l’oro può essere una discreta protezione”.

 

“In teoria sono gli asset reali a proteggerci durante i periodi di alta inflazione, cioè quelle categorie di attivo la cui valutazione è indipendente dalle variazioni del livello generale dei prezzi” puntualizza Alessandro Tentori, Cio di AXA IM. “Penso alle materie prime, agli immobili e ai beni non-tangibili come l’educazione, l’esperienza e il know-how. Ovviamente, per gli investitori non è sempre facile costruire un portafoglio diversificato e resiliente nel contesto di una inflazione che accelera. Entrano quindi in gioco le obbligazioni indicizzate, in particolare quelle a breve scadenza che minimizzano il rischio legato all’aumento dei tassi di interesse”.

 

“Il bond futura fornisce una protezione all’inflazione in quanto aggancia il suo rendimento all’evoluzione di una grandezza reale, quale il PIL” osserva infine Massimiliano Marzo, Chief economist di Riv-Capital.  “Strumenti più tradizionali di protezione dall’inflazione sono i titoli indicizzati (in inglese: TIPS o Treasury Inflation Protected Securities): le cedole e il nozionale sono indicizzati all’evoluzione dell’inflazione.  Inflazione più alta significa cedole e rivalutazione del nozionale sulla base di un meccanismo predefinito.  Di norma i governi non amano l’emissione di TIPS, dal momento che in presenza di inflazione elevata, il debitore ha sempre un vantaggio o in termini di tassi cedolari nominali o in termini sul valore reale del nozionale da restituire”. 

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