PIR tradizionali, stime al ribasso per il 2021

Per quanto riguarda i Piani individuali di risparmio alternativi, gli analisti di Intermonte prevedono una raccolta di 1,5 miliardi di euro nel 2021 e 1,8 miliardi nel 2022”
23/11/2021 | Daniele Riosa

“Per quanto riguarda la liquidità delle mid/small cap, la situazione continua a migliorare gradualmente e non cambiamo le nostre stime sull'afflusso di PIR”. E’ quanto si legge nel report sull’andamento del segmento italiano delle mid-small caps realizzato da Intermonte.

Gli analisti hanno anche notato “una rilevante accelerazione delle quotazioni in Italia dopo un periodo caratterizzato da significativi de-listing: questa tendenza sta intercettando la crescente domanda di mid-small cap italiane nell'attuale bias positivo verso le società italiane”.

Venendo alle stime relative ai PIR tradizionali, prevedono che “a lungo termine, le nostre ipotesi si basano sull'aspettativa che l'interesse per questo prodotto rimanga abbastanza elevato grazie al beneficio fiscale e, dal punto di vista del distributore, al fatto di poter contare su un impegno a lungo termine da parte dell'investitore. In particolare, continuiamo a prevedere un 2021 generalmente positivo in termini di afflussi, nonostante un inizio d'anno più debole del previsto, in quanto riteniamo che la classe azionaria mid/small sia ben posizionata nelle strategie degli investitori, il che dovrebbe tradursi anche in maggiori sforzi commerciali e distributivi da parte delle case d'investimento. Tuttavia, stiamo riducendo le nostre previsioni di afflusso per il 2021 a cifre meno ambiziose per tener conto dei dati recentemente pubblicati dall'Osservatorio PIR del Sole 24 Ore”.

Le considerazioni principali degli esperti sono le seguenti: “Per il 2021, ipotizziamo una raccolta lorda da nuovi sottoscrittori di PIR di 0,2 miliardi di euro (da 0,4 miliardi di euro), seguita da 2,4 miliardi di euro per il 2022; Per i sottoscrittori abituali, ci aspettiamo che gli afflussi complessivi nel secondo anno ammontino a una parte della somma accantonata nel primo anno (dal 35% al 40% nel nostro modello); nei restanti anni (cioè dal terzo al quinto anno) ci aspettiamo che la raccolta sia stabile, con afflussi equivalenti in media al 60% degli investimenti fatti nel secondo anno; Infine, calcoliamo l'ammontare del capitale che sarà ritirato dagli investitori che decidano di uscire dal fondo prima del termine di cinque anni (per qualsiasi motivo) a ~4% del patrimonio in gestione nel 2021 e oltre”.

Ecco le stime relative ai PIR alternativi. “Alla pubblicazione del report di giugno 2020, abbiamo anche aggiunto le nostre stime sugli afflussi previsti per i PIR alternativi. Diversi importanti asset manager italiani hanno ormai lanciato i loro nuovi fondi, per lo più ELTIF, conformi al regolamento e alla definizione dei PIR alternativi (e quindi soggetti ai benefici fiscali). Sulla base delle nostre aspettative per gli ELTIF, prevediamo una raccolta di 300 milioni di euro nel 2020, 1,5 miliardi nel 2021 e 1,8 miliardi nel 2022, raggiungendo così un AuM cumulativo di 3,6 miliardi di euro entro il 2022. Per il momento, le nostre stime sono più caute rispetto a quelle di Assogestioni per questo prodotto, che prevede una raccolta tra Eu3 e Eu5 miliardi all'anno. Per quanto riguarda i PIR alternativi, ricordiamo che negli ultimi giorni di dicembre 2020, è stato aggiunto alla Legge di Bilancio un emendamento che dà ai sottoscrittori di fondi PIR istituiti a partire dal 1° gennaio 2021 il diritto a un credito d'imposta su eventuali minusvalenze maturate su investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2021”.

“Questo credito - concludono i gestori di Intermonte - ha un massimale del 20% dell'importo investito ed è utilizzabile per un periodo di 10 anni. Riteniamo che il credito d'imposta possa rappresentare un ulteriore importante strumento di marketing per i PIR, migliorandone la visibilità sulle nostre stime per il 2021”.

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