Inflazione, ecco la ricetta per proteggere i portafogli

Chris Iggo (AXA IM): “La strategia di investimento da adottare nel 2022 deve tenere certamente conto anche del potenziale rialzo dei tassi di interesse nel Regno Unito e negli Stati Uniti”
26/11/2021 | Daniele Riosa

L’inflazione è il tema caldo del momento tra gli investitori. Chris Iggo, cio core investments di AXA Investment Managers, spiega che “la strategia di investimento da adottare nel 2022 deve tenere certamente conto sia di questo aspetto sia del potenziale rialzo dei tassi di interesse nel Regno Unito e negli Stati Uniti. È già scontato, se consideriamo che l’inflazione si trova lungo una traiettoria più alta delle previsioni e non c’è ragione per cui le banche centrali debbano mantenere i tassi di interesse sui livelli della pandemia”.

“Alla base della previsione di rialzo dei tassi - constata il manager - c’è l’inflazione, che è salita ovunque. Il Fondo Monetario Internazionale prevede quest’anno un’inflazione dei prezzi al consumo del 2,8% per le economie avanzate e del 5,5% per le economie in via di sviluppo, ma sembra concordare con l’opinione di consensus: l’inflazione scenderà nel corso del 2022 e del 2023”. 

Ma come proteggere i portafogli in vista del 2022? “Gli investitori – risponde l’esperto - devono tenere gli occhi puntati su due aspetti. Il primo è l’evoluzione dell’inflazione, il secondo è come proteggere i portafogli nel caso in cui l’inflazione restasse alta, e sembra che resterà su tali livelli per un po’. Finora, il reddito fisso non è riuscito a proteggere adeguatamente il portafoglio dal rialzo dei prezzi. Il rendimento reale delle obbligazioni di alta qualità è stato negativo. E la situazione resterà probabilmente tale. Hanno fatto eccezione le obbligazioni indicizzate all’inflazione, che restano l’opzione migliore, soprattutto quelle con duration più breve”.

Per l’economista “potrebbe emergere qualche opportunità di acquistare titoli di Stato, ma più che altro dal punto di vista tattico. La variazione netta degli yield probabilmente sarà positiva nei prossimi dodici mesi, ma la storia ci insegna che non sarà un percorso lineare. A causa dell’offerta limitata e della domanda robusta da parte degli investitori istituzionali in cerca di duration ci saranno periodi in cui gli yield di fatto scenderanno. Se ci fosse qualche segnale per cui la crescita iniziasse a vacillare, magari per via delle chiusure dovute al Covid, aumenterebbe la probabilità di registrare rendimenti obbligazionari migliori”.

“Una gestione attiva del reddito fisso - conclude Iggo - è preferibile rispetto a un’esposizione passiva a un indice obbligazionario”.

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